Il calcolo aggiornato ogni anno da Global Footprint Network ci aiuta ad essere più consapevoli e comprendere meglio l'impatto delle nazioni
L’espressione inglese “Overshoot day” è ormai di uso comune anche nella nostra lingua, poiché ogni anno puntualmente se ne parla.
Overshoot significa superare, andare oltre. L’overshoot day è infatti il giorno in cui il genere umano supera i limiti del pianeta, ovvero la domanda di risorse ecologiche va oltre la biocapacità degli ecosistemi di rigenerarsi e assorbire i rifiuti, inclusa la CO2. In pratica, ciò significa che il giorno successivo all’overshoot day iniziamo ad utilizzare risorse che il pianeta non ha ancora generato, sottraendole di fatto alle generazioni future.
Per comprendere meglio i dati, è utile convertire i “meri” numeri in grafici, che ci aiutano a “vedere”, ad esempio, chi dovrebbe impegnarsi di più perché maggiormente responsabile del disequilibrio, quali stati sono in difficoltà, quali invece hanno una bassa impronta ecologica, ecc.
Di seguito proponiamo alcuni grafici scaricati dai Global Footprint Network (www.overshootday.org, www.footprintnetwork.org. https://data.footprintnetwork.org/#/) che aiutano a tradurre i dati ed evidenziano sia la portata del problema, sia quanto potremmo e dovremmo fare.
Nota dalla fonte: i grafici, tranne “Earth oveshoot day 1971-2025” e “Country overshoot day 2026”, sono basati sui dati del 2022, con proiezioni fino al 2024.


Questo grafico viene aggiornato ogni anno da Global Footprint Network e indica l’overshoot day dei singoli stati. Come si può vedere, il 3 maggio 2026 l'Italia ha esaurito le risorse disponibili per l'anno, anticipando la data rispetto agli anni precedenti e segnalando così un consumo sempre più insostenibile. Ci sono nazioni che mostrano un disequilibrio anche maggiore ma per altri stati - fortunatamente per il pianeta e per noi, ma non per loro - l’overshoot day cade verso la fine dell’anno e ciò compensa l’elevato consumo di risorse degli altri stati... anche se non basta: l’overshoot day globale nel 2026 cadrà il 26 luglio, ben 5 mesi in anticipo rispetto la fine dell’anno solare. Impressionante notare come il Quatar praticamente dopo 1 mese abbia già consumato le risorse di 1 anno, seguito a febbraio da Lussemburgo e Singapore, mentre una nutrita schiera consuma tutte le risorse già nei mesi di marzo e aprile.

Il grafico che indica la data dell’Overshoot Day mondiale dal 1971 al 2025, rende evidente la tendenza, purtroppo costante, verso un peggioramento della situazione. Sembra che da una quindicina di anni il trend abbia un decorso un po’ meno “vertiginoso”, ma è evidente che la tendenza non è affatto cambiata.


Ruserva/Deficit ecologico Questa grafica evidenzia quali sono i paesi che hanno una riserva ecologica (verde), vale a dire che hanno una biocapacità superiore alla propria impronta ecologica, e quali invece sono in deficit (rosso) cioè che hanno una biocapacità inferiore alla propria impronta ecologica. E’ interessante vedere che alcuni paesi presentano una situazione migliore non tanto perché lì si consuma meno quanto perché si dispone di abbondanti risorse. E’ il caso del Brasile dove c’è la foresta amazzonica, bene prezioso da preservare assolutamente a vantaggio della biocapacità generale di tutto il pianeta.


Impronta ecologica per abitante (in ettari globali)
L’impronta ecologica per abitante è l’impronta totale di una nazione divisa per la sua popolazione. Per vivere rispettando i limiti del pianeta l’impronta ecologica mondiale deve essere uguale alla biocapacità disponibile per ciascuna persona, valore attualmente fissato a 1,6 ettari globali. Se, ad esempio, l’impronta di una nazione per ciascun cittadino è 6,4 ettari globali, significa che i suoi abitanti necessitano del quadruplo delle risorse e rifiuti che il pianeta può rigenerare e l’atmosfera può assorbire. Da notare che alcuni stati che non sono in deficit ecologico, registrano comunque un’impronta per abitante in ettari molto pesante.

Questo grafico ci aiuta a mettere in relazione i dati registrati nelle varie nazioni. Sul sito https://data.footprintnetwork.org/#/ è possibile creare grafici inserendo gli stati che si desiderano comparare, il che fa emergere situazioni interessanti e a volte inaspettate. In questa rappresentazione vediamo che gli stati europei hanno un’impronta abbastanza simile (quantità di pianeti necessari: dai 2 abbondanti ai 3 circa). L’America settentrionale ha un impronta parecchio più pesante, mentre i due piccoli stati presi come esempio, uno in Africa, l’altro in Asia, sono di gran lunga meno responsabili del problema.
























































