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Ritorno, riqualificazione, prospettiva

Ornica, Glori, Castel del Giudice: tre borghi, tre esperienze di comunità per promuovere un nuovo modo di conoscere i luoghi

Partire dalla comunità per ripensare il modo di abitare. E, di conseguenza, scoprire anche un nuovo modo per vivere il turismo: senza snaturare i luoghi, senza sfruttarli e senza piegarli alle logiche del turismo di massa, ma accogliendo il viaggiatore in una comunità viva e dinamica, capace di accoglierlo e restituirgli autenticità e valore. Basta guardare alle sempre più numerose esperienze di questo tipo che si stanno sviluppando da nord a sud Italia per rendersi conto di quanto il trend sia in ascesa. E di quanto, anche, possa rappresentare un modello per numerosi altri territori.

Ornica e il suo albergo diffuso

Nel piccolo borgo di Ornica (BG), la rinascita è partita dalle sue donne: non a caso la cooperativa che oggi gestisce l'albergo diffuso nel paese montano si chiama proprio “Donne di Montagna”. Ma facciamo un passo indietro. Siamo in alta Valle Brembana, in provincia di Bergamo, nel cuore del Parco delle Orobie: il capoluogo dista 50 chilometri ma pare già un altro mondo, e i ritmi non li dettano l'aeroporto di Orio al Serio né l'autostrada, quanto piuttosto la natura, le stagioni, il lavoro della terra e dell'alpeggio. Oltre ai paesaggi ameni, alla vivibilità a misura d'uomo e all'offerta di esperienze d'altri tempi – come la fienagione o le passeggiate naturalistiche - il minuscolo borgo montano offre anche un'altra peculiarità, che ne ha di fatto rappresentato il traino: qui infatti è nato nel 2009 il primo albergo diffuso della provincia di Bergamo, esperienza comunitaria di attrazione e gestione del turismo “a misura di paese” che, grazie all'operato della cooperativa Donne di Montagna (composta da una ventina di residenti del paese e di cui fa parte in qualità di socio anche l'amministrazione comunale di Ornica ) ha permesso di recuperare appartamenti, baite e cascine in disuso e trasformale in alloggi dedicati al turisti, utilizzando un'unica reception.

Quella dell'albergo diffuso di Ornica è stata una delle prime esperienze locali di questo tipo, in un periodo in cui ancora di ospitalità diffusa, turismo sostenibile e viaggio lento si parlava poco e solo marginalmente.

Oggi racconta di un paese che vive di turismo e di comunità.

Glori, “the place to be”

Per arrivare a Glori, invece, bisogna inerpicarsi nelle Alpi Liguri, verso il confine con la Francia. L'alta Valle Argentina – vicina eppure lontanissima dai fasti profumati della Riviera dei Fiori – è punteggiata di minuscoli borghi semi-abbandonati, vittime silenziose di uno spopolamento montano che continua ancora oggi. Con qualche gloriosa eccezione, tra cui appunto la borgata di Glori. Qui tutto è partito da un giovane, che nel 2014 decide di trasferirsi quassù con il sogno di ripopolare il piccolo ma suggestivo accrocco di case: inizia a conoscere la gente del posto, inizia a parlare dell'idea. E così, nel 2016, arriva la prima famiglia: una coppia con bimbo.

Nasce “Glori the place to be”, dapprima pagina Facebook per raccogliere le iniziative messe in campo con la Pro Loco locale e con le diverse realtà agricole del territorio e dal 2019 associazione di promozione sociale per supportare lo sviluppo del “progetto Glori”. Nel 2020, infatti, i nuovi abitanti erano 22, di cui 6 bambini: il paese è tornato a vivere.

Castel del Giudice, la lungimiranza di un sindaco

Un'altra esperienza di rinascita viene dal Molise, regione marginale per antonomasia, spesso ignorata da qualsiasi forma di narrazione mediatica. Castel del Giudice (IS) è un piccolo borgo posizionato a 800 metri d'altitudine il cui sindaco Lino Gentile è riuscito a vincere la sfida contro lo spopolamento, l'abbandono e l'isolamento geografico tornando a costruire una comunità e ad attrarre turisti e abitanti. Una strada lunga decenni, quella percorsa da Castel del Giudice, che si è basata su tre pilastri fondamentali: il recupero di un edificio scolastico dismesso per trasformarlo in RSA e offrire al tempo stesso socialità agli anziani rimasti e lavoro agli operatori; il recupero di circa 40 ettari di pascoli e terreni abbandonati per l'avvio della coltivazione biologica delle mele (sempre nell'ottica di riqualificare il territorio e offrire prospettive occupazionali); infine, il recupero di vecchie stalle abbandonate e la loro riconversione in albergo diffuso, rivolto a un nuovo tipo di turismo consapevole, orientato a trekking, cicloturismo, rafting, gastronomia e tradizioni locali. Per generare, spiega il sindaco, una “emigrazione di ritorno”.

Erica Balduzzi

Luglio 2021

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