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L’orso bruno e il suo grasso “di troppo

orso bruno

Basta dieta, bisogna andare in letargo. Parola dell'urside più famoso di tutti

Nel regno animale per molti è proprio questo il momento di fare scorta in vista del lungo letargo invernale: a prendere la questione molto seriamente c'è - tra gli altri - l'orso bruno, che in questo periodo dell'anno comincia a mangiare senza sosta, con l'obiettivo di accumulare quanto più grasso possibile.

Uno spaventoso... golosone

Nonostante la reputazione di feroce predatore, l'alimentazione dell'orso non è prevalentemente carnivora: cibandosi quasi esclusivamente di vegetali, infatti, la struttura delle mascelle si è adattata a questo tipo di masticazione, pur conservando i canini robusti e affilati che lo rendono tanto spaventoso. La sua dieta - così come alcune caratteristiche fisiche - varia enormemente in base alla zona del mondo in cui vive. Quando possibile predilige la pesca, altrimenti caccia piccoli mammiferi erbivori, non tanto per mangiarne la carne, quanto l'erba semi digerita che hanno nello stomaco. L'orso bruno è anche particolarmente goloso di miele. 

Attualmente l'orso bruno (Ursus arctos) è diffuso in gran parte dell'Asia, del Nord America (soprattutto in Alaska) e in misura minore anche in Europa. Con una popolazione totale di circa duecentomila esemplari è ancora considerata una specie a basso rischio di estinzione. In Italia vivono due distinte sottospecie di orso bruno: l'orso bruno europeo sulle Alpi orientali, in apparente aumento numerico, e l'orso marsicano sull'Appennino centrale, dove – a causa di caccia e bracconaggio – resistono solo cinquanta individui concentrati nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

L'aggettivo bruno si riferisce al colore del manto, che in realtà può variare dal biondo al nero; non è raro, inoltre, che i peli di guardia esterni abbiano la punta bianca o argentata, a dare al mammifero un aspetto “brizzolato” (in inglese “grizzled”, da qui il nome “grizzly”). Come tutti gli ursidi, anche l'orso bruno è plantigrado e può stare in piedi sulle zampe posteriori piuttosto a lungo. Le zampe anteriori sono 

munite di artigli non retrattili lunghi circa quindici centimetri utili per scavare. Nonostante possano raggiungere i settecento chili di peso, questi orsi sono anche veloci corridori, raggiungendo persino i cinquanta chilometri orari.

Duecento chili dopo, il letargo

Tendenzialmente solitari, a volte gli orsi bruni si riuniscono in luoghi con maggiore disponibilità di cibo, ma soprattutto quando l'inverno si avvicina, ognuno per sé: dopo aver accumulato quasi duecento chili di grasso, ciascun esemplare trova il proprio riparo - che sia una grotta, un crepaccio o un tronco cavo - e cade in letargo. In realtà gli orsi non vanno in completa ibernazione e riescono a svegliarsi piuttosto facilmente, ma è raro che riescano a procurarsi del cibo per via del torpore. Del resto, chi non si impigrisce un po’ durante l’inverno? Qualche chilo “di troppo” ci può stare anche per noi.

Laura Spataro

Febbraio 2021

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