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Festa della donna

Festa della donna sì o no

Perché sì?

Perché celebrare la festa della donna con fiori e uscite a cena con le donne della nostra vita: mamme, sorelle, amiche? Perché acquistare cioccolatini, mimose o fantasiosi regalini?

La mia risposta è un’altra domanda: perché non farlo? La festa della donna è la Giornata Internazionale delle donne o Women’s day e, sebbene il suo significato negli anni sia andato sfumando, le sue origini sono legate a eventi importanti: il primo risalente al 1908 a New York, nell’industria tessile Cotton che vide protagoniste le operaie che per via delle durissime condizioni lavorative scioperarono per giorni, fino allo scoppio di un incendio che l’8 marzo ne uccise 129. Il secondo è legato alla Rivoluzione Russa, quando anche le donne scesero in piazza, chiedendo l’affermazione dei propri diritti.

Due episodi d’inizio XX secolo, in cui le donne, da sempre relegate a un ruolo marginale, iniziano a farsi sentire. L’8 marzo rappresenta una data convenzionale con cui si celebrano le conquiste politiche, sociali, culturali ed economiche del mondo femminile, ma anche una denuncia nei confronti di soprusi e violenze, purtroppo ancora oggi in atto.

Questo in sintesi il significato più ampio di una festa che molti ritengono inutile o addirittura contraria all’affermazione della parità dei sessi. Peccherò di frivolezza, ma sono felice che si festeggi e sorrido al pensiero che papà, mariti, amici o spasimanti comprino le mimose, regalando un sorriso e omaggiando le donne della propria vita.

L’essere donna oggi ha sicuramente un significato diverso rispetto agli inizi del secolo scorso, ma ahimè c’è ancora bisogno di tutela e protezione, di organizzazioni contro la violenza sulle donne, di denuncia nei confronti delle discriminazioni.

La diversità tra uomo e donna sono una forma di ricchezza e il concetto di parità dei sessi non deve minare né il valore dell’essere donna, né dell’essere uomo. Non facciamo gli ingenui o gli estremisti, ma pensiamo alle nostre nonne per capire che il senso di quelle proteste non è poi così distante e che solo dal 1946 in Italia le donne vengono chiamate a votare.

La società 2.0 ha la possibilità di scrivere una nuova storia con una molteplicità di ruoli, parimenti importanti, in cui i veri protagonisti siano le persone con le loro peculiarità, la loro bellezza e il totale rispetto di genere. Celebrare la festa della donna è un modo per non dimenticare il passato, ma è anche più semplicemente una festa e la mia risposta è solo una: festeggiare nel migliore dei modi!

Elena Pagani

 

Perché no?

Natale è passato da un po’, Capodanno pure, Carnevale e San Valentino sono già un ricordo. Ora che tocca all’8 marzo si aprono come ogni anno le polemiche; perché, diciamocelo, festeggiare una simile ricorrenza ormai ha perso il suo senso.

Conosciamo tutti gli episodi storici legati a questa data, soprattutto il valore sociale e politico che ha avuto, ma sarebbe ipocrita sostenere che lo spirito col quale si festeggia oggi abbia anche solo un vago sentore delle rivendicazioni del tempo.

È triste ammetterlo, ma la festa della donna non sembra più essere un’occasione per ricordare, quanto più un pretesto come un altro per infilarsi un vestitino attillato e uscire con le amiche; l’unico giorno dell’anno in cui gli uomini non hanno proprio nessuna scusa per dimenticarsi dei fiori.

Il profumo delle mimose che nei prossimi giorni riempirà le narici fino a nauseare non ha più il sapore dell’emancipazione femminile di stampo sessantottino, ma ha piuttosto un retrogusto stantio e vagamente maschilista.

Il solo fatto che ancora nel 2016 ci sia l’esigenza di dedicare alla donna una festività significa che i traguardi auspicati sono lontani e che la parità dei sessi non si è ancora compiuta. La questione non va taciuta, ma parlarne solo in occasione dell’8 marzo rischia di diventare riduttivo e fine a se stesso, specie se il tutto si risolve in fiori e discoteche.

Essere donna ha un significato profondo e per sviscerarlo occorrerebbe prendere in esame tutte le sfaccettature storico-politiche e culturali che si porta dietro; è difficile pensare che possa bastare una data sul calendario per rappresentarne anche solo una piccolissima parte.

Meriterebbe, in effetti, un riconoscimento di tutt’altro genere, che passi in primis per le pari opportunità e per la garanzia sostanziale di uguali diritti rispetto all’altro sesso; in questo senso, non è certo la Giornata Internazionale della Donna che scagiona gli uomini dai loro demeriti.

Dopo quasi un secolo dalla sua istituzione, la sensazione è che non possa più nemmeno considerarsi una vittoria, perché di fatto non fa che confermare gli stereotipi sul “gentil sesso” che hanno acciecato la società sin dalla notte dei tempi.

Laura Spataro

Marzo 2016

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