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Traumi accidentali da caduta. Freddo, gelo e scivolate sul ghiaccio

Ogni tipologia di trauma - contusivo, distorsivo, muscolare - ha il suo rimedio

La stagione invernale è caratterizzata da una serie di problematiche e malanni conseguenti al freddo di cui tutti parliamo continuamente, ancora di più da quando, dopo l’avvento dell’era-Covid, non è più “consentito” né starnutire e nemmeno tossire: figuriamoci dire che abbiamo la febbre! Una volta se andavamo al lavoro con la febbre, ingurgitando un antipiretico per stare in piedi, ci sentivamo delle sottospecie di eroi; oggi rischiamo il linciaggio sulla pubblica piazza. I tempi spesso cambiano, non sempre in meglio, ma cambiano.

Anche noi cambiamo punto di osservazione e oggi parliamo di qualcosa contro cui poco si può fare. Infatti, influenza, tosse, febbre, raffreddore sono sintomi e malanni assolutamente molto comuni e diffusi, contro i quali si può solo provare ad attuare una serie di misure preventive atte a ridurne l’incidenza.

L’inverno con il suo freddo porta però con sé un altro comunissimo rischio di cui si parla poco perché, a parte casi particolari, non determina conseguenze: le cadute sul ghiaccio! A chi non è capitato almeno una volta di perdere l’equilibrio scivolando sul terreno ghiacciato e cadere a gambe all’aria in modo spesso goffo senza conseguenze serie? Certo, le cadute possono essere molto pericolose, soprattutto nelle persone anziane; una frattura agli arti inferiori (tipicamente a rischio il bacino o il femore) o agli arti superiori, improvvisamente sollecitati a sostenere il corpo che cade rovinosamente a terra, sono eventi non certo improbabili e potenzialmente molto problematici.

A seconda della parte del corpo interessata e della modalità della caduta, potremmo suddividere i traumi accidentali da caduta in tre grandi categorie: traumi contusivi, distorsivi o muscolari. Ciascuna tipologia presenta caratteristiche ovviamente molto differenti e quindi necessita di approcci e rimedi diversi e dedicati, accomunati dal fatto di essere tutti, in prima battuta, rimedi ad applicazione topica, vale a dire creme, pomate, gel o cerotti transdermici.

Traumi contusivi

Parliamo del classico ematoma che porterà il ben noto livido: la caduta non provoca nessun’altra conseguenza se non la classica e comunissima botta. La parte interessata si gonfia (si produce un edema infiammatorio a livello locale), si arrossa, duole e in breve tempo si presenterà un livido scuro che nei giorni successivi lentamente si sgonfierà cambiando le gradazioni di colore (dal viola, al verde, al giallo). In casi come questi si può scegliere di non fare nulla e lasciare che il trauma contusivo guarisca da solo, dato che a parte un po’ di fastidio o dolore non ci sono reali conseguenze, oppure si può decidere di ricorrere a un rimedio specifico, come detto pomate o gel contenenti principi attivi che possono essere delle sostanze Eparinoidi (la vecchia formulazione del notissimo Lasonil, ora del tutto differente dall’originale, vale come esempio noto a tutti coloro che hanno almeno trent’anni), in grado di far riassorbire l’edema prodotto dalla contusione, oppure sostanze fitoterapiche, come ad esempio Arnica, Bromelina, Escina, Iperico, Ippocastano: sostanze antinfiammatorie in grado di esplicare un’azione vasotonica utile anche in questo caso a far sgonfiare la parte interessata.

Traumi distorsivi

Una caduta improvvisa può essere sicuramente molto goffa nelle modalità, ma proprio perché non prevista può generare torsioni innaturali e spesso violente agli arti inferiori e alle loro capsule articolari. In casi come questi, scongiurato il rischio di possibili lesioni a carico dei legamenti (tipicamente a rischio ginocchia e caviglie), le conseguenze sono rigonfiamenti e dolori localizzati. I rimedi, oltre al ghiaccio, utilissimo sia nelle primissime fasi sia successivamente per agevolare il processo di riduzione del gonfiore e di riassorbimento dell’edema, sono gli antinfiammatori ad uso topico: oltre alle sostanze fitoterapiche elencate sopra (l’Arnica è un antinfiammatorio eccellente) che si rivelano anche in questo caso perfettamente indicate, si possono utilizzare preparati a base dei comuni principi attivi antinfiammatori, quali Diclofenac, Ibuprofene, Naprossene.

Traumi muscolari

Questa è una categoria di problematiche conseguenti a cadute e scivolate a causa del ghiaccio, non meno frequente delle precedenti; un movimento innaturale può provocare un brusco movimento di iperestensione di un arto con conseguente allungamento improvviso e violento di uno o più corpi muscolari.

I muscoli sono tessuti elastici che, nello svolgimento della loro funzione fisiologica, alternano contrazioni ed elongazioni; sono però tessuti che lavorano al meglio se tenuti ben in caldo (e il contesto di cui stiamo parlando non favorisce il riscaldamento muscolare) e se sollecitati in modo graduale. Un brusco movimento crea invece i presupposti per un pessimo lavoro: da qui possibili stiramenti o contratture. Il miglior rimedio nei casi di lesioni di natura muscolare, molto più di qualunque farmaco, è il calore, in grado di svolgere una vera e propria azione terapeutica. Infatti, nell’ambito delle terapie locali antinfiammatorie, un piccolo spazio è riservato a prodotti il cui unico scopo è riscaldare la parte del corpo su cui vengono applicati: proviamo ad approfondire brevemente questa categoria di dispositivi.

Facciamo prima di tutto una considerazione: uno stato infiammatorio è una condizione in cui in una parte del nostro corpo si è creata un’alterazione della regolare funzionalità fisiologica; a livello locale si assisterà alla comparsa di segnali dello stato infiammatorio: calore, gonfiore, arrossamento, dolore e lesione localizzata. Se proviamo a pensare a un episodio infiammatorio qualsiasi che possa esserci capitato (una contusione in qualche parte del corpo, una distorsione per esempio a una caviglia, un ginocchio che ha risposto male ad eccessive sollecitazioni) probabilmente ricorderemo di avere sperimentato queste manifestazioni.

Il primo approccio da sempre suggerito è l’applicazione di ghiaccio o almeno di acqua fresca corrente. Se dunque in tutti i processi infiammatori dell’organismo assistiamo a un innalzamento locale della temperatura e se il corretto approccio prima di qualsiasi rimedio ad azione farmacologica è il ghiaccio e il freddo, come possono avere effetto benefico i prodotti riscaldanti? Apparentemente sembra esserci una contraddizione; tuttavia alcune tipologie di infiammazione e alcune forme di sofferenza trovano beneficio nel calore e non nel freddo.

Per comprendere meglio questo diverso approccio, proviamo a classificare i diversi stati infiammatori in base al tipo di tessuto interessato: grossolanamente potremmo pensare alle articolazioni, all’apparato muscolare e alla parte viscerale. Ad eccezione di alcune patologie croniche di grado più severo, gli stati infiammatori a carico delle articolazioni e delle ossa traggono maggiore beneficio dal freddo; i muscoli, ma anche l’addome e la pelvi, sono invece maggiormente beneficiati dal caldo.

Quando si parla di prodotti in grado di fornire il cosiddetto “calore terapeutico” si fa per lo più riferimento a cerotti modellati per aderire al meglio a parti del corpo quali la schiena, il collo, le parti muscolari degli arti e non ultima la zona pelvica, parti del corpo in cui generalmente gli stati di sofferenza sono a carico di strutture muscolari; in tali casi il riscaldamento, in grado di indurre in prima battuta un aumento della circolazione del sangue, porta un beneficio immediato grazie alla migliore ossigenazione e al maggior nutrimento.

Dott. Michele Visini

Dicembre 2022

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