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Raccontare l'ESS in pratica. Esempi e buone prassi dai territori

mele bio

Ecco i prossimi appuntamenti per raccogliere le firme necessarie alla proposta di legge regionale 

Non soltanto ottenere un ruolo istituzionale, ma anche valorizzare una forma di economia che potenzialmente può offrire prospettive alternative alla crisi: il vero plusvalore del percorso che sta portando verso la legge regionale a tutela dell'economia sociale e solidale in Lombardia è proprio questo. La capacità cioè di intrecciare reti, e di farlo tra realtà che, lungi dall'essere delle torri d'avorio staccate dal “mondo reale”, hanno al contrario tutti gli strumenti per affrontarlo e per renderlo più equo e condiviso.

Mentre infatti i numeri europei sottolineano che l'economia sociale e solidale rappresenta il 10% di tutte le imprese dell'Unione Europea e coinvolge più di 13,6 milioni di persone, basta osservare la quotidianità del settore per rendersi conto della vivacità che lo caratterizza: storie, progetti, realtà operanti nell'ESS – tanto in Lombardia quanto nel resto del territorio nazionale – nascono, crescono, si sviluppano. Non solo: arrivano a dialogare fattivamente con le istituzioni, plasmano i territori dando loro nuova linfa vitale e si fanno promotori di prassi replicabili anche in altre zone.

È proprio ad alcune di queste storie che abbiamo voluto dare spazio in queste pagine, raccontando alcuni esempi veri e concreti di economia sociale e solidale: il recente progetto del Distretto Agricolo Solidale Cremonese e la ben più “anziana” Cooperativa Biosüdtirol, che dagli anni Novanta a oggi è riuscita a commercializzare decine di varietà melicole dell'Alto Adige mettendo in rete oltre duecento piccoli agricoltori all'insegna della biodiversità e delle specificità territoriali. Altre storie e altri progetti troveranno spazio nei prossimi mesi, perché è soltanto dando voce a chi l'Economia Sociale e Solidale la fa – e la fa bene – giorno dopo giorno che riteniamo si possa riuscire a valorizzare gli sforzi di questi attori. E, perché no, anche a ispirare altre strade possibili. 

 

Cremona: l'esperienza del Distretto Agricolo Solidale

Finanziato da Fondazione Cariplo nel Bando Comunità Resilienti, un progetto di economia solidale e cittadinanza attiva. Il 5 aprile un convegno dedicato

Pensare e vivere il cibo come aggregatore di comunità, rapportarsi all'agricoltura in termini di benessere, tutela del territorio e sovranità alimentare e soprattutto immaginare nuovi modelli capaci di agire attivamente su un cambiamento di rotta possibile e salutare per tutti: sono questi gli obiettivi con cui è nato il progetto del Distretto Agricolo Solidale Cremonese, che punta a caratterizzare Cremona come luogo di sperimentazione secondo i principi dell'economia solidale, soprattutto per quanto riguarda la connessione tra domanda istituzionale e offerta locale in chiave agricola.

Il progetto - finanziato da Fondazione Cariplo nell'ambito del bando Comunità Resilienti e che ha tra i partner realtà locali come la cooperativa sociale Filiera Corta Solidale (capofila), il centro di ricerca e formazione Economia e Sostenibilità Està, il Comune di Cremona, Cremona Solidale e la Fondazione San Facio - si basa sull'idea che l'agricoltura non sia riconducibile soltanto alla dimensione della produzione di cibo, ma che possa rappresentare al contrario un elemento fondamentale per riequilibrare i rapporti ambiente-sviluppo, città-campagna e global-local, in particolare grazie ai GAS e al presidio territoriale da essi offerto in termini di ambiente, etica, accesso al cibo e qualità.

Obiettivo del progetto è quello di creare la prima esperienza italiana di connessione strutturata tra economia solidale e ristorazione collettiva istituzionale, mettendo in campo una serie di azioni quali la condivisione di un disciplinare di produzione che stabilisca criteri di sostenibilità ecologica e sociale, l'analisi dei flussi di approvvigionamento e identificazione di possibili filiere pilota per sperimentazione test nella ristorazione istituzionale, ma anche momenti di formazione sulle potenzialità di un sistema alimentare locale sostenibile e il potenziamento del sistema distributivo tra consegne a domicilio e servizi di ritiro. 

Verso sistemi alimentari sostenibili e resilienti

Proprio nell'ambito di questo progetto si inserisce anche il convegno “Verso sistemi alimentari sostenibili e resilienti”, in programma a Cremona per venerdì 5 aprile. Organizzato da Filiera Corta Solidale, Comune di Cremona, EStà e Cremona Solidale, sarà un momento di confronto e scambio sui temi connessi al valore del cibo, alla sovranità alimentare e alla potenzialità delle reti di cittadinanza attiva sui territori, con un focus specifico sull'esperienza del cremonese e sui percorsi messi in atto in Lombardia per avvicinare il sociale all'istituzionale, come quello costruito per stilare una proposta di legge regionale sull'Economia Sociale e Solidale. Il convegno si svolgerà presso il Centro del Riuso di Cremona (Via dell'Annona 11) alle ore 17.00.  

Aggiornamenti e prossimi appuntamenti sul sito www.economiasocialesolidalelombardia.it e sulla pagina Facebook omonima.
 

Prossimi appuntamenti in programma

  • sabato 6 aprile: Mercato della Terra c/o Fabbrica del Vapore, Milano, dalle 9 alle 14; 
  • sabato 13 aprile: Assemblea RETEGAS Bergamo a Ponte San Pietro (BG), via Legionari di Polonia, dalle 13 alle 19; 
  • sabato 13 e 27 aprile: Mercato della Terra di Bergamo, piazza Matteotti (Sentierone). Dalle 9 alle 14;
  • sabato 20 aprile: Mercato Agricolo e non Solo di Bergamo, piazza Pacati, dalle 9 alle 14; 
  • mercoledì 1 maggio: 60^ Fiera dei Librai Indipendenti di Bergamo, Piazza Matteotti, tutta la giornata;
  • Fino a 15 maggio: possibilità di firma per i cittadini residenti a Cassina de' Pecchi (MI) presso l'Ufficio Segreteria del Palazzo Comunale (orari: lunedì e mercoledì dalle 8.45 alle 12.15 e dalle 16.30 alle 18, venerdì dalle 8.45 alle 12.15);
  • 17, 18 e 19 maggio: Festival dell'Ambiente di Bergamo.
 

Mele bio al 100% e 200 piccoli produttori. Dal Trentino un modello alternativo di successo

La cooperativa Biosüdtirol ha fatto del territorio e del lavoro di squadra la sua forza. E oggi esporta 35 varietà di mele in tutto il mondo 

Si definiscono uomini testardi ma con la natura dalla loro parte, radicati come i loro meleti in una terra di cui dal 1990 puntano a tutelare la bellezza, la ricchezza, la biodiversità: sono i 200 agricoltori che compongono la cooperativa Biosüdtirol, in provincia di Bolzano, e che hanno scelto di mettersi in rete in nome del bio, del 100% naturale e della salvaguardia delle specificità del loro territorio, il Süd Tirol appunto, terra dalla fortissima vocazione melicola in virtù del suo clima mite e della qualità di aria e acqua.

Una scelta che paga, tanto in termini di salute quanto di resa, e che dimostra quanto l'economia sociale e solidale possa essere una vera e validissima alternativa alla cosiddetta economia tradizionale: perché crea coesione territoriale, genera lavoro, valorizza un territorio.

Da sei a duecento uomini testardi

La storia della cooperativa Biosüdtirol nasce nella tarda estate del 1990, quando sei agricoltori locali decidono di coltivare mele biologiche e di commercializzarle insieme. Dodici anni dopo, da sei erano diventati 75. Oggi, a ventinove anni circa dall'avvio dell'idea, sono 200 i produttori locali che fanno parte di Biosüdtirol, tutti accomunati dalla medesima filosofia e dallo stesso approccio all'agricoltura e al cibo: sostenibile, condiviso, naturale. Dal 2002, Biosüdtirol fa parte del consorzio delle cooperative ortofrutticole dell’Alto Adige VOG.

L'idea che sta alla base della cooperativa è quella di valorizzare le piccole produzioni locali di mele – si tratta infatti di piccoli masi, della misura media di 3,4 ettari l'uno – e di farlo creando però fronte comune, per contrastare i diktat della GDO, riuscire a “pesare” nel mercato della grande distribuzione e offrire al contempo prodotti di qualità, la cui coltivazione non disgrega le comunità ma le fortifica, non danneggia o inquina l'ambiente e rinsalda le radici produttive del territorio.

Le mele prodotte da Biosüdtirol sono infatti completamente biologiche e naturali e appartengono a 35 varietà diverse: si va da quelle classiche come Gala, Braenburn, Golden, Fuji e Granny Smith, a quelle considerate invece “rarità”, come le Gold Rush, le Pilot o le Bonita. Ogni anno vengono raccolte oltre 30 mila tonnellate di mele biologiche da tavola, il 90% delle quali vendute all'estero, e la cooperativa è in crescita, sia per quanto riguarda il numero dei soci che quello delle superfici coltivate: nel 2018 gli ettari coltivati erano in totale 600 e si stima un aumento pari al +50% in quattro anni, arrivando a 950 ettari nel 2021.

Per avere un'idea della portata della cosa è però necessario metterla a confronto con i dati mondiali ed europei: in tutto il mondo esistono più di 20 mila varietà di mele, ma le quattro varietà più famose coprono oggi il 70% del mercato melicolo mondiale. Dall’Alto Adige arriva una mela italiana raccolta ogni due e una europea ogni dieci. Ma la cooperativa Biosüdtirol non è “solo” mele biologiche. È anche cura all'ambiente sotto tutti i fronti, a partire dallo stesso materiale pubblicitario, stampato su carta mela (un mix di carta riciclata e residui di mele), ed è anche condivisione ed equità. In assemblea, infatti, non conta la grandezza del maso: ogni coltivatore vale esattamente come gli altri, e tutte le decisioni sono prese a maggioranza. 

Il mercato bio. Alcuni dati

Sono quasi 14 milioni gli ettari coltivati seguendo i dettami dell’agricoltura biologica: la Spagna presenta la superficie bio più grande, seguita da Italia e Francia. La superficie bio è aumentata in Europa e nell’Unione Europea di quasi un milione di ettari, che corrisponde a una crescita del 6,7% in Europa e dell’8,2% nella UE.

La superficie bio rappresenta il 2,7% di tutta la superficie agricola utilizzata (SAU) in Europa e il 6,7% all’interno della Ue. In Europa (e in tutto il mondo), con il 37,7%, il Liechtenstein presenta la quota bio più alta di SAU, seguito dall’Austria, cui spetta questo primato nella Ue. In nove paesi europei, almeno il 10% della superficie agricola utilizzata è coltivata seguendo i dettami dell’agricoltura biologica. (Fonti: Ifoam EU group & FIBL & AMI)

Erica Balduzzi

 
> Approfondimento in collaborazione con Bio Distretto dell'Agricoltura Sociale di Bergamo
Aprile 2019

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