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Liberi, ma non come prima

A tutta natura ma non a tutta velocità
Godersi il mondo, senza rovinarlo

In realtà più che rovinare noi il mondo, o la natura, sarà il Pianeta che presto o tardi rovinerà noi.

Perché - l’abbiamo visto - la fragilità della specie umana è simile a quella di tante altre specie, animali e vegetali, che popolano la Terra e basta un evento acuto come la pandemia oppure di lungo periodo come i cambiamenti climatici a metterci in difficoltà e a mettere in crisi tutto un sistema di vita e di economia che abbiamo creato in decenni e secoli di storia.

Una storia che è un nonnulla rispetto ai tempi millenari della Terra e dei suoi elementi naturali, che in pochi decenni possono riprendersi il corso dell’evoluzione, con o senza la nostra presenza e la nostra fastidiosa e impattante attività.

Possiamo riempire di plastica i mari, perforare le montagne o scavare sottoterra alla ricerca infinita di risorse - petrolio e gas in primis - per l’esigenza sempre più indiscriminata di energia, abbattere alberi e foreste per costruire spazi sempre più urbanizzati o per un’agricoltura iper-produttiva che non alimenta chi ha fame, ma alla fine il Pianeta Terra resisterà e sopravviverà, con l’unica differenza che per noi umani diventerà sempre più inospitale: siccità, bombe d’acqua, calamità, eventi estremi sempre più frequenti non sono profezie, è ciò che stiamo vivendo e osservando in questi ultimi anni, sono cambiamenti ormai costanti che mostrano come le condizioni di vita non siano già più quelle di alcuni decenni fa.

Inquinamento dell’aria, dei mari, biodiversità e ambienti naturali che si riducono, risorse e materie prime sempre più scarse, una distribuzione iniqua che rende sempre più ricca una piccolissima parte della popolazione mondiale, nella quale anche noi italiani ormai non rientriamo più, se non in minima parte. La concentrazione della ricchezza e dell’economia in pochissime mani accentua sempre più lo spreco inutile di risorse e tutta la nostra gloriosa tradizione imprenditoriale e industriale (e non solo il piccolo artigiano o il piccolo negoziante) sta via via scomparendo, a favore di altre aree produttive mondiali. Da emigranti che eravamo in passato, torneremo a esserlo in un prossimo futuro. Per i giovani è già l’attualità. La rincorsa per una continua maggiore produzione e per ritmi sempre più frenetici impoverisce tutti, non migliora la qualità di vita, se non di pochissimi al mondo.

Con l’arrivo dell’estate, torniamo a riassaporare la libertà di viaggiare, di uscire nella natura e di incontrare persone e tornare a una vita più piacevole e con meno restrizioni, personali e comunitarie. Ma togliendo il freno della pandemia sarebbe saggio non togliere il senso del limite e il buon senso che avevamo perso.

Turisti nel mondo ma anche cittadini di un mondo, che dobbiamo - se vogliamo che ci sia ospitale – conservare e anzi proteggere e coabitare con mille altre specie animali e vegetali, oltre che rispettare per le leggi fisiche che da sempre lo governano.

Consumare ogni anno e ogni mese molto più di quello che la Terra è in grado di rigenerare è come accelerare spensieratamente con l’automobile, per poi rimanere senza carburante, accorgendosi solo troppo tardi che anche nei distributori di benzina le riserve saranno finite.

Diego Moratti

Luglio 2021

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