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Stracci, riciclo e circolarità. La sfida di Tèssere

Stracci, riciclo e circolarità. La sfida di Tèssere

Il laboratorio recupera la “sa trama 'e manta”, tecnica di tessitura tradizionale sarda per il riutilizzo delle stoffe di scarto

C’erano una volta le “mantas de stracciu”, le coperte di stracci realizzate dalle donne di Baunei, nell’Ogliastra sarda, che trasformavano vecchi abiti e tessuti inutilizzabili in coperte, paraventi o arazzi.
Questi mondi c’erano una volta e forse oggi non ci sarebbero più, se non fosse stato per l’intuizione di Augusta Cabras, giovane donna sarda che è riuscita a recuperare questa antica tecnica di tessitura: il suo laboratorio artigianale "Tèssere" è diventato un'occasione per riscoprire le proprie tradizioni e proiettarle in un futuro fatto di riuso, ecologia e artigianato.

Un’arte che stava per scomparire

Tèssere nasce da un’idea di Augusta, che nel 2012, durante una cena a Baunei, ha notato una coperta appesa a una parete: «Era una manta ‘e stracciu, simile a quelle che quasi ogni famiglia di Baunei ha ancora in casa, sepolta in qualche armadio o cassapanca. Non era solo un capolavoro di artigianato: era anche il frutto di un’arte che entro pochissimo tempo sarebbe scomparsa del tutto. Allora mi sono detta: perché non provare a salvarla?».

Per capire cosa intende Augusta Cabras quando parla di “arte che scompare” bisogna fare un passo indietro. La tecnica di sa trama 'e manta, infatti, era un tipo di tessitura sviluppata dalle donne nei paesi di Baunei, Santa Maria Navarrese, Cardedu e Jerzu, che recuperavano gli abiti ormai inutilizzabili e le lenzuola consunte tagliandole a striscioline le quali, una volta annodate, diventavano fili di stracci, la trama per nuovi filati. «Con l’arrivo dell’industria e del il progresso, però, i telai, le mantas de stracciu e la capacità di dare nuova vita allo scarto divennero cose di poco conto – spiega Augusta – . Un sinonimo di povertà, qualcosa da cui affrancarsi. Oggi sono rimaste solo pochissime donne anziane a ricordare».

Intrecciare fili, tessere reti

Ecco allora che Augusta ha creato il progetto di Tèssere: un laboratorio di tessitura che riprendesse l’antica tecnica, che valorizzasse il grande patrimonio artigiano della zona e al tempo stesso ponesse l’attenzione sull’inclusione lavorativa femminile e la circolarità per rivitalizzare economicamente e socialmente il territorio di Baunei. Grazie a un bando di Fondazione Con il Sud, Tèssere ha iniziato a lavorare nel gennaio 2014, con due laboratori (uno a Baunei e uno a Cardedu) e sette donne impiegate.

Dal 2017 il progetto fa parte di Sardinian Green Synergy, una rete di diverse aziende sarde attive sul fronte delle produzioni sostenibili tipiche della zona. L’attività di Tèssere prevede la realizzazione di coperte, tappeti, complementi d’arredo, bòttos (contenitori per la casa), abiti e oggetti di design tramite la tecnica di sa trama ‘e manta: il materiale viene conferito dagli abitanti di Baunei e dei paesi limitrofi, che donano gli abiti smessi e le stoffe ormai inutilizzabili. I tanti abiti smessi ancora in buono stato vengono passati alla Caritas Diocesana, mentre dagli altri si ottengono le strisce di tessuto che vengono lavorate su un telaio orizzontale e intrecciate con un ordito di lana o cotone per la realizzazione dei prodotti del laboratorio. «Il riciclo era una condizione quotidiana abituale per le generazioni passate – spiega Rosanna Moro, tessitrice –. La gente era povera, non buttava via niente, tutto veniva usato e trasformato più volte».

Rosanna, 55 anni, è un po’ il cuore operativo di Tèssere, con cui lavora dal 2014, e ha raccolto le tecniche di tessitura tradizionale dalle anziane donne dei borghi limitrofi. «La tessitura ha implicazioni che vanno al di là del semplice artigianato: tessere significa anche mettere insieme esperienze e conoscenze, dare valore alla condivisione e alla solidarietà e soprattutto – conclude Augusta – restituire la dignità e il rispetto a un’arte antica, simbolo delle nostre radici».

Erica Balduzzi

Dicembre 2019

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