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Pesce blob: il campione di bruttezza

Pesce blob

Dagli abissi dell’Oceano Pacifico, l’animale più brutto del mondo è un pesce flaccido e gelatinoso

Il regno animale ci regala spesso degli spettacoli meravigliosi, di una bellezza unica e affascinante; non è il caso del pesce blob, nominato animale più brutto del mondo ed eletto a mascotte della Ugly Animal Preservation Society. La foto che gli ha permesso di vincere fu scattata nel 2003 da un gruppo di biologi australiani durante una spedizione scientifica, la Norfanz, al largo della Nuova Zelanda.

Nome scientifico Psychrolutes marcidus, il pesce fa parte della famiglia degli scorfani e dei pesci coccodrillo. Si presenta come una massa informe e gelatinosa di colore rosa chiaro, talvolta chiazzata di bruno; dal corpo flaccido e appiccicoso spuntano due pinne ampie e arrotondate, occhi grandi e labbroni biancastri all’ingiù, a conferirgli sempre un’espressione triste. Gli esemplari più grandi raggiungono i trenta centimetri di lunghezza.

Vive negli abissi dell’Oceano Pacifico sud-occidentale, nelle acque costiere dell’Australia meridionale, della Tasmania e della Nuova Zelanda, a una profondità compresa tra i seicento e i milleduecento metri. Il suo corpo è fatto per sopportare altissimi livelli di pressione: le ossa sono morbide e le carni gelatinose, così da consentirgli di resistere alle sollecitazioni e di controllare la galleggiabilità.

Una specie sui generis per via della mancanza della vescica natatoria, un organo che, riempiendosi di gas, permette ai pesci di adattare il loro peso specifico all’ambiente. Non avendo muscoli, è la densità del suo corpo - di poco inferiore a quella dell’acqua - che gli permette di nuotare al di sopra del fondale con un dispendio minimo di energia, lasciandosi trascinare dalla corrente. Per procacciarsi il cibo non ha bisogno di muoversi più di tanto: si limita infatti a ingerire qualsiasi materia organica commestibile gli capiti davanti. Vista la scarsa mobilità, il pesce blob diventa spesso dimora di parassiti: in molte sue fotografie possiamo notare un vermicello bianco che si installa in genere agli angoli della bocca.

Le profondità a cui vive il pesce blob sono tali da risultare ancora quasi inesplorate; difficile, quindi, studiare questo esemplare nel suo habitat naturale. Quel che si sa è che l’apparenza flaccida, come se fosse sul punto di sciogliersi, non è il suo aspetto originale, bensì l’effetto di un danno di decompressione: il suo corpo si rilassa, assumendo la forma che l’ha reso famoso, solo sopra la cosiddetta twilight zone, intorno ai duecento metri, profondità sopra la quale il pesce non si avventura mai, se non costretto da studiosi o pescatori.

Non avendo supporti strutturali a tenerlo insieme, al diminuire della pressione, il corpo del pesce blob si espande, divenendo la massa informe che conosciamo.

In Australia è stato lanciato l’allarme d’estinzione. La causa? La pesca. Non che venga pescato di proposito: la carne non è commestibile e di certo non è pensabile allevarlo in acquario. Il pesce blob finisce col rimanere vittima accidentale della pesca con strascico sui fondali.

L’auspicio è che l’aspetto poco gradevole e l’impraticabilità dei luoghi che abita non mettano in secondo piano la sua salvaguardia. Perché il valore della biodiversità non guarda in faccia a nessuno.

Laura Spataro

 

Traduzione in inglese a opera di ViceVersa Group

The blobfish. A champion of ugliness > From the abysses of the Pacific Ocean, the ugliest animal in the world is a flaccid, gelatinous fish

The animal kingdom frequently graces us with wonderful visions of unique and charming beauty. This is not the case of the blobfish, nominated the ugliest animal in the world and elected mascot of the Ugly Animal Preservation Society. The photo which won it this prize was taken in 2003 by a group of Australian biologists during a scientific expedition, to Norfanz, off the coast of New Zealand.

Scientific name Psychrolutes marcidus, the fish belongs to the family of the scorpionfish and blackfin. It is a shapeless and gelatinous pale pink mass, sometimes with brown marks on it. From its flaccid and sticky body, two wide, rounded fins emerge, its eyes are large and its whitish downwards pointing lips give it a miserable expression at all times. The largest blobfish are thirty centimetres long. It lives in the abysses of the south-western Pacific Ocean in the coastal waters of Southern Australia, Tasmania and New Zealand, at depths of 600 to 1200 metres.

Its body is designed to resist extremely high pressure: its bones are soft and its flesh gelatinous in order to enable it to resist shocks and control its ability to float. It is a sui generis species as a result of the absence of a swim bladder, an organ which fills up with gas and enables fish to adapt their specific weight to their environment.

Without muscles, it is its body density - just under water density - which enables it to swim over the sea bed using a minimum of energy, allowing itself to be pushed along by currents. To find food it does not need to move much and limits itself to swallowing any edible organic matter it finds before it. Given its limited mobility, the blobfish is frequently home to parasites and many photos of it show a little white worm generally living at the corners of its mouth.

The depths it lives at are such as to make them virtually unexplored and it is thus difficult to study it in its natural habitat. What is known is that its apparent flaccidity, which makes it look as if it is about to melt, is not its original one but the effect of decompression damage: its body relaxes taking on the shape which has made it famous only above the so-called twilight zone at depths of around two hundred metres, a depth above which the fish never ventures unless obliged to do so by scholars or fishermen. Without the internal structure required to hold it together, when pressure diminishes the blobfish’s body expands into the shapeless mass we know.

In Australia the extinction alarm has been sounded. The cause? Fishing. It is not deliberately fished. Its flesh is not edible and it certainly cannot be bred in an aquarium. Blobfish are accidental victims of seabed drag fishing. The hope is that its unpleasant appearance and the impracticable nature of its habitats will not compromise its protection. Because the importance of biodiversity leaves no one out. 

Maggio 2018

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