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O di ombra

O di ombra

Un viaggio nei sotterranei della nostra personalità

Ciascuno di noi possiede un’immagine di sé cosciente con la quale si identifica. Siamo buone madri, buoni padri, amici leali, persone dinamiche... e così via.

Poi c’è il lato inconscio, quella parte “inferiore” della personalità che poco conosciamo o che a volte assume il nome dei “nostri difetti”.

È ciò che non ci permettiamo di essere, mostrare o svelare al mondo: il nostro lato ombra. È la parte di noi che cerchiamo di correggere, se non addirittura di cancellare, perché ci disturba, in quanto sfugge al nostro controllo diretto e tende a riemergere in maniera incontrollata nei momenti di stress.

Il concetto di ombra è stato introdotto dalla psicologia analitica di Carl Gustav Jung, per indicare il contrasto tra il lato “oscuro” inconscio della personalità e le parti “luminose” coscienti dell’Io.

Per lo psicanalista l’ombra è una componente strutturale della personalità, pertanto non eliminabile e da integrare nell’immagine cosciente di sé.

Rappresenta quegli aspetti di cui ci si vergogna, considerati dal proprio ambiente di provenienza come non degni di essere mostrati, tantomeno agiti, pertanto da rimuovere.

Come psicoterapeuta, spesso incontro persone che hanno dovuto allontanare dalla coscienza sentimenti a cui sono stati attribuiti significati negativi nel corso della propria storia relazionale.

Per esempio, una persona che appartiene a un ambiente famigliare e culturale in cui si rinforzano positivamente i valori della forza e dell’affermazione di sé, tenderà a sviluppare una personalità cosciente secondo tali principi e a ritenere indegne, da relegare nell’ombra, tutte le componenti di debolezza e bisogno di dipendenza che sperimenta.

Tuttavia quello che rifiutiamo di noi stessi non si limita a restare tacitamente sotto la superficie; al contrario, cresce, si amplia e acquista potere, portando a una progressiva destrutturazione della persona.

Secondo Mario Trevi, la pressione interna creata dalle nostre parti nascoste, può essere parzialmente liberata utilizzando il meccanismo difensivo della proiezione.

L’ombra, vissuta come inaccettabile, viene attribuita ad altri: allontanandola da sé è finalmente possibile controllarla e renderla innocua.

La conseguenza è però il non riuscire a vedere l’altro per quello che è veramente, causando continue distorsioni nelle nostre relazioni. È chiaro quindi come sia necessario cercare di integrare questa parte rifiutata per recuperare la nostra identità perduta, riportando alla luce quella ricchezza celata nell’inconscio, di cui si dovranno accettare sia i tesori che le disarmonie.

D’altra parte, se pensiamo alle arti pittoriche, è l’ombra stessa che permette di evocare la corporeità e la profondità di quanto rappresentato, sottolineando il suo rapporto indissolubile con la totalità del corpo. Solo l’ombra occultata e allontanata risulta realmente minacciosa; al contrario l’ombra riconosciuta e accettata è positiva e stimolante e rende la persona più terrena, umile e meno onnipotente.

Vera Zanchi, Psicologa e psicoterapeuta dell’équipe TheClew

 

Ombra

Secondo C. G. Jung, l’Ombra è la rappresentazione della parte oscura, rigettata e minacciosa del Sé. Lo psicanalista svizzero la chiamava “ciò che una persona non desidera essere” e può essere vista come il deposito degli istinti incontrollabili, compresi gli impulsi distruttivi, come di tutte le caratteristiche personali considerate inferiori e indesiderabili.

 

 

Marzo 2017

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