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Mudec, da industria a Museo

Mudec, da industria a Museo

Un modello di riqualificazione per Milano, l’ex area industriale di Ansaldo diventa il Museo delle Civiltà

Negli ultimi decenni, gran parte dei paesi, che nel secondo dopoguerra avevano concentrato l’attività economica sulla produzione industriale, hanno assistito a un processo di delocalizzazione delle imprese verso zone più strategiche e meno onerose.

Sul piano urbanistico, questo fenomeno si è tradotto nell’abbandono di vaste aree industriali, per lo più ubicate in zone urbane o suburbane.

Per questo motivo, in tutte le città industrializzate – in cui il progressivo abbandono delle attività industriali ha portato alla formazione dei cosiddetti “terrain vague”, ambienti abbandonati, vuoti e privati di un’identità e di una funzione – la riqualificazione delle ex aree produttive ha sollevato un interesse per il carattere socio-economico degli interventi che spesso hanno rappresentato importanti opportunità per lo sviluppo urbano sostenibile.

In Italia, il recupero del patrimonio edilizio industriale costituisce una delle strategie maggiormente adottate per implementare la qualità della vita, per ricucire la maglia urbana e il legame con la storia. Non a caso, esiste l’AIPAI, l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, nata per promuovere e diffondere la consapevolezza del valore storico e culturale del patrimonio archeologico industriale.

Un esempio

Uno degli esempi tra i più significativi di recupero di un’area un tempo industriale è quello proposto dalla riqualificazione dell’ex fabbrica Ansaldo, a Milano, un progetto firmato dall’architetto britannico David Chipperfield.

L’ex comparto industriale, sorto nel 1904 e che negli anni ’60 ha ospitato gli impianti per la produzione di locomotive e carrozze ferroviarie, già in stato di degrado nell’ultimo decennio del Novecento, fu acquistato dal Comune di Milano con lo scopo di convertire i locali produttivi in luoghi adibiti alle attività culturali promosse dal Mudec, il Museo delle Culture.

Nel 1999, con il progetto realizzato da Chipperfield, gli impianti dismessi da Ansaldo – dei veri e propri monumenti di archeologia industriale – sono stati preservati nella loro struttura originale, reinterpretando i locali interni, trasformandoli in laboratori e spazi ricreativi e multifunzionali, in cui hanno sede le raccolte civiche etnografiche, a testimonianza delle diverse culture di tutti i continenti.

Un progetto tra passato e presente

Gli edifici dalle forme fortemente squadrate, rivestiti in zinco-titano e vetro, abbandonano i caratteri monumentali dell’architettura di Milano di inizio Novecento a favore di una composizione leggera, generata dall’aggregazione delle preesistenze, senza tradire l’ispirazione alla cultura architettonica lombarda.

Il richiamo al gusto milanese si trova nella posa in opera di facciate stilisticamente anonime, dei volumi caratterizzati dalla serialità e dalla monocromia che contengono spazi e cortili interni differentemente articolati.

Con lo sguardo rivolto da una parte alle preesistenze, dall’altra allo stile architettonico di Milano, David Chipperfiled elabora una struttura fluida, organica, che si apre all’interno con una corte coperta, lasciando all’esterno gli elementi strutturali. Il Museo delle Culture è un edificio introspettivo, in cui il rapporto tra interno ed esterno è invertito, puntando sulla comunicazione di un contrasto percettivo tra linee rette e curve.

Nonostante le polemiche che hanno accompagnato la realizzazione del Mudec e alla luce delle problematiche relative alle dinamiche di crescita urbana, il Museo delle Culture di Milano rappresenta uno dei modelli portati a compimento di buona gestione del patrimonio locale e di rispetto del territorio.

Ilaria D’Ambrosi

 

Traduzione in inglese a opera di VIceVersaGroup

Mudec, from industrial area to Museum

A model of requalification for Milan, the once Ansaldo industrial area becomes the Museo delle Civiltà (Museum of Civilisations)

In the last decades, most of the countries that in the second post war period had based their economic activities on industrial production have been going through a factory delocalisation process towards more strategic and less costly areas.

In terms of town planning, this phenomenon caused the abandonment of large industrial areas, mostly located in urban or suburban areas.

For this reason, in all the industrialised cities – where the progressive abandonment of industrial activities brought to the formation of the so called “terrain vague”, environments abandoned, empty, and without any identity and function – the requalification of those once production areas has raised great interest because of the social and economic impact of the interventions that have often represented important opportunities for a sustainable urban development.

In Italy, the recovery of the industrial buildings heritage is one of the most adopted strategies in the implementation of the quality of life, to reassemble the urban “fabric” and its link with history. For this reason, the AIPAI, Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (Italian Association for the Industrial Archaeology Heritage), aimed at promoting and spreading the awareness of the industrial archaeology heritage historical and cultural value, was founded.

An example

One of the most significant examples of industrial area recovery is the one proposed for the requalification of the once Ansaldo industrial area in Milan, a project by the British architect David Chipperfield.

This area was built in 1904, and in the 1960s it produced locomotives and railway carriages; it was abandoned in the 1990s and bought by the Municipality of Milan with the aim of transforming it into places dedicated to cultural activities promoted by the Mudec, the Museo delle Culture (Museum of Cultures). In 1999, with the project realised by Chipperfield, the installations abandoned by Ansaldo – real monuments of industrial archaeology – have been preserved in their original structure, reinterpreting the internal spaces and transforming them into workshops, recreational, and multifunctional spaces, where it is possible to find the civic ethnographic collections, evidencing the different cultures of all the continents.

A project between past and present

The square shaped buildings, covered with titanium-zinc and glass, lose the monumental features of the architecture typical of Milan at the beginning of the 20th century, in favour of a lighter composition, obtained by the aggregation of the pre-existing structures, always inspired by the Lombard architectonic culture.

The influence of the Milanese taste can be found in the stylistically anonymous façades, in the standardisation and monochromy of volumes that contain internal spaces and courtyards articulated in different ways.

With one eye on the pre-existing structures and the other on the architectonic style of Milan, David Chipperfield elaborated a fluid and organic structure that opens internally with a covered courtyard leaving outside the structural elements. The Museo delle Culture is an introspective building, in which the relation between the internal and the external parts is inverted, aiming at the communication of a perceptive contrast between straight and curved lines.

Despite the discussions that accompanied the realisation of the Mudec and in the light of the problems relative to the urban growth dynamics, the Museo delle Culture of Milan represents one of the models of good management of the local heritage and respect for the territory.  

Maggio 2017

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