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A Londra il supermercato dove non si butta via niente

A Londra il supermercato dove non si butta via niente

L’eco-chef e nipote di Mick Jagger, Potts Dawson propone una nuova forma commerciale alternativa che ricicla risparmia e sostiene l’agricoltura locale

È a Londra il primo esperimento di supermercato sociale. Nuovo modello di distribuzione alimentare, The People’s Supermarket, è la prima “cooperativa verde” che si batte attivamente contro gli sprechi, riciclando prodotti alimentari attraverso la realizzazione di piatti sempre nuovi. Gli avanzi non si buttano, ma si cucinano. L’obiettivo è tanto semplice, quanto vincente: evitare le perdite riciclando tutto, distribuendo prodotti locali e salutari a prezzi ragionevoli. In questo modo si genera profitto semplicemente riducendo al minimo gli scarti prodotti dalla grande distribuzione, proteggendo l’ambiente e prolungando la vita degli alimenti.

Particolare attenzione è posta nella scelta di vendere principalmente prodotti locali, a basso impatto ambientale e provenienti da coltivazioni biologiche inglesi. Si sviluppa così una rete alternativa per l’acquisto di beni alimentari, che relaziona le comunità urbane con il mondo agricolo locale.

Situato nel cuore di Londra, nel quartiere di Holborn, The People’s Supermarket è un modesto supermercato che nasce come un’impresa sociale, commercialmente sostenibile, da un’idea di Sir Arthur Potts Dawson. Eco-chef, nipote di Mick Jagger col pallino della sostenibilità, Potts Dawson e il suo supermercato propongono una nuova forma commerciale alternativa, in cui sono i clienti che aggregandosi utilizzano e incrementano a proprio vantaggio il potere d’acquisto. “Esistono abbastanza supermercati al top della catena di distribuzione e mai nessun cliente ha mai avuto la sensazione di trarre beneficio dal proprio potere d’acquisto” afferma Potts Dawson. Ed è con questa osservazione che si sviluppa il successo di The People’s Supermarket, con la convinzione che la riduzione dei prezzi si può facilmente ottenere con elevati standard di qualità semplicemente abbattendo costi e sprechi.

I soci e il lavoro volontario

L’idea di fondo è altrettanto lineare e ambiziosa: chiunque può diventare socio della cooperativa versando una quota annuale di 25 sterline e offrendo quattro ore al mese di “lavoro volontario” all’interno del punto vendita. In cambio, ne ricava uno sconto del 10% sulla propria spesa. I prodotti dell’assortimento sono votati dai soci della cooperativa e il prezzo è bloccato su una serie di prodotti locali di alta qualità. Il “lavoro volontario” consiste in lavori di pulizia e sistemazione, oppure alla cassa: “Dicci cosa sai fare e saremo certi che ci potrai aiutare”, questo il motto del supermercato londinese.

Inoltre, grazie alla cucina interna, The People’s Kitchen, gli alimenti imperfetti, quelli prossimi alla scadenza o non più adeguati alla messa in vendita e destinati a diventare rifiuti, vengono recuperati e cucinati. Frutta e verdura, in particolare, ma anche prodotti di altro genere, magari facilmente deperibili, diventano così gli ingredienti alla base dei piatti sani che i clienti potranno comprare e consumare a casa. Se la pietanza non viene venduta in giornata, viene data in beneficenza e se, per qualsiasi motivo, non si può più mangiare, viene utilizzata come concime per la terra dove si coltivano fiori e piante in vendita all’interno del supermercato. Così facendo ogni settimana vengono riciclati all’incirca 100 kg di prodotti che, altrimenti, finirebbero nella spazzatura. “L’industria dell’alimentazione è stata comprata dalle grandi catene, cerchiamo di mostrare cosa succede quando si ridà alla gente diritto di voto” afferma Potts Dawson. Dopo 15 mesi di attività e 1,5 milioni di sterline di fatturato, Sir Arthur Potts Dawson sta già progettando il secondo People’s Supermarket: entro Pasqua dovrebbe infatti aprire anche un nuovo “supermercato sociale” ad Hackney, quartiere a nord della capitale. The People’s Supermarket si presenta come un nuovo modo di fare la spesa dove i bisogni del consumatore incontrano la sostenibilità.

Marta Morarelli

 

Gennaio 2013

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