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L’Italia scopre le Società Benefit

L’Italia scopre le Società Benefit

Dagli USA al Bel Paese, gli aggiornamenti sulla responsabilità d’impresa

A partire dal 22 dicembre 2015 esistono in Italia le Società Benefit, grazie alla legge che prevede “… la diffusione di società che perseguono il duplice scopo di lucro e di beneficio comune” (Legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 376).

L’idea di fondo è semplice: gestendo un’azienda si può scegliere di limitare il più possibile gli impatti negativi sulla comunità di appartenenza, sulle persone con cui l’impresa interagisce e sull’ambiente.

Questo non significa rinunciare al profitto, ma scegliere di operare con responsabilità, decidere di fare le cose per bene, in sintesi, essere “impresa sostenibile”.

In realtà, moltissime piccole e medie imprese italiane sono Società Benefit senza saperlo: tutte le aziende che gestiscono la propria attività cercando di prendere le decisioni migliori per sé e per i propri dipendenti, senza danneggiare l’ambiente e facendo ciò che possono per sostenere la comunità locale in cui operano.

Società Benefit non significa compiere gesti eclatanti, marketing della bontà a tutti i costi, o grande beneficienza: significa decidere di scegliere il meglio, con una visione di “bene comune”.

L’idea di regolamentare qualcosa che, se il mondo fosse un posto migliore, dovrebbe essere scontata, ha preso forma nel più idealista dei Paesi: l’idea di B Corporation è infatti nata negli Stati Uniti nel 2006 ad opera di B Lab, società fondata da J. C. Gilbert, B. Houlahan e A. Kassoy.

Nel 2010 il Maryland è stato il primo Stato a sancire l’esistenza delle B Corp (oggi è una forma societaria legalmente riconosciuta in 30 Stati degli USA) e attualmente le B Corp nel Mondo sono circa 2.200, sparse per più di 50 Paesi.

In Italia le società che hanno ottenuto la certificazione secondo lo standard B Corp sono 50.

A queste, a un anno dall’introduzione della forma legale, si sono aggiunte 64 Società Benefit vere e proprie, alcune società di servizi, altre manifatturiere. Il fatto che l’Italia sia il primo Paese dopo gli Stati Uniti a riconoscere le Società Benefit è entusiasmante.

Tuttavia, non mancano elementi di criticità: l’eccesso di burocrazia, che soffoca sul nascere anche le migliori iniziative; ci si interroga su aspetti applicativi nell’ambito del diritto societario e c’è chi teme che si possa “macchiare” di capitalismo il terzo settore, dimostrando di non aver chiaro di cosa si sta parlando (o forse di averlo capito molto bene e di temere per la sopravvivenza di alcune categorie di soggetti economici).

Ci sarà tempo per discutere di come verrà assimilata la novità normativa; intanto è importante capire che non si sta parlando di un ibrido profit-cooperative, ma di una nuova concezione di società, che racchiude in sé tratti che non sono mai stati inconciliabili nella teoria e tanto meno nella pratica d’impresa e offre un’identità nuova all’impegno quotidiano di molti imprenditori.

Per ulteriori approfondimenti contattare lo Studio Candotti all’indirizzo info@studiocandotti.it o visitare il sito www.studiocandotti.it.

Lo Studio Candotti si rivolge a imprese sensibili al concetto di responsabilità come linea strategica per lo sviluppo del proprio business e per la creazione di valore, in un’ottica di attenzione ai rischi e di orientamento allo sviluppo sostenibile.

A cura di Studio Candotti

 
Settembre 2017

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