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L’arte dell’abitare ecologico e collaborativo

L’arte dell’abitare ecologico e collaborativo

Intervista a Francesca Guidotti, ospite a Mozzo (Bg) della quarta edizione di “Tierra!”. Alla scoperta di comunità abitative alternative

Forse a molti le parole “ecovillaggio” e “cohousing” possono suonare strane o nuove. In realtà si tratta di tendenze già in atto da qualche decennio, ma che ancora necessitano di essere sostenute e pienamente valorizzate. Nessuno meglio di Francesca Guidotti può parlarci di queste modalità di vita alternative, avendone fatto oggetto dei propri studi sin dai tempi dell'università a Firenze, fino a divenire membro del Consiglio direttivo di RIVE – Rete Italiana Villaggi Ecologici, di cui, fino a due anni fa, ha ricoperto la carica di presidente.

Francesca, prima di tutto, qual è la differenza tra “ecovillaggio” e “cohousing”?

In realtà il confine tra le due realtà è molto labile, non così netto. Ma sussistono delle differenze di fondo. Innanzitutto, la parola “ecovillaggio” deriva dall’inglese “ecovillage”, anche se la traduzione più appropriata è “comunità intenzionale ecosostenibile”. Chi sceglie di vivere in queste comunità, accetta di stare con persone inizialmente sconosciute, che non fanno parte del proprio nucleo familiare, ma con cui si condividono ideologie, come il rispetto per l’ambiente, che è un tema centrale. Si cerca di vivere e di convivere avendo un rapporto equilibrato non solo con le persone, ma anche con la terra. Gli ecovillaggi sono dunque comunità che fanno uso di energie rinnovabili e puntano gran parte della vita di gruppo al risparmio energetico e alla logica del riutilizzo (economia circolare), ma non solo. Infatti si parla anche di inclusione e di sostenibilità sociale, poiché i membri del gruppo cercano di cooperare, creando tra di loro legami sinergici e virtuosi. Le decisioni della vita di gruppo si prendono in comune e nessuno ha il diritto di prevalere sugli altri, si è tutti alla pari.

E per quanto riguarda il “cohousing”?

Gli stessi principi sono alla base del fenomeno del cohousing, che però si caratterizza per essere una forma di convivenza più blanda. I cohousing, o coresidenze, nascono in contesti urbani, si parla di scelta abitativa e non di un vero e proprio stile di vita (alla base invece degli ecovillaggi), ampio spazio è lasciato alla sfera privata. Gli ecovillaggi, invece, sorgono soprattutto in contesti rurali, più vicini alla natura, e richiedono un ampio coinvolgimento della persona, a cui è chiesto di condividere pensieri e decisioni e tutte le iniziative in merito ad acquisti, cibo, mobilità ed educazione si stabiliscono nel corso di una o due riunioni settimanali.

A quando risalgono esattamente queste tendenze?

Gli ecovillaggi agli anni Settanta, sull’onda degli ideali hippie, da figli dei fiori, tant’è che alcuni ecovillaggi sono anche comunità spirituali e non solo ecologiche. Il cohousing è un fenomeno, invece, più recente, risalente agli inizi degli anni Ottanta, e nato in Danimarca. Si tratta, in entrambi i casi, di fenomeni globali.

Ci puoi fare qualche esempio di queste comunità in Italia?

Tra i più nutriti ecovillaggi in Italia figurano il Popolo degli Elfi di Pistoia (con circa 2000 membri) e Damanhur in Piemonte, nella Valchiusella (1000 persone). Possiamo poi citare anche La città della Luce di Ancona (nota per le discipline olistiche) e Torri Superiore a Ventimiglia. Coresidenze sono, invece, Numero Zero a Torino (una struttura restaurata in base ai principi della bioedilizia) e Ecosol di Fidenza (dove si condividono persino i propri risparmi, mettendoli a disposizione su un conto corrente comune, ma esistono precise norme in merito a quanto uno possa prelevare per non danneggiare gli altri). Questi sono solo alcuni dei tanti centri. Nella bergamasca c’è la Cascina Gervasoni, che tuttavia non è ancora una comunità, è ferma alla fase progettuale.

Quando ti chiamano per parlare di ecovillaggi e cohousing, qual è il messaggio che intendi trasmettere?

Quando si aderisce a queste realtà, l’importante è cogliere la possibilità di un cambiamento in positivo, che poi possiamo trasmettere alla prima comunità della vita alla quale ciascuno di noi è legato: la propria famiglia. Convivere con persone diverse aiuta inoltre a riscoprire la bellezza degli altri, del diverso, del calore umano, che un po’ abbiamo perduto, a causa della frenesia delle nostre vite quotidiane.

Lorenzo Dell’Onore

 

Dida foto: Francesca Guidotti con in mano una copia del proprio libro

 
Il libro

Presso gli spazi della Biblioteca di Mozzo (Bg), il 27 aprile, Francesca Guidotti ha presentato il proprio libro, frutto degli studi sulle comunità ecosostenibili:

«Ecovillaggi e cohousing: dove sono, chi li anima, come farne parte o realizzarne di nuovi», Terra Nuova Edizioni, 2013, 267 pagine, euro 11,05. 

 

Gli ultimi appuntamenti di «Tierra!»: verso nuove rotte

> 19 maggio 2018, ore 21 – “Luci e suoni tra Venezia, Bergamo e l’Europa. Gabrieli e Tiepolo, un dialogo nei secoli”, incontro con lo storico d’arte Giovanni Villa e Luigi Panzeri, organista, presso la Chiesa di San Nicola a Almenno San Salvatore.

> 2 giugno 2018, ore 18 – “Una goccia di terra in ciascuno di noi”, proiezione di un cortometraggio a Stezzano, presso l’Oratorio del Sacro Cuore in via Santuario 2. In collaborazione con Cooperativa Lab80 film. Alla base del progetto c’è la volontà della Cooperativa Sociale Alchimia di promuovere storie di inclusione e protagonismo sociale, dove la fragilità e la disabilità lasciano spazio all’autenticità. 

Maggio 2018

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