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Intervista a Gianni Fava

Intervista a Gianni Fava

Assessore all’agricoltura della Regione Lombardia

Quali sono in sintesi i 3 aspetti più negativi e contraddittori presenti oggi in agricoltura e nell’intero sistema agroalimentare? (Mondiale o italiano, a scelta. Meglio se con alcuni dati numerici a supporto)

1) Oggi un terzo del cibo destinato all’alimentazione umana, equivalente a circa 1,3 miliardi di tonnellate, è gettato o sprecato, mentre oltre 800 milioni di persone soffrono la fame e oltre un miliardo ha problemi di salute legati a una scorretta alimentazione.

2) L’Africa è una terra ricca e adatta a essere coltivata, naturalmente in condizioni di particolare attenzione. Tuttavia, mancano progetti di sostegno alle famiglie rurali e all’agricoltura, senza i quali si aggrava il fenomeno della migrazione di massa che, non governata, sta creando seri problemi all’Italia e all’Europa.

3) Il Made in Italy è riconosciuto e apprezzato nel mondo per qualità, gusto, equilibrio. Eppure il valore aggiunto ricavato è ancora troppo basso.

 

Su quali di questi aspetti secondo Lei è realisticamente possibile intervenire con efficacia? 

Sono tre aspetti, fra i molti, che potrebbero vedere soluzioni concrete, purché vi sia la volontà di affrontare tali problemi con politiche condivise. A livello mondiale, nelle prime due ipotesi, su scala più ristretta, magari tramite accordi bilaterali, con riferimento al Made in Italy.

 

Qual è invece l’ambito in cui non si intravedono possibili scenari di soluzione nel breve periodo?

Non è mia abitudine gettare la spugna. Se non si vedono le soluzioni, inutile dialogare.

 

Venendo agli aspetti positivi: quali invece i 3 punti di forza che l’Italia può vantare in ambito agroalimentare?

1) Una marcata biodiversità. Basti pensare che il Made in Italy può contare su oltre 63mila varietà di flora e fauna, delle quali 20mila sono custodite in Lombardia.

2) Una tradizione culturale radicata nel saper coltivare, produrre, trasformare e cucinare il cibo, forti di identità territoriali marcate e variegate sul territorio.

3) La grande capacità di dialogare e di rivolgersi al mondo intero con produzioni di altissima qualità.

 

Qual è l’aspetto che ha la maggiore potenzialità, il maggior valore ancora inespresso?

La valorizzazione del prodotto in termini economici. Il Made in Italy enologico può contare su un tesoro di oltre 540 vitigni autoctoni e sul fatto di essere il primo esportatore per quantità. Eppure, in termini di valore l’export dei vini francesi è doppio rispetto all’Italia.

 

Se fosse il ministro dell’agricoltura Italiano, quale sarebbe la prima azione che metterebbe in atto?

Ridurre i costi del ministero e, parallelamente, avviare un dialogo con l’Europa. Sarebbe una novità anche per loro, in quanto non sono molto avvezzi alla presenza del ministro a Bruxelles.

 

Qual è l’impegno più ambizioso cui sta lavorando il suo assessorato? Con che risultati attesi? 

Cercare di valorizzare le filiere agroalimentari lombarde, facendo in modo di riequilibrare il valore aggiunto fra tutti gli attori che, insieme, hanno portato la Lombardia a essere la seconda regione d’Europa per l’agroalimentare, con un valore di quasi 13 miliardi di euro. I risultati dipendono da quanto si saprà comunicare al consumatore per valorizzare il Made in Lombardia, alla capacità di penetrare i mercati internazionali e alla volontà di fare squadra.

 

Eventuali altre considerazioni:

Quello di Bergamo sarà il terzo G7 dell’Agricoltura. L’auspicio è che i sette paesi più industrializzati del mondo concretizzino il dialogo con progetti attuabili. Le mere dichiarazioni di principio servono poco a un pianeta che per metà soffre la fame e per l’altra metà ha problemi legati a una eccessiva alimentazione. Il tutto mentre un terzo del cibo destinato all’alimentazione umana, equivalente a circa 1,3 miliardi di tonnellate, è gettato o sprecato. L’era degli spot è terminata.

Ottobre 2017

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