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Intervista a Damiano Di Simine

Damiano Di Simine

Segreteria nazionale di Legambiente

Quali sono in sintesi i 3 aspetti più negativi e contraddittori presenti oggi in agricoltura e nell’intero sistema agroalimentare? (Mondiale o italiano, a scelta. Meglio se con alcuni dati numerici a supporto)

1) Nel sistema agroalimentare mondiale, sicuramente è centrale il forte sbilanciamento della produzione a favore delle filiere zootecniche al servizio della dieta iperproteica delle economie del benessere. Ciò è alla base di squilibri nutrizionali per i ‘benestanti’ del Nord, ma anche di illecite pressioni sulle terre coltivate esclusivamente per mangimistica: è evidente in Pianura Padana, ma quello che i consumatori non vedono è che l’intera Europa non ha abbastanza terre per sostenere la propria zootecnia e dipende per oltre metà dei propri foraggi da monocolture di mais e soia in altre parti del mondo (Sudamerica, Africa), dove le terre sono sottratte ai contadini locali per rifornire i grandi allevamenti del nord.

2) Nel sistema agricolo europeo, il sistema di sovvenzioni (quasi il 40% del budget europeo) che sorregge il reddito agricolo lo fa in base a un criterio fondato sulle superfici aziendali: questo non alimenta comportamenti virtuosi, premia la rendita della grande proprietà fondiaria, ne asseconda i processi di concentrazione, alza le barriere all’ingresso di nuovi agricoltori, sfavorisce le agricolture di aree marginali.

3) L’agricoltura industriale in sé, ovvero la gran parte dell’agricoltura europea, che presidia il 38% delle terre europee con una attività che esercita pressioni insostenibili sui suoli, sulle risorse idriche e sulla biodiversità terrestre. Basti pensare alla enorme quantità di sostanze nocive che vengono deliberatamente immesse sui suoli e sulle vegetazioni come ‘trattamenti fitosanitari’.

 

Su quali di questi aspetti secondo Lei è realisticamente possibile intervenire con efficacia? 

Su tutti e tre, senza illudersi che la transizione verso l’agricoltura ecologica e la dieta sostenibile possa avvenire in tempi brevi, ma con la consapevolezza che le competenze, i mezzi tecnici, e gli stessi orientamenti nei consumatori sono già ora risorse disponibili per questa necessaria conversione.

 

Qual è invece l’ambito in cui non si intravedono possibili scenari di soluzione nel breve periodo?

Su tutti e tre: nel breve periodo non mi faccio illusioni, il potere negoziale delle lobby agroindustriali, ma anche della trasformazione alimentare e della distribuzione commerciale è enorme e il mondo agricolo, a differenza di quello industriale, non è così reattivo agli stimoli sociali. Dobbiamo sapere che è un lavoro di lunga lena, ma è urgente innescare il cambiamento e la consapevolezza.

 

Venendo agli aspetti positivi: quali invece i 3 punti di forza che l’Italia può vantare in ambito agroalimentare?

1) Un crescente e forte orientamento di aziende agricole verso pratiche sostenibili, testimoniato dalla crescita delle produzioni biologiche e biodinamiche, che potrebbero raggiungere il 20% della SAU complessiva da qui al 2020.

2) Un notevole dinamismo delle nuove generazioni di agricoltori, che nonostante le grandi difficoltà di accesso alla terra stanno mostrando il volto innovativo della nuova agricoltura.

3) Indubbiamente un grande bagaglio di competenze nel campo della trasformazione alimentare che, legata alla grande diversità di produzioni agricole e zootecniche, è all’origine della fortissima caratterizzazione dei prodotti italiani.

 

Qual è l’aspetto che ha la maggiore potenzialità, il maggior valore ancora inespresso?

La capacità di integrare gli aspetti di cui sopra, associando alla caratterizzazione e alla sottintesa (ma non scontata) genuinità del made in Italy la capacità di innescare una filiera dalla qualità globalmente riconosciuta e una garanzia ai consumatori riguardo alla salubrità e al valore nutrizionale dei prodotti.

 

Se fosse il ministro dell’agricoltura Italiano, quale sarebbe la prima azione che metterebbe in atto?

Andrei a trovare il Ministro della Salute e gli proporrei di lavorare insieme per una forte operazione culturale e comunicativa sui pilastri della dieta sana e sostenibile.

 

Qual è l’impegno più ambizioso cui sta lavorando la sua associazione? Con che risultati attesi? 

L’impegno maggiore su questi temi è legato alla lotta al degrado e al consumo di suolo. Contestualmente abbiamo lanciato, con altre associazioni, una campagna #cambiamoagricoltura, con cui intendiamo sviluppare consapevolezza sulla necessità di modificare in modo radicale le politiche agricole comunitarie: l’obiettivo più ambizioso è quello di riuscire a essere incisivi sulla prossima riforma della PAC, per avere un’agricoltura che corrisponde in servizi collettivi alle risorse pubbliche che riceve dalla PAC, che premi il lavoro e in particolare il lavoro regolare in agricoltura, che si faccia carico di alimentare il presidio sociale dei territori rurali, che cooperi alle politiche di disinquinamento, di difesa della biodiversità e di lotta al cambiamento climatico.

Ottobre 2017

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