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Foreste e cambiamento climatico

Foreste e cambiamento climatico

L'allarme lanciato dal rapporto “Forest Resources assestment” della Fao Necessario un cambio di rotta nel relazione tra uomo e natura

La vita delle foreste del nostro pianeta è in pericolo costante: secondo l'ultimo rapporto sullo stato delle foreste curato dalla FAO, il “Forest resource assessment”, ogni anno si perdono 13 milioni di ettari di foreste naturali. In un decennio abbiamo perso un'estensione pari a 940 mila kmq: una superficie grande come l'Egitto.

Gli effetti a cascata della deforestazione

Il rapporto lancia un campanello d’allarme e ricorda che, per evitare conseguenze potenzialmente dannose per il pianeta e la sua popolazione, i governi dovrebbero muoversi tutti in un’unica direzione, ponendosi come obiettivi primari lo stop alla deforestazione e la gestione sostenibile di boschi e foreste, il ripristino di quelle degradate e l'incremento della copertura arborea in tutto il mondo. La deforestazione contribuisce infatti ad aggravare il cambiamento climatico che - in un circolo vizioso - produce un aumento degli eventi estremi, come l’intensità e l’aumento di frequenza delle precipitazioni.

Ciascun evento si riversa su territori spesso degradati se non addirittura deforestati. In questo modo in quelle aree viene a mancare la protezione che le foreste in buono stato sono in grado di garantire, attenuando gli effetti dell’evento estremo. Di conseguenza ogni alluvione, siccità, valanga o smottamento porta spesso con sé perdita di vite umane, comunità sfollate e danni ingenti per l’economia. Ed è solamente in questi tragici frangenti che l’importanza delle foreste negli ecosistemi naturali torna alla ribalta.

Friuli e Trentino campanelli d’allarme

Lo abbiamo visto in Italia, dove il 30 ottobre scorso forti raffiche di vento stimate intorno ai 140 km/h hanno provocato ingenti danni soprattutto in Friuli Venezia Giulia e in Trentino Alto Adige. In un giorno sono stati abbattuti tanti alberi quanti se ne abbattono in tutta Italia in un anno di attività selvicolturale, per una quantità di circa otto milioni di metri cubi di legno. Una situazione gravissima secondo Pefc Italia (Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale), sia dal punto di vista economico che ambientale e sociale: ci vorranno almeno cento anni affinché l’equilibrio venga di nuovo ristabilito.

Un ruolo fondamentale

Il ruolo delle foreste a livello biologico ed economico è fondamentale: contribuiscono alla tutela della biodiversità, svolgono un ruolo importante nella conservazione delle acque e del suolo, forniscono innumerevoli prodotti - non solo legnosi - e cibo a centinaia di milioni di persone, sono tra i principali serbatoi di assorbimento del carbonio. Per l’uomo svolgono in primis la funzione di protezione: proteggono infatti nuclei abitati, strade ed infrastrutture dalla caduta di massi, trattenendo con i loro tronchi di dimensioni contenute. Il loro microclima permette lo stabilizzarsi del manto nevoso, che si compatta in modo omogeneo, rimanendo stabile sino al disgelo primaverile.

Non dimentichiamo poi che proteggono la stabilità del suolo montano e regolano l'equilibrio idrologico dei versanti, mantenendo la qualità dell'acqua delle nostre sorgenti.

Accanto a queste funzioni puramente funzionali, vi sono anche quelle estetiche: la funzione paesaggistica e turistico–ricreativa: il benessere e il senso di pace che derivano dal passeggiare immersi in una natura incontaminata non hanno prezzo. Funzioni e aspetti di cui ci si dovrebbe ricordare durante tutto l’anno, e non soltanto in concomitanza di disastri naturali.

Perché, se ci teniamo al nostro benessere e alla salvaguardia del pianeta per le future generazioni, l’incolumità delle foreste dovrebbe essere tra le nostre priorità in agenda. 

Dicembre 2018

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