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Cop21, una boccata d’aria fresca per il futuro

Cop21, una boccata d’aria fresca per il futuro Parigi

Contenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2°C entro fine secolo: obiettivo storico, ma sufficiente?

“Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta”, questo il presupposto fondamentale della Conferenza di Parigi, la XXI conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Le Bourget dal 30 novembre al 12 dicembre 2015.

Dopo 12 giorni e notti di negoziati il ministro degli Esteri francese Laurent Fabiu, presidente della Conferenza, ha annunciato l’approvazione di un Accordo che, per entrare in vigore nel 2020, dovrà essere ratificato da almeno 55 Paesi che rappresentano il 55% delle emissioni mondiali di gas serra.

L’accordo di Parigi in sintesi

Scopo della Conferenza di Parigi era arrivare a un accordo globale e condiviso dalle potenze industriali e da quelle in via di sviluppo per arginare l’innalzamento della temperatura globale, accelerando la riduzione delle emissioni a effetto serra.

Contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C entro fine secolo; rimborsare i paesi più esposti agli effetti del cambiamento climatico, spesso i più poveri; erogare fondi per l’energia pulita da parte dei paesi più ricchi per diffondere tecnologie verdi e avviare la decarbonizzazione dell’economia: questi in sintesi gli obiettivi concordati a Parigi, che verranno rivisti ogni 5 anni a partire dal 2023, mentre già dal 2018 si chiederà ai singoli Stati di aumentare i tagli delle emissioni.

Cop21: accordo storico o fallimento annunciato?

Per oltre 10 giorni, i leader di 195 Paesi hanno discusso su come evitare la catastrofe climatica senza porre limiti allo sviluppo, arrivando a un accordo che avrebbe finalmente dovuto essere storico e vincolante, dopo l’insuccesso delle politiche ambientali globali degli ultimi decenni e di fronte a una febbre del Pianeta che sembra ormai irreversibile.

Contenere l’aumento della temperatura media della Terra sotto i 2°C entro fine secolo, mediante azioni volontarie e non sanzionabili, è l’obiettivo che ha ottenuto il consenso globale. Un obiettivo non troppo ambizioso considerando che secondo gli esperti sarà comunque insufficiente per scongiurare la catastrofe.

Stando al testo dell’Accordo, entro il 2050 a livello globale si dovrà raggiungere l’equilibrio tra le missioni climalteranti e la capacità di assorbimento degli ecosistemi.

Troppo tardi, dicono gli scienziati.

Le critiche di ambientalisti e scienziati

«Si tratta di una frode, un falso, nessuna azione e solo promesse»: così è stato definito l’accordo di Parigi da James Hansen, lo scienziato della Nasa che nel 1988 lanciò l’allarme sui cambiamenti climatici.

Stabilire la prima revisione degli obiettivi nazionali sulle emissioni nel 2018-2023 sarebbe infatti troppo tardi perché se l’inquinamento continuerà a essere lo stesso per altri tre anni sarà già impossibile raggiungere gli obiettivi di Parigi.

L’Accordo non ha nemmeno stabilito un calendario che porti alla progressiva, ma totale, sostituzione delle fonti fossili.

Nessun organismo internazionale è stato poi preposto al controllo del rispetto delle quote di emissioni dei singoli Paesi e non sono state prese in considerazione le emissioni dei trasporti aerei e navali, di cui nessuno vuole farsi carico.

Dopo Parigi

Se in tanti sono rimasti delusi dalla scarsa incisività dell’Accordo di Parigi, pare comunque ormai evidente un cambio di rotta sostenuto dall’opinione pubblica, dai comportamenti individuali e dalle centinaia di migliaia di persone che, dalla marcia di New York del 2014 alle marce per il clima tenutesi in occasione del Summit di Parigi hanno chiesto alla politica di agire per salvare il futuro dell’umanità.

Non si tratta, infatti, come si è sostenuto per anni, di salvare il Pianeta.

Occorre cambiare prospettiva e renderci conto che non sono le sorti del Pianeta a essere in gioco, ma quelle dell’umanità.

Ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, fermare il riscaldamento globale e arginare il cambiamento climatico sembrano obiettivi astratti e lontani dalla nostra quotidianità, finché qualcuno ci ricorda che questo è l’inverno più caldo mai registrato da quando esistono le rilevazioni e che la concentrazione di polveri sottili in atmosfera sta rendendo l’aria irrespirabile.

Non è più tempo di ridurre la lotta all’inquinamento atmosferico allo sterile scontro politico tra sostenitori e contrari al blocco del traffico o alle targhe alterne, c’è in gioco molto di più e ci riguarda tutti.

Oltre che guardare le decisioni di Parigi, dobbiamo cominciare dalle scelte che possiamo compiere nei nostri rispettivi ambiti d’azione, perché la diminuzione delle emissioni climalteranti, l’impiego delle rinnovabili e il risparmio energetico è soprattutto la somma delle nostre scelte quotidiane.

Arianna Corti

Febbraio 2016

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