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Casa Amore: una vera famiglia all'insegna dell'accoglienza

Casa Amore: una vera famiglia all'insegna dell'accoglienza

Patrizia Pesenti e una genitorialità controcorrente: nella villa confiscata alla mafia a Berbenno (BG), con il marito Diego apre le porte di casa a minori in affido

«All'inizio la nostra scelta ha suscitato sconcerto. Quasi tutti ci dicevano che avevamo bisogno di stare un po' da soli dopo le nozze, non di prendere subito dei minori problematici in casa». A parlare è Patrizia Pesenti, 32enne di Zogno, e la scelta a cui fa riferimento è quella che ha cambiato radicalmente la vita sua e di suo marito Diego Mosca: aprire cioè Casa Amore, casa famiglia di accoglienza e affido di minori in situazioni problematiche, e di farlo immediatamente dopo il matrimonio.

Perché l'obiettivo – unico in bergamasca – era chiaro: Casa Amore non sarebbe stata una classica comunità per minori con tanto di educatori, ma una vera e propria famiglia a tutti gli effetti.

Un progetto di rinascita nella villa confiscata alla mafia

Una scelta coraggiosa, quella di Patrizia e Diego, che ha affondato le radici nel vissuto personale dei due giovani e che si è tradotta in un progetto controcorrente, grazie alla collaborazione tra il comune di Berbenno, l'azienda speciale consortile Valle Imagna – Villa d'Almè, la cooperativa sociale Il Varco e l'associazione Libera contro le Mafie.

L'edificio che ospita la casa famiglia, infatti, era stato confiscato a uno strozzino milanese, e grazie alla legge 109/96 - che permette il riutilizzo a fini sociali delle proprietà sottratte alla criminalità organizzata – da luogo simbolo di sopraffazione è diventato spazio di accoglienza, sfide e nuove possibilità. 

«Quando ci è stato proposto di aprire una casa famiglia e venire qui a Berbenno nell'ambito di questo progetto, non eravamo ancora sposati – spiega Patrizia, professione psicologa -. Io lavoravo già nel servizio affidi, ma la proposta è stata un fulmine a ciel sereno.

Ci siamo confrontati con le persone a noi vicine, ma i pareri sulla cosa erano tutti piuttosto contrari e così abbiamo deciso di prenderci un periodo di riflessione durante la Quaresima».

Entrambi attivi da anni nel mondo dell'oratorio del proprio paese e nella Caritas locale, Patrizia e Diego avevano improntato tutto il loro fidanzamento sul tema dell'accoglienza e non escludevano a priori un progetto matrimoniale aperto al sostegno di persone e minori in difficoltà: «ma iniziare un'esperienza simile appena sposati può essere rischioso per la coppia – aggiunge Patrizia -. D'altro canto, però, rispetto a una scelta di questo tipo si troverebbero sempre motivi validi per dire di no, così ci siamo detti che forse era davvero questa la nostra strada, che era il momento giusto. E abbiamo accettato». 

Una famiglia allargata 

Diego e Patrizia si sono sposati il 7 settembre 2012, Casa Amore ha aperto ufficialmente i battenti il 2 ottobre dello stesso anno e il primo ragazzo accolto è arrivato dopo due settimane. La realtà della casa famiglia è strutturata proprio come una famiglia a tutti gli effetti: sia Diego che Patrizia lavorano fuori casa – lei come psicologa libera professionista, lui come insegnante di religione – e condividono la loro quotidianità con minori che hanno bisogno di stare lontani dalla famiglia di origine e di vivere in un ambiente sereno.

Dal 2012 a oggi, Casa Amore ne ha ospitati in totale undici, oltre, ovviamente, alla famiglia in senso stretto di Diego e Patrizia, che hanno avuto nel frattempo due figli, Elisa di 5 anni e Federico di 3. «Come genitori, abbiamo quasi cominciato al contrario – racconta ancora Patrizia – perché dopo pochi mesi di matrimonio ci siamo trovati ad affrontare le dinamiche degli adolescenti.

I nostri figli sono cresciuti con i bambini e ragazzi che accogliamo, questa famiglia allargata per loro è normalissima.

Una volta mia figlia mi ha chiesto “Io ho anche altre mamme in giro?”, perché vedeva gli altri andare e venire».

Non sono mancati, ammette Patrizia, anche i momenti di sconforto: episodi di gelosia dei propri figli rispetto ai bambini più piccoli, la necessità di ricreare di volta in volta dinamiche relazionali sempre nuove e talvolta la difficoltà di trovare un equilibrio con alcuni ragazzi più problematici, ma «è come prendersi cura dei figli, capita a tutti i genitori. E poi non siamo da soli, c'è un'équipe che ci accompagna e la responsabilità è condivisa. Questo aiuta».

E, aggiunge Patrizia poco prima di salutarci, c'è anche un altro aspetto: «la scelta che abbiamo fatto ci ha fortificato come coppia. É come se avessimo già avuto 13 figli, e questo ripaga tutte le fatiche». 

Erica Balduzzi

Marzo 2019

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