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A Bologna in mostra Vivian Maier

Vivian Maier

Centoventi opere di una delle fotografe più note del secolo scorso

Per la prima volta a Bologna la grande mostra curata da Anne Morin “Vivian Maier - la fotografa ritrovata”, dal 3 marzo al 27 maggio presso l’incantevole Palazzo Pallavicini. Per l’occasione è stata realizzata un’attenta selezione sulla base delle foto dell’archivio Maloof Collection e della Howard Greendberg Gallery di New York.

Vivian Maier: una bambinaia con la passione per la fotografia, ecco chi fu. Nata a New York nel 1926, ad oggi possiamo dirlo: è una delle fotografe più apprezzate del secolo scorso, antesignana di un intero genere, la street photography.

Solo nel 2007 i frutti straordinari del suo passatempo finirono sotto le luci della ribalta, quando John Maloof, un giovane figlio di rigattiere, decise di comprare in blocco per 380 dollari il contenuto di un garage di Chicago, messo all’asta dopo esser stato espropriato a una donna che aveva smesso di pagarne l’affitto; qui Maloof trovò una cassa piena di rullini e negativi ancora da sviluppare che pubblicò sulla piattaforma Flickr. Visto l’apprezzamento, l’intuizione di avere un tesoro tra le mani non si rivelò sbagliata: il successo in rete convinse Maloof a indagare sulla donna e a divulgarne le opere, facendo di lei un’icona dell’arte contemporanea internazionale.

Dopo la morte della Maier nel 2009, le sue fotografie sono state esposte, in tutto il mondo, riscuotendo grande approvazione sia negli Stati Uniti che in Europa. La mostra a Palazzo Pallavicini comprende centoventi fotografie in bianco e nero, di cui dieci in grande formato, novanta di medio formato, più una meravigliosa sezione di venti foto a colori relativa alla produzione degli anni Settanta dell’artista. Il percorso espositivo è organizzato in sezioni tematiche e affronta tutti i temi più cari alla Maier: infanzia, ritratti, autoritratti, vita di strada, oggetti e colore.

Il grande talento della fotografa sta nella sua incredibile capacità di cogliere i dettagli più evocativi della quotidianità, piuttosto che la visione d’insieme e ciò che ci viene consegnato è un fantastico quadro del Novecento newyorkese, in cui i protagonisti sono i soggetti meno considerati dell’epoca, colti a loro insaputa sul palcoscenico della strada.

Quella della Maier era una vera e propria ossessione per il gesto del fotografare, più che per il risultato finale: scattava a più non posso e conservava quante più immagini possibili senza mostrarle a nessuno.

Moltissimi sono gli autoritratti presenti nella produzione fotografica della Maier, in cui lei non guarda mai direttamente nell’obiettivo, come se lo scopo fosse indagare se stessa, imprimendo la sua ombra nello scatto. A ben vedere, anche in questo, la Maier può considerarsi un’anticipatrice: prima dell’uscita di qualunque smartphone era solita scattarsi selfie allo specchio, nelle vetrine dei negozi e su altre superfici riflettenti.

Una svolta significativa nell’evoluzione del lavoro della Maier si ha con il passaggio al colore: dalla Rolleiflex passa alla Leica, una fotocamera leggera e comoda da trasportare, che le dava la possibilità di scattare all’altezza degli occhi. Il cambiamento di conseguenza è anche di natura stilistica: maggiormente libere, espressive e giocose le foto a colori rispetto a quelle in bianco e nero, sempre però dominate dalla peculiare casualità di tutta la sua produzione.

Laura Spataro

 

 

Vivian Maier - La fotografa ritrovata

Fino al 27 Maggio 2018 a Palazzo Pallavicini (Bo) da giovedì a domenica dalle 11.00 alle 20.00.

Costo del biglietto: intero 13 euro, ridotto 11 euro.

Per maggiori informazioni:

info@palazzopallavicini.com

www.palazzopallavicini.com 

Aprile 2018

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