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Paola Egonu, campionessa…del mondo che vorremmo

Paola Egonu

L’opposto della Nazionale azzurra è una giovane donna che schiaccia i pregiudizi con la stessa forza con la quale colpisce la palla in campo. Questo mese la nostra rubrica è dedicata a lei

È uno dei migliori opposto (nel gergo della pallavolo indica il giocatore che schiaccia sia dalla prima che dalla seconda linea) al mondo. Un mese fa ha trascinato le Azzurre nel Campionato mondiale in Giappone, ha realizzato il record di punti e, a soli 19 anni, vanta un palmarès di tutto rispetto.

La verità, però, è che Paola Egonu è un opposto non solo sotto rete, ma anche nella vita. L’atleta italo-nigeriana è tutto il contrario di quello che sembra rappresentare il nostro Paese: poche chiacchiere, zero polemiche, tanto talento e risultati. E la consapevolezza umile e allo stesso tempo eclatante di essere una fuoriclasse che non teme di andare controcorrente.

Lontana dagli stereotipi

Paola Egonu, nata a Cittadella il 18 dicembre 1998 in una famiglia nigeriana, è cresciuta in un comune di 20mila abitanti in provincia di Padova e ne porta la cantilena marcata. Come tanti figli di seconda generazione, pensa che sia “normale avere origini diverse” e si sente una “convinta afroitaliana” perché “un’appartenenza non esclude l’altra”. Episodi di razzismo ne ha vissuti, eppure non ne “approfitta” per rubare prime pagine, piangersi addosso, motivare comportamenti eccessivi.

Di fronte a un’Italia che ha scoperto la potenza di una squadra multietnica, ha risposto come a qualcuno che si entusiasma per l’acqua calda: «Mi stupisce questa reazione. Siamo italiane». Non rinnega le sue origini (ogni due anni a Natale torna in Africa per trovare nonni e parenti), è legatissima ai suoi genitori, eppure non ne fa una bandiera politica. Non si è lasciata invitare ai talk show, provocare da microfoni e social.

Mai banale, coraggiosa ma senza diventare sfrontata, la Egonu schiaccia i pregiudizi con la stessa forza con la quale colpisce la palla. Nelle interviste racconta che vorrebbe diventare avvocato e ricorda il primo sacrificio che ha fatto per diventare una campionessa: a 13 anni ha lasciato casa, abbandonando ancora adolescente la famiglia, le amicizie, le sicurezze. Considera il suo corpo "come un tempio", non ha tatuaggi perché vuole "rimanere pura".

Come ha scritto su Instagram, ama la sua pelle e si schiera contro i preconcetti della bellezza. Non datele della femminista, però, perché lei ribatte: «Sono temi che riguardano un mondo pieno di stereotipi». E lei ne è lontanissima.

Una campionessa che infrange tabù

Con una naturalezza inavvicinabile ai più, ha confessato pubblicamente che subito dopo l’argento in Giappone, è tornata in albergo, ha chiamato la sua fidanzata e ha pianto. All’udire quella “a” la giornalista e il mondo hanno sussultato, ma sono stati i soli. Lei ha tirato dritto e senza clamore ha continuato: «Mi ha consolata. Mi ha detto che le sconfitte fanno male, ma sono lezioni che vanno imparate. E che ci avrei sofferto, però poi sarei stata meglio».

Chapeau! Trenta minuti d’intervista a “Il Corriere della Sera” e tre tabù infranti: l’essere figlia di stranieri, nera e omosessuale.

Per non parlare dello schiaffo dato a chi crede che venire da una famiglia immigrata o diversa dagli standard comporti o speciali meriti o particolari handicap.

Paola è figlia di una generazione che usa Internet per distruggere muri, che è abituata a rispondere per sé, a viaggiare e a confrontarsi con le diversità, che crede nel rispetto.

Ecco perché questo mese abbiamo scelto di dedicare la nostra rubrica a lei, giovane donna, bellissima nei suoi sorrisi, nell’esultanza del podio, nell’amarezza per l’Oro mancato. Nemmeno i migliori film e libri in circolazione avrebbero potuto regalarci un esempio così limpido di un mondo aperto, che dà spazio a tutti; un mondo che tanto vorremmo e che, per fortuna, in molti casi esiste già.

Michela Offredi

Dicembre 2018

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