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Occasione storica irripetibile. Ripartire con la SOStenibilità

Ripartire con la SOStenibilità

Tanti appelli e mobilitazione da parte di realtà e associazioni a favore di un nuovo modello di sviluppo: occorre unire le forze per una strategia comune

Nei mesi appena trascorsi si sono ripetuti molti proclami e appelli e piani di rilancio da parte delle istituzioni nazionali, europee e mondiali; molte le istanze giunte anche dalla società civile, con associazioni e realtà che si sono spese a tutti i livelli, dapprima per portare solidarietà e aiuto concreto a chi è stato più colpito e, in un secondo momento, per dare le proprie proposte su come superare l’emergenza e “ripartire” all’insegna di un altro modello di sviluppo e di altri valori e priorità.

I più colpiti dalla crisi

Sicuramente occorre partire da un’analisi della crisi, globale, ma che ha colpito soprattutto alcune aree geografiche del mondo e in particolare d’Italia, Lombardia in primis, durante tutta la primavera 2020. Mentre scriviamo, a inizio estate, l’epidemia, partita dalla Cina, si è spostata maggiormente negli Usa e in America Latina, ma nessuno può prevedere se l’effetto pandemico non torni negli stessi luoghi, nelle prossime settimane o nei mesi autunnali.

Altre fasce particolarmente colpite, indipendentemente dai luoghi, sono state le persone anziane e altre fasce deboli della popolazione, che meno hanno potuto (o saputo) isolarsi dal contagio, compresi i lavoratori e operatori di settori in prima linea, come gli addetti alla sanità. Se invece non consideriamo le ripercussioni solo in termini di malattia e contagio, anche i bambini sono da annoverare tra le fasce che hanno subito pesanti contraccolpi, essendo stati privati per mesi della possibilità di dare libero corso alla socialità e al gioco in spazi aperti e naturali, attività cruciali per la loro età, senza contare che sono i più piccoli sono anche i meno forniti di strumenti di comprensione della anomala realtà che si stava vivendo.

Infine, oltre al livello geografico e a quello sociale, sono stati colpiti nel profondo molti settori dell’economia, in Italia come in tutto il mondo. Difficile fare un elenco di quali categorie si sono salvate: settori come turismo ed eventi sono ancora in piena crisi, ma le ripercussioni economiche sono gravi e generalizzate praticamente per la quasi totalità delle attività, salvo poche eccezioni. La crisi economica poi diventa sociale, come già sappiamo, perché la precarietà che purtroppo era già insita nel modello di sviluppo degli ultimi anni, durante e dopo la pandemia è portata agli estremi.

La risposta delle istituzioni

Di fronte a una situazione così inedita e preoccupante, possiamo però registrare alcune reazioni positive da parte di enti e istituzioni che di solito non brillano per efficacia nelle risposte. La sottovalutazione iniziale del fenomeno è stata una costante per tutti i governi, dalla Cina all’Italia, (Regioni e Comuni compresi), dalla Spagna alla Gran Bretagna, dalla UE agli USA; tuttavia, in un tempo piuttosto ristretto, la maggior parte di essi ha saputo comprendere la gravità di quanto stava accadendo, predisponendo contromisure fino a quel momento inimmaginabili.

Il Green New Deal dell’Unione Europea presentato dalla nuova presidente Ursula von der Leyen a inizio anno aveva già imboccato l’auspicata direzione verso una trasformazione della nostra economia in chiave più sostenibile. Dopodiché, di fronte alla crisi pandemica, questa portata trasformatrice si è fermata e la gravità della situazione e del crollo di tutte le economie ha reso urgente far fronte ad altre priorità. Seppur dopo qualche titubanza, la decisione da parte dell’Unione Europea di sostenere con tutti i mezzi economico - finanziari possibili i deficit di bilancio dei nostri Stati e finanziare la loro ripartenza senza ingabbiarli in rigidità contabili è stata senza dubbio un’apertura di credito non scontata per un’istituzione che invece ha sempre messo al centro criteri e priorità di bilancio.

Anche gli stessi Stati, liberi almeno temporaneamente dagli stretti vincoli europei, si sono prodigati ad assicurare sostegno a lavoratori e imprese di tutti i settori, alle famiglie e alle istituzioni locali, per non lasciare campo libero alla depressione economica e psicologica. Fase 2, Fase 3, ripartenza e rilancio sono diventate le parole d’ordine per riemergere dalla crisi che inevitabilmente ha lasciato e lascerà gravi strascichi.

Occasione storica irripetibile

Senza entrare in questa sede nei distinguo delle varie posizioni, attraverso questa semplificata ricostruzione ci preme sottolineare il “punto di caduta” finale: da parte di moltissimi interlocutori è emersa con forza e chiarezza la constatazione che la situazione attuale sia un’occasione storica irripetibile. Siamo davanti all’enorme potenzialità di investire, finanziare, reimpostare, ricostruire un’economia e una società completamente sferzata da quest’evento globale.

Per la prima volta nella storia recente sono crollate molte certezze e si sono invertite molte priorità, nei governi come nella mente delle persone. Sensibilità mutate e riflessioni profonde sulle vere necessità e i veri bisogni della popolazione e del pianeta sono state oggetto di molti incontri, webinar, forum e approfondimenti a tutti i livelli. Ma soprattutto questi temi sono stati sentiti e percepiti sulla propria pelle anche da molti cittadini, che hanno vissuto e sperimentato come non mai un cambiamento radicale di modello di società e dei propri stili di vita. Dall’appello “Mai più. Mai come ora. Un altro mondo possibile è ancor più urgente e necessario” da parte del Forum delle economie trasformative agli slogan “non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema”, tutte le associazione e i movimenti italiani e internazionali si sono mossi per evidenziare e lanciare idee e proposte. Dal documento dei Friday For Future “Ritorno al Futuro” a numerosissimi altri appelli (troppi!) provenienti da tutta la società civile, il merito è stato di aver tenuto alta l’attenzione e la motivazione verso una possibilità di cambiamento per un’economia che punti al bene comune e a una transizione ecologica di tutto il sistema.

L’unica vera certezza che dovrebbe guidare ogni scelta, pubblica e individuale, economica e sociale, è che l’umanità starà bene se lavoriamo per un sistema in grado di far stare bene la maggior parte delle persone. I singoli individui saranno più soddisfatti e raggiungeranno meglio i propri obiettivi e la propria felicità all’interno di un sistema che genera soddisfazione e maggior benessere per tutti, all’interno di un ambiente sano e rispettoso delle risorse limitate del pianeta. Lasciare il mercato e il sistema economico e politico senza regole, senza “paletti” e limiti certi a tutela di beni e servizi essenziali per tutti, compromette l’obiettivo finale di soddisfare i nostri bisogni e aspirazioni, in un contesto di un mondo più equo e sostenibile sia ecologicamente che economicamente.

Lo sfruttamento delle risorse del pianeta e la concentrazione delle ricchezze in sempre più poche multinazionali e holding finanziarie globali è l’effetto di una presunta libera concorrenza che libera non è, perché è dominata dai più forti, non dai “migliori” o dai più meritevoli. E i più forti non fanno l’interesse della collettività: è dunque urgente e necessario mobilitarci e tenere alta l’attenzione ai nostri veri interessi, agli interessi di tutta la collettività. Le politiche pubbliche, locali, nazionali e internazionali, tutte devono essere orientate a perseguire questi obiettivi in ogni ambito e settore. Le priorità devono essere quelle dei bisogni del maggior numero di persone e di imprese, non solo di quelle più grandi o più forti. L’equilibrio che abbiamo perso negli ultimi decenni, ambientale, sociale ed economico, deve tornare ad essere l’obiettivo generale di tutti, sia nel proprio operato individuale che nelle scelte quotidiane, famigliari, lavorative, imprenditoriali. E ancora di più deve tornare ad essere l’obiettivo delle istituzioni pubbliche, dai Comuni alle Regioni, dallo stato all’Unione europea, che hanno la funzione di tutelare soprattutto i propri cittadini, e non solo poche categorie più potenti o influenti di altre.

C’è però un rischio: il leit motiv di tornare alla normalità, la volontà di ritornare all’operatività, alla voglia di riprendere le nostre abitudini, le nostre zone di comfort, può compromettere tutta la motivazione e l’impegno verso il cambiamento. Cambiare costa, costa sempre tanto, anche quando è palesemente l’unica strada da percorrere. Difficile spostare l’accento e i sostegni da settori tradizionali e da pregressi interessi costituiti, per fare posto o sostenere nuovi settori o l’innovazione verso altre priorità economiche e altre scale di valori. Per questo motivo occorre più che mai “unire le forze per una strategia comune”, un appello lanciato dalla Rete Italiana di Economia Solidale e condiviso con tanti altri attori desiderosi di cambiamento vero e trasformazione sostanziale del sistema economico sociale.

Agli Stati Generali e al Piano di Rilancio Italia, che pure segnano alcune proposte innovative e sottoscrivibili, dobbiamo però contrapporre e promuovere Stati Generali dell’alternativa, sostenibile, solidale, sociale, dei beni comuni, come già da più parti proposto. Nelle pagine seguenti riportiamo una sintesi di alcune iniziali considerazioni e controproposte al piano di Rilancio del Paese, ma l’auspicio è che, organizzandoci durante l’estate, si possa tornare ad un autunno che veda l’unione di forze e strategie di tutte le realtà impegnate verso un futuro sostenibile, da costruire con determinazione a partire da un presente possibile.

Diego Moratti

Luglio 2020

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