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L’Italia è leader della Green Economy in Europa, ma gli italiani non lo sanno

L’Italia è leader della Green Economy in Europa

La raccolta differenziata, un volano per l’economia e un’opportunità per l’Italia di distinguersi a livello internazionale

Il recupero dei rifiuti nell’ottica di un’economia circolare è uno dei temi fondamentali intorno ai quali si gioca il futuro della green economy in Italia. L’economia verde abbraccia diversi settori, dalle rinnovabili ai prodotti agroalimentari di qualità certificata, dalle emissioni pro-capite alla mobilità sostenibile, fino al riciclo dei rifiuti.

A questo proposito, nel mondo, così come in Europa e nel nostro Paese, si è resa sempre più necessaria la definizione di azioni rapide ed efficienti che mirino all’incremento delle politiche nazionali per prevenire la sovrapproduzione di rifiuti e migliorare le strategie di smaltimento, attraverso strumenti economici e leve fiscali.

L’obiettivo comune è riuscire a sviluppare - incrementandola - la raccolta differenziata per minimizzare il ricorso alla discarica. Sorprendentemente, l’Italia è la prima tra i Paesi europei ad aver tradotto le potenzialità dell’economia verde in un volano per la ripresa economica nazionale.

Autostima verde

Nonostante le criticità che percorrono il Belpaese da diverso tempo, l’Italia costituisce un’eccellenza mondiale per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti.

Con cinque anni di anticipo, nove regioni italiane hanno raggiunto gli obiettivi prefissati dalla comunità europea per il 2020: cosa non quadra allora? Il problema sembrerebbe tutto sociale: gli italiani - stando al report “Dual Citizien” redatto dal centro di ricerche di Washington DC - hanno una percezione negativa delle proprie potenzialità.

Quella che gli statisti hanno battezzato come “mancanza di autostima verde” deriva da una necessità di fondo di corrette politiche di comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini ad adottare stili di vita più attenti e a considerarli un tassello fondamentale per lo sviluppo dell’economica nazionale.

Le normative ci sono, come dimostra la Legge 221 del 28 dicembre 2015 - necessaria e doverosa in materia ambientale e di promozione della green economy a favore del contenimento dell’uso di risorse naturali - tuttavia occorre incoraggiare un rapporto più diretto di dialogo tra le amministrazioni e la popolazione, perché è impensabile che gli italiani non siano al corrente del valore delle proprie azioni e soprattutto degli effetti che queste hanno sull’ambiente e sul benessere degli individui.

L’Italia capofila delle buone pratiche

L’innovazione nel campo del riciclo, lo sviluppo dell’ecodesign e dei sistemi di riuso, il recupero degli oggetti destinati a nuova vita e la riduzione del consumo delle materie prime si traducono in dati sorprendenti per quanto riguarda lo sviluppo della green economy italiana. La trasformazione degli pneumatici in suole per le scarpe, dei fondi di caffè in terriccio per la coltivazione dei funghi, della buccia delle arance in tessuto sono solo alcuni dei numerosissimi espedienti trovati per lanciare l’economia del riuso, del riciclo e del risparmio, oltre che per la nascita di start-up e piccole imprese che hanno dato impiego ai giovani.

Proprio queste pratiche, insieme a una gestione vincente di rifiuti generati dalla raccolta differenziata, hanno portato 3549 comuni di nove regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Sardegna e Valle D’Aosta) a distinguersi in Europa per l’attuazione di politiche dedicate ai rifiuti, raggiungendo così l’obiettivo del ritiro del 50% dei prodotti immessi sul mercato; tra queste solo il Trentino-Alto Adige ha passato anche il traguardo del 65%.

Inoltre, a dodici di questi comuni, tra cui Como, Bergamo e Milano, è stato conferito un riconoscimento speciale per l’efficienza delle strategie applicate.

L’Italia e l’Europa, i dati sulla differenziata

Nonostante il sensibile divario tra regione e regione, l’intercettazione pro capite di raccolta differenziata segna un +7,90% con la raccolta di una media di 253 Kg di rifiuti per abitante. Una pratica, quella della differenziazione dei rifiuti, che ha portato alla riduzione dell’emissione di gas serra del 32,7%, per poco meno di 1,8 milioni di tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera. Complessivamente l’Italia ricicla il 42% dei rifiuti urbani, la terza nazione in Europa, dopo la Germania e il Regno Unito, mentre - sempre secondo il rapporto 2015 dell’Anci-Conai - si colloca prima fra tutte nello smaltimenti sostenibile dei rifiuti speciali e industriali, con ben il 76% degli scarti prodotti.

Secondo il comunicato rilasciato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in concomitanza alla presentazione degli Stati Generali della Green Economy, l’Italia è prima rispetto alle quattro principali economie europee in ambito di rifiuti (Germania, Regno Unito, Francia e Spagna) per quanto riguarda l’efficientamento energetico, il riciclo dei rifiuti, la diffusione del mercato agroalimentare di qualità ecologica e le emissioni di CO2 pro-capite nei trasporti. Il secondo posto, invece, se lo aggiudica per l’incremento dell’innovazione sostenibile e la diffusione dell’agricoltura biologica; siamo ancora il fanalino di coda per quanto concerne lo sviluppo dell’impiego delle fonti rinnovabili e l’elevato consumo di suolo nazionale.

L’Italia dunque si presenta all’ Europa come la nazione che complessivamente ha ottenuto i risultati migliori per la green economy. In tutto questo un ruolo importante viene attribuito alla raccolta differenziata dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, che secondo i dati elaborati dal Centro di coordinamento RAEE, è in aumento su gran parte del territorio nazionale. Nei primi nove mesi del 2016, infatti, la raccolta dei rifiuti elettronici ha registrato un aumento del 14% rispetto al 2015, con un picc del +35% per la consegna alle aziende del settore di grandi elettrodomestici, seguito da un +22% dallo smaltimento controllato di sorgenti luminose e batterie elettriche, raggiungendo così il 36% dei RAEE trattati complessivamente.

Siamo ancora lontani dal target europeo del 45% di ritorno dei rifiuti immessi, ma di questo passo non sarà difficile per l’Italia raggiungere l’obiettivo del 65% entro il 2019.

Un rilancio dell’economia nazionale

I dati dimostrano che la green economy potrebbe essere un ottimo punto di partenza dal quale far ripartire un solido meccanismo di sviluppo economico per il nostro Paese, tutto sta nel promuovere l’importanza dell’innovazione e degli investimenti in questo promettente settore.

Dagli anni ’90 a oggi, la continua e incessante crescita della produzione dei rifiuti costringe i governi ad adottare urgenti politiche di smaltimento, strategie, sempre più volte alla tutela ambientale e dei diritti sulla salute delle popolazioni. Basti pensare che solo nel 2012 gli stati europei hanno prodotto 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti (162,7 milioni di tonnellate provenivano dall’Italia), di cui 2,3 miliardi sono stati lavorati per il 48,3% con trattamenti diversi dall’incenerimento (a cui sono stati destinati il 6% dei rifiuti).

Il dato più significativo è costituito dal 45,7% degli scarti destinati a operazioni di recupero (non in ambito energetico): le destinazione principali sono state quella del riciclo (36,4%) e della colmatazione (9,3%), ovvero l’impiego di materiale di scarto per il risanamento e la messa in sicurezza degli ambienti naturali.

È evidente che le pratiche più efficienti per la gestione dei rifiuti sono quelle che incentivano il riciclo dei materiali, affinché per questi non si ricorra alla discarica e agli inceneritori.

Dai rifiuti nascono capi e accessori di alta moda, nascono le nostre case, hanno origine il biogas e i biocarburanti, nuovi elettrodomestici, detersivi e cosmetici, ma soprattutto opportunità.

I rifiuti urbani, quelli prodotti nelle nostre case, che da una parte preoccupano maggiormente le amministrazioni, sono anche quelli sui quali è possibile intervenire direttamente: il primo passo è capire che ognuno di noi ha un ruolo nella scelta del futuro del nostro pianeta.

Ilaria D’Ambrosi

 

Dicembre 2016

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