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Ermanno Olmi: un uomo, un regista

Ermanno Olmi: un uomo, un regista

Ripercorriamo la carriera artistica di uno dei più grandi cineasti italiani

«Confesso che le prime volte che mi son sentito chiamare maestro, ho provato un po’ di orgoglio, mi sono detto che allora ho lavorato abbastanza bene. Poi ho capito che il maestro è vincolato a un atteggiamento che comporta il rispondere alle domande... Io preferisco farle, ossia preferisco la curiosità del discepolo». Così si espresse Ermanno Olmi in occasione di un’intervista televisiva nel 2014, confermando la sua natura di grande uomo di cultura che è prima di tutto umile, capace di ascoltare gli altri e di meravigliarsi sempre per ogni cosa. A Olmi l’etichetta di maestro poteva anche non sembrare azzeccata, ma per molti lo è stato eccome, e con la M maiuscola.

Dal cinema di Olmi lo spettatore ha molto da apprendere, prima di tutto la centralità dell’uomo stesso, delle sue fatiche, gioie e sofferenze. Difatti nel suo cinema, fin dagli esordi come documentarista per la Edisonvolta (azienda presso cui lavorò come impiegato dal 1947 al 1961), c’è sempre una grande attenzione per l’uomo: nonostante il racconto delle meraviglie tecnologiche rappresentate dalle dighe, dagli impianti, dalle luci e dall’energia elettrica – aspetti che ha documentato nei suoi primi lavori – non manca mai un occhio di riguardo per la persona intesa come essere umano, e per ogni minimo particolare. Non a caso, lo studioso e critico del cinema Raffaele De Berti parla di Ermanno Olmi come di un “cineasta umanista”, ovvero caratterizzato da un’attenzione costante all’uomo e all’umanità. Un approccio che, abbozzato nei primi corti degli anni Cinquanta, si realizzerà appieno nella produzione filmica successiva.

Un capolavoro indimenticato e l’amore per la terra e il creato

La produzione documentaristica con cui esordì negli anni Cinquanta, senza alcuna formazione di cinema alle spalle, è sterminata: i suoi cortometraggi sono preziose testimonianze di un mondo operaio e di una corsa alla modernizzazione a cui noi oggi, costantemente abituati al benessere, non prestiamo più attenzione.

Per capire appieno il suo cinema, sia quello documentaristico degli esordi sia quello della maturità, dobbiamo però prima di tutto risalire alle sue origini. Nato il 24 luglio 1931 nel quartiere Malpensata a Bergamo, passò l’infanzia dalla nonna a Treviglio.

Proprio i momenti trascorsi da piccolo tra i campi della Bassa Bergamasca gli offriranno lo spunto per raccontarci un mondo contadino dalle tradizioni e dai saperi secolari.

Metterà in scena, servendosi solo di veri contadini e non di attori professionisti, il mondo rurale bergamasco di fine Ottocento, girando l’intera produzione in dialetto e ponendo così l’attenzione su un altro elemento della cultura popolare che va inesorabilmente perdendosi: quello dell’idioma locale, espressione di secoli di evoluzioni linguistiche e storia, non meno importante – per dignità – della lingua nazionale.

Questo racconto prenderà il nome de L’albero degli zoccoli ed è ancora ricordato come uno dei più grandi successi del Maestro. Il film, girato nel 1977, venne premiato l’anno seguente al Festival di Cannes, ottenendo un successo strepitoso e imponendo il regista all’attenzione del mondo. «Io credevo di aver fatto con L’albero degli zoccoli un film per conservare la memoria di un mondo che sarebbe stato fagocitato, addirittura calpestato, da quello che chiamiamo progresso. Invece mi sono accorto che è stato il battesimo di una nuova consapevolezza del valore della terra», ebbe occasione di dichiarare anni dopo il regista.

In effetti, Olmi sarebbe ritornato a quel tema. Dopotutto, da parte di madre aveva ereditato uno spirito da uomo di campagna, che gli permise di conoscere da vicino la civiltà contadina con tutti i suoi valori. Per Ermanno Olmi, è quella l’unica vera civiltà, l’unica davvero compiuta e che per questo durerà sempre, perché noi siamo figli della natura e la Terra è il nostro vangelo. Di conseguenza, non può esistere cultura più completa di quella rurale, le cui tradizioni, ingenue solo in apparenza, sono il frutto di rapporti millenari tra l’uomo e la terra.

La sensibilità che portava Ermanno Olmi a dirigere la macchina da presa verso gli uomini, soprattutto i più umili e provati, non poteva di certo renderlo indifferente a un grande malato del nostro tempo: il pianeta stesso. Ed ecco quindi Terra Madre, il documentario realizzato in occasione del forum mondiale di Slow Food tenutosi a Torino nel 2006 che vedeva l’incontro di tantissime comunità del mondo impegnate nella salvaguardia delle produzioni agricole locali.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ebbe buon gioco ad avvolgerlo nella sua tela, perché Olmi aveva sin da piccolo una naturale predisposizione all’ascolto della terra. Per Olmi, parlare di Terra – che è una Madre a tutti gli effetti – e di sostenibilità, significa avere chiaro fino in fondo il concetto di democrazia

Perché sporcare l’ambiente è un atto di offesa non solo nei confronti della natura che ci ospita, ma anche verso la società; è un atto di inciviltà che mina le basi di una sana convivenza. Dobbiamo rispetto a quella Madre Terra che «ha scritto un libro meraviglioso fatto non di parole ma di accadimenti», come il corso delle stagioni, il regno animale, la zolla fertile che è matrice del cibo senza il quale non potremmo vivere.

Un successo dietro l’altro

Il tempo si è fermato, Il posto (sul cui set Olmi conobbe l’attrice Loredana Detto che divenne la compagna di una vita) e I fidanzati sono i primi lungometraggi che consacrarono il regista agli occhi della critica agli inizi degli anni Sessanta, ben prima dunque dell’uscita nelle sale de L’albero degli zoccoli.

Altri successi si sarebbero susseguiti negli anni: E venne un uomo (1965), biografia del conterraneo papa Roncalli, ovvero Giovanni XXIII; Il mestiere delle armi (2001), un grande film in costume sugli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere; Centochiodi (2007), che narra la vicenda di una sorta di Cristo dei nostri giorni; Torneranno i prati (2014), sugli orrori della vita in trincea nell’Altopiano di Asiago durante la Grande Guerra; Vedete, sono uno di voi (2017), il suo ultimo lavoro, un documentario sul cardinale Carlo Maria Martini, a cui Olmi si sentiva molto vicino. La sua produzione non si esaurisce certamente qui. Per motivi di spazio non ci è possibile riportarla integralmente, ci limitiamo a inserire un box qui a lato con tutti i suoi maggiori film non documentaristici.

Olmi: maestro insolito, maestro di vita

Abbiamo parlato di un Olmi maestro, che però tale non si sentiva. A ogni modo, secondo il critico Morando Morandini, in fatto di stile Olmi fu certamente «un maestro di sobrietà».

Questa sua avversione per la trasmissione “didattica” del lavoro di regista era solita comunicarla ai ragazzi che partecipavano ai corsi di quella scuola-non scuola da lui fondata nel 1982 con altri soci a Bassano del Grappa: Ipotesi Cinema. «Da tempo Olmi era assillato da richieste di volontari per i suoi film», ricorda lo storico del cinema Marco Bertozzi, il quale a Ipotesi Cinema approdò nel 1990. La lettera inviata ai candidati, che Bertozzi ricorda citando il libro "Ermanno Olmi. L’esperienza di Ipotesi Cinema", recitava: «Non vogliamo che tu venga a Ipotesi Cinema a cercare chi ti possa insegnare a fare il cinema ma a crearti tu stesso le opportunità di impararlo».

Il regista dallo sguardo poetico

Olmi si è spento all’età di 86 anni, ad Asiago, il 7 maggio 2018. I funerali si sono svolti in maniera strettamente privata. Il regista era da tempo malato.

Già negli anni Ottanta aveva conosciuto la sofferenza, poiché colpito dalla rara sindrome di Guillain-Barré. Instancabile, dopo la guarigione si era dato nuovamente al cinema, sua grande passione, che tuttavia non ha mai anteposto agli affetti familiari e agli amici. Nel 2008 Venezia lo omaggiò con il Leone d’oro alla carriera, ricevuto dalle mani di Adriano Celentano.

Ermanno Olmi aveva paura di volare, ma possiamo ben dire che i suoi film abbiano decisamente spiccato il volo e, con essi, gli spettatori, che li hanno amati e hanno posato i loro sguardi su soggeti, contesti o su particolari prima ignorati. Il mondo della settima arte, di cui si occupò con così tanta dedizione per tutta la vita, gli deve molto ed è doveroso ricordarlo nell’anno in cui, oltre ad averci lasciato, ricorrono quarant’anni esatti dalla consacrazione di quel capolavoro che è L’albero degli zoccoli.

Lorenzo dell'Onore

 

Filmografia di Ermanno Olmi

• Il tempo si è fermato (1958)

• Il posto (1961)

• I fidanzati (1963)

• E venne un uomo (1965)

• La cotta (1967)

• Racconti di giovani amori (1967)

• Un giorno (1969)

• I recuperanti (1969)

• Durante l'estate (1971)

• La circostanza (1974)

• Alcide De Gasperi (1974)

• L'albero degli zoccoli (1978)

• Camminacammina (1982)

• Lunga vita alla signora! (1987)

• La leggenda del santo bevitore (1988)

• Il segreto del bosco vecchio (1993)

• Genesi: La creazione e il diluvio (1994)

• l mestiere delle armi (2001)

• Cantando dietro i paraventi (2003)

• Tickets (2005) - coregia con Abbas Kiarostami e Ken Loach

• Centochiodi (2007)

• Il villaggio di cartone (2011)

• Torneranno i prati (2014)

(parziale, in quanto non comprensiva dei lavori documentaristici)

Ottobre 2018

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