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La capra delle nevi. Medaglia d’oro di rampicata

La capra delle nevi. Medaglia d’oro di rampicata

La più abile scalatrice della natura minacciata dai cacciatori

Se amate la montagna e siete soliti andarci a passeggiare avrete certamente notato quanto sia facile imbattersi in capre solitarie arroccate con nonchalance su picchi a strapiombo sul nulla. Nei più importanti parchi nazionali del Nord America, il più emblematico esempio è la capra delle nevi, famosa per le sue abilità scalatrici, di molto superiori rispetto a quelle di qualsiasi altro animale, uomo compreso.

Note anche con il nome di capre-antilopi, le capre delle nevi sono strettamente imparentate alle capre vere e proprie, ma sono caratterizzate da barba e manto a pelo lungo, con una criniera che dalla nuca arriva al garrese; il candore del manto, che cambia nelle stagioni più tiepide, consente loro di mimetizzarsi nelle nevi durante l'inverno.

Un fisico da scalatrice

Diffuse soprattutto in Alaska e sulle grandi catene montuose tra gli Stati Uniti e il Canada, queste capre hanno una corporatura particolarmente robusta, sono alte anche più di un metro e pesano tra gli 80 e i 130 chili. Gli zoccoli corti e quadrati sono dotati di due unghie distanziabili che migliorano l'equilibrio e hanno una superficie ruvida che fornisce una presa solida sulla roccia, perfetta per la rampicata. Nonostante la stazza e la potenza, le capre di montagna sono molto agili, tanto che riescono a saltare fino a 3 metri mezzo con un solo balzo.

Generalmente sono animali dal carattere docile che si spostano lentamente, correndo solo se spaventati; in quel caso galoppano per qualche metro per poi riprendere la consueta andatura rilassata. Si arrampicano senza sforzo né fretta anche lungo pareti rocciose verticali e avanzano nella neve profonda senza nessuna fatica. La capra delle nevi, nome scientifico Oreamnos americanus, appartiene alla famiglia dei bovidi, che comprende antilopi, gazzelle e bovini domestici.

Nello specifico fa parte del sottogenere dei caprini, insieme alle capre vere e proprie, i camosci e il bue muschiato. Come i suoi parenti, anche la capra delle nevi è un animale ruminante, per cui ha una dieta erbivora che comprende ogni tipo di vegetale a sua disposizione; predilige i cespugli di Artemisia e di Shepherdia, ma non disdegna nemmeno i germogli di conifere, che costituiscono il suo pasto abituale nelle stagioni fredde, quando la neve la costringe a scendere dalle vette per cercare riparo nelle zone boschive.

A differenza della maggior parte dei bovidi, soprattutto quelli domestici, la capra di montagna mangia anche piante mortali senza riceverne alcun danno, cosa che le consente di sopravvivere anche dove nessun altro erbivoro si spinge. Le capre delle nevi vivono solitamente tra i 12 e i 15 anni; il loro invecchiamento è strettamente collegato all'indebolimento dei denti. Se i maschi tendono a vivere da soli, le femmine passano la maggior parte dell'anno al seguito dei piccoli, in gruppi che possono raggiungere anche i 20 esemplari.

I capretti nascono in primavera dopo una gestazione di sei mesi; dopo il parto le mamme leccano il piccolo per pulirlo e ingeriscono la placenta.

A poche ore dalla nascita, i cuccioli sono già in grado di correre e arrampicarsi, ma sempre sotto lo sguardo vigile della madre, che in caso di pericolo è sempre pronta a proteggerli anche contro i predatori più pericolosi. I nemici naturali della capra sono pochi: fondamentalmente solo lupi e aquile, da cui però riescono a difendersi senza difficoltà.

La principale causa di morte di questi animali è invece l'uomo, che li ha cacciati in passato e purtroppo li caccia ancora oggi, spesso sparando inutilmente all'animale che precipita lungo burroni e crepacci il cui fondo è impossibile da raggiungere.

Laura Spataro

 
 
Traduzione in inglese a opera di ViceVersa Group - www.viceversagroup.it

Mountain goat: The climbing gold medal winnerThe most talented climber in the natural world, threatened by hunters

If you love the mountains and like to go walking in them you’ll certainly have noticed how frequently you come across solitary goats perched nonchalantly on rocks, even over sheer drops. In the most important North American parks, the most emblematic example is the Mountain Goat, famous as a talented climber, much better than any other animal, including man.

Also known as the antelope goat, Mountain Goats are close relatives of full blown goats but have a beard and long haired coat with a mane which stretches from the nape of their necks to their withers. Their white coats, which change colour in the warmer seasons, camouflage them in the snow in winter.

A climber’s physique

Common above all in Alaska and the great mountain chains stretching from the United States to Canada, these goats have especially strong bodies, are over a metre tall and weigh from 80 to 130 kilos. Their short, square hooves are equipped with two claws that spread wide to improve balance and have a rough surface which gives them a solid grip on rock.

Their size and strength notwithstanding, mountain goats are extremely agile and can jump up to 3 and a half metres in a single leap.

They are generally docile and move slowly, running only when frightened. In such cases they gallop for a few metres and then return to their normal relaxed pace. They climb effortlessly and unhurriedly across vertical rock faces and have no problems in deep snow.

Mountain goats - scientific name Oreamnos americanus - belong to the bovidae family which comprises antelopes, gazelles and domestic cows. Specifically they are part of the goat sub genus together with domestic goats, chamois and muskox. Like their kin, mountain goats are ruminants and thus herbivores which eat anything plant based available to them.

Their preferred diet is Artemisia and Shepherdia but it will also eat conifer shoots, which are its usual diet in the cold season when the snow obliges it to come down from the peaks and shelter in the forests. In contrast to the majority of bovidae, above all domesticated ones, mountain goats also eat fatally poisonous plants without any harm coming to them, something which enables them to survive in places in which no other herbivore can.

Mountain goats usually live from 12 to 15 years and their ageing is closely bound up with the weakening of their teeth. Whilst males tend to live alone, females spend most of the year with their young in groups of up to 20.

The kids are born in spring after a six month gestation. After birth mothers lick the young to clean them and swallow the placenta. A few hours after birth, the young can run and climb, under the watchful eyes of their mothers who are ever ready to protect them even against the most dangerous predators.

The goats’ have few natural enemies: essentially these are wolves and eagles, against whom they succeed in defending themselves easily.

The main cause of death is man, who has hunted them in the past and unfortunately still does so, frequently shooting at them for no reason and causing them to fall into gorges and crevices which it is impossible to get to the bottom of. 

 
 
Luglio 2019

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