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Wearable e Internet of Things

Wearable e Internet of Things

Tecnologia alleata della sostenibilità

L’Internet of Things, più comunemente chiamato IoT, può migliorare la nostra vita? Una domanda quanto mai attuale dal momento che i device tecnologici non solo permeano gli ambienti attorno a noi, ma sempre più spesso li portiamo addosso.

Si tratta di strumenti che possono potenziare la qualità della nostra vita, e spesso supportano le funzioni di corpo e mente.

Possiamo quindi considerarli sostenibili? Un’analisi di GfK (gruppo che si occupa di ricerche di mercato) che ha coinvolto circa 20mila persone di sedici Paesi del mondo, ha stimato che nel 2016 -a livello internazionale-una persona su tre ha utilizzato dispositivi tech per monitorare l’attività fisica quotidiana e la propria salute: smartwatch che contano passi, tracker con clip, app da installare sul proprio cellulare, braccialetti che misurano la qualità e la quantità del sonno, indumenti che controllano l’attività cardiaca.

Anche in Italia la diffusione della tecnologia wearable è in netta crescita: nei primi sei mesi del 2016 la categoria dei dispositivi tech indossabili è cresciuta del 160% a unità e del 167% a valore.

Più diffusi tra gli uomini e nei giovani ventenni, i tracker sono utili per migliorare il benessere fisico delle persone, motivarsi a fare attività sportive.

Seguono altri scopi, quali per esempio aumentare il proprio livello di energia, mangiare bene e in maniera più sana, dormire meglio ed essere più produttivi. Infine, una piccola percentuale di persone dichiara di utilizzarli per allenarsi in occasione di un evento o per puro e semplice divertimento.

L’origine

Il primo dispositivo elettronico wearable nacque negli anni Sessanta da un’invenzione di Claude Shannon, uno tra i più grandi geni matematici della storia, ed Edward Thorp, un professore di matematica del MIT affascinato dai giochi d’azzardo e dalla possibilità di sconfiggerli grazie alla combinazione di calcoli matematici.

Il loro algoritmo, messo a punto osservando la fisica della roulette, aumentava del 44% le probabilità di vittoria. I due matematici confezionarono quindi un computer grande come un pacchetto di sigarette che, collegato con un filo sottile a un apparecchio acustico, poteva essere nascosto dentro una scarpa.

Il dispositivo, comandato con l’alluce del piede, raccoglieva i dati utili poi trasmessi all’orecchio del giocatore sotto forma di nota musicale corrispondente al settore della ruota nel quale si sarebbe fermata la pallina.

Oggi, a tutto sport e salute

Oggi, lo sport è uno dei settori più disponibili all’innovazione: qualche esempio?

Calzini connessi che analizzano l’appoggio del piede dei runner, inviano dati allo smartphone e consigliano come migliorare le performance. Oppure, maglie di fibre d’argento che controllano i movimenti dell’atleta e gli permettono di programmare un allenamento idoneo.

Infine, reggiseni smart che registrano il battito, la respirazione e le calorie bruciate. Sono solo alcuni esempi degli innumerevoli wearable device diffusi o in progettazione a cavallo tra 2016 e 2017.

La tendenza per il futuro è integrare gli abiti e le nuove tecnologie, senza cambiarne l’aspetto, mantenendo l’attenzione sul design.

Inoltre, monitorare comportamenti e prevenire situazioni di disagio a distanza, grazie a dispositivi connessi, ha animato chi si occupa di salute e chi lavora in ospedali e centri di ricerca.

La possibilità per i medici di ricevere dati in tempo reale, trasmessi dal pacemaker di un paziente collegato al suo cellulare, è un vantaggio per intervenire tempestivamente o formulare una diagnosi.

Wereable e sostenibile

Tutto può diventare più intelligente, connettendosi alla rete, ma perché e come considerarlo sostenibile?

A questa domanda ha risposta l’Unicef che, a fine 2015, ha promosso il concorso Weareble for Good Challenge con l’obiettivo di progettare soluzioni che aiutano donne e bambini costretti a vivere nel disagio.

I dispositivi wearable, quindi, non solo migliorano la produttività, ma promuovono anche lo sviluppo sociale: i progetti finalisti, infatti, nascevano dalla co-progettazione tra individui di diversa nazionalità.

Alice Rota

Marzo 2017

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