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Una prospettiva per l’Italia: sistemi alimentari sostenibili dai territori al mondo

Andrea Calori

L’opinione di Andrea Calori sulle potenzialità di una “via italiana” che valorizzi le nostre indiscusse peculiarità

Il G7 Agricolo presieduto dall’Italia è uno stimolo a ripensare e a rilanciare le specificità che rendono peculiare il contributo italiano nel contesto internazionale, pensando a quali politiche possono caratterizzare il nostro apporto.

Un apporto che è necessariamente su molti livelli, come è giusto e necessario che sia in una società globalizzata e complessa e in considerazione della grande varietà di mondi che in Italia ruotano intorno ai temi dell’agricoltura.

A ciò si aggiunge che la prospettiva internazionale aiuta a collocare meglio il ruolo dell’agricoltura a tutti i livelli, partendo da quello locale.

Lo sguardo verso il mondo aiuta infatti a comprendere quanto l’agricoltura sia parte centrale di un sistema molto complesso che comprende le componenti produttive e rurali, quelle della logistica, della trasformazione, della distribuzione, del consumo, degli scarti e dei rifiuti; con tutti i relativi risvolti sociali, economici e ambientali che ciascuno di questi aspetti porta con sé.

Il nostro paese articola in quasi ogni suo territorio tutte queste componenti del sistema alimentare, diversamente da altri paesi nei quali la specializzazione funzionale è più forte e, spesso, fonte di squilibri. L’Italia, infatti, non è solo un paese produttore, ma un contesto in cui le specificità territoriali vanno ben oltre le peculiarità e le qualità delle produzioni geograficamente contraddistinte che, pure, fanno dell’Italia un leader mondiale in questo campo. 

Il carattere complesso e articolato del nostro sistema alimentare in questa tensione tutta italiana tra specificità dei territori e dinamiche globali è un tema cruciale per la sostenibilità dello sviluppo. La gestione equilibrata di questa complessità è chiaramente indicata come orizzonte di senso generale per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) indicati nel 2015 da tutti gli Stati aderenti all’ONU.

Un contributo italiano partendo dai territori e in questa prospettiva è già in atto, sia pure in modo non sempre evidente.

Negli ultimi dieci-quindici anni l’evoluzione del sistema alimentare si è articolata in molte direzioni che, in Italia, stanno generando innovazioni di diverso tipo nella direzione della sostenibilità.

Si tratta del progressivo convergere di esperienze sociali, evoluzione delle forme organizzative del mondo agricolo, ibridazione delle competenze e delle professioni, cambiamento delle forme del consumo e altro ancora.

Si tratta spesso di esperienze di grande interesse anche se, almeno per quanto riguarda il contesto italiano, devono ancora dispiegare tutte le loro potenzialità, ma che trovano un primo sostegno in alcune politiche, che potrebbero essere rafforzate caratterizzando una “via italiana” alla sostenibilità del sistema alimentare.

Qui citiamo due di queste politiche che, più di altre, lavorano sulla dimensione territoriale con un approccio che va nella direzione di integrare le parti del sistema oltre la sola agricoltura e oltre la semplice filiera produttiva: i distretti rurali e la Food Policy di Milano.

I primi si sono diffusi con modalità tra loro differenti: alcuni più limitati o settoriali; altri che puntano a una prospettiva più ampia e sistemica a scala territoriale. L’esperienza milanese è la prima in Italia che prova a costruire una strategia generale per la sostenibilità del sistema alimentare di una grande area urbana e la sua esperienza, in contatto con quelle più avanzate del mondo, sta dialogando anche con altre città italiane che si sono messe sullo stesso cammino.

Queste esperienze sono un terreno molto fertile e articolato per la promozione di politiche innovative che, facendo tesoro della ricchezza delle esperienze in campo sulle diverse componenti del sistema, forniscano strumenti e contesti in grado di connetterle e di potenziarle, facendole diventare una leva articolata, forte e consapevole con cui spingere nella direzione della sostenibilità del sistema alimentare nel suo complesso.

Promuovendo dove possibile un approccio sistemico ai temi del cibo e facilitando, luogo per luogo, alleanze inedite tra i mondi agricolo-rurali, quelli del nuovo welfare, dell’economia circolare, della logistica innovativa e delle altre componenti del sistema alimentare. Il tutto connettendo anche quell’information technology che permetterebbe di affiancare le reti sociali ed economiche territoriali con reti virtuali a servizio dell’innovazione.

La prospettiva che si propone è quella di rafforzare i nodi locali del sistema, “distrettualizzando” azioni sull’intero sistema alimentare e avendo in mente un’ottica a più scale: promuovendo politiche sostenibili che partano da ogni luogo e da ogni città facendo leva su quella territorialità che contraddistingue l’Italia.

Andrea Calori di EStà-Economia e Sostenibilità,

esperto di politiche di sviluppo sostenibile e responsabile delle ricerche e delle metodologie della Food Policy di Milano

Ottobre 2017

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