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L’ingresso nel labirinto di Arnaldo Pomodoro

Perché in un labirinto non ci si perde, ci si trova

Che sia divertente come quello della Masone di Fontanellato o inquietante come quello del film Maze Runner di Wes Ball, il labirinto è un archetipo millenario della mente umana in grado di suscitare ancora oggi un enorme fascino e mistero. Costruito dagli uomini per gli uomini, l’architettura di un labirinto ha lo scopo di confondere chi vi capita dentro, disorientarlo fino alla completa perdita del senso del tempo e dello spazio. Simbolo di fatica ma anche di speranza perché solo grazie alla tenacia e alla sorte, è possibile trovare la via d’uscita. Tuttavia, per poter uscire da un labirinto bisogna prima poterci entrare.

La grande installazione ambientale dal titolo “Ingresso nel labirinto” dell’artista Arnaldo Pomodoro, realizzata nel 1995 e inaugurata nel 2001, chiusa per anni a causa di lavori di restauro, ha riaperto al pubblico lo scorso 20 marzo 2025, nel quartier generale della casa di moda Fendi, da sempre attenta alla valorizzazione dell’arte contemporanea.

E una volta entrati? Dimenticatevi le verdeggianti siepi di taxus baccata accuratamente potate e i cieli azzurri che consentono ai più astuti di orientarsi con il sole. Realizzato interamente nei sotterranei delle ex Officine Meccaniche Riva-Calzoni, fino al 2011 sede espositiva della Fondazione Arnaldo Pomodoro, il labirinto si sviluppa su una superficie di 170 mq e un’altezza massima di 3,80 metri ed è composto da vicoli ciechi, camminamenti a ritroso, muri della memoria, pareti rotanti di bronzo e rame su cui sfilano incisi linguaggi arcaici e ancestrali da decifrare. Sono tante le stanze misteriose in cui perdersi, come quella dell’alchimista dove un ammasso di detriti ed escrementi ricopre il pavimento e impronte fossili disseminate dappertutto suggeriscono una vita cosmica segreta. Entrare nel Labirinto di Arnaldo Pomodoro significa immergersi in un’opera senza tempo che evoca mondi passati e civiltà scomparse. Ispirato all’Epopea di Gilgamesh, il primo grande poema allegorico della Storia dell’Umanità (2000 a.C. circa), il Labirinto conduce il visitatore in un viaggio tra mito e memoria, alla scoperta delle radici dell’esperienza umana. L’opera non è difatti soltanto un luogo fisico, ma anche uno spazio del sapere antropologico, un racconto scolpito dove si intrecciano i percorsi della natura umana, in una dimensione che trasfigura tracce di civiltà arcaiche in forme quasi fantascientifiche. Un’esperienza totalizzante, evocativa, ai confini del mistico tra le architetture mentali dell’autore e la storia dell’esistenza di ogni essere umano.

E se in un “normale” labirinto siamo spinti a trovare la via d’uscita nel minor tempo possibile, l’artista romagnolo ci chiede una più lunga permanenza all’interno della sua opera monumentale, fermandosi a riflettere sulla condizione umana contemporanea e ad accettarla. Il labirinto non è un ambiente oscuro da temere, bensì un percorso interiore che possiamo illuminare con la nostra esperienza e maturità, intesa come consapevolezza dell’incertezza dell’origine, tra slanci e impasse, arresti e riprese. La forza dell’uomo sta nel perdersi per ritrovarsi, consapevoli della precarietà del tutto, perché in fondo in un labirinto non ci si perde, ci si trova.

Arnaldo Pomodoro

Il labirinto è una sintesi perfetta del percorso creativo di Arnaldo Pomodoro, il quale, nato a Morciano di Romagna nel 1926 e trasferitosi a Milano nel 1954 in qualità di geometra, ha sviluppato negli anni a seguire una linea scultorea unica e inconfondibile. Dalle sue prime opere degli anni Cinquanta, caratterizzate da altorilievi enigmatici, è poi passato alle opere tridimensionali degli anni Sessanta con forme della geometria solida come sfere, piramidi e cubi che puntualmente vengono squarciati, corrosi, scavati, con l’intento di romperne la perfezione e scoprire il mistero che vi è racchiuso. La contrapposizione formale tra la levigata perfezione della forma geometrica e la caotica complessità dell’interno sarà una costante nella produzione di Pomodoro, dove il senso delle volumetrie e della spazialità emerge con straordinaria potenza. Pomodoro ha lasciato un’impronta inconfondibile in molte città internazionali: Milano, Copenaghen, Los Angeles, Mosca, New York, solo per citarne alcune.

Sheela Pulito

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Il mio Ingresso nel labirinto è un invito nei meandri di un percorso, dove il tempo è trasformato in spazio e lo spazio a sua volta diventa tempo. Una riflessione su tutto il mio lavoro: il gesto di riappropriazione e di recupero di un’attività artistica che ha attraversato i decenni della mia vita e ne costituisce una sorta di sintesi.

Arnaldo Pomodoro

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La riapertura del labirinto pomodoriano rappresenta un’opportunità imperdibile per chiunque voglia scoprire o riscoprire l’universo di questo artista, originale interprete dell'arte informale. Un percorso di circa 45 minuti tutto da decifrare in cui il confine tra opera d’arte e spazio abitabile si dissolve, lasciando terreno a un’esperienza sensoriale e intellettuale senza pari.

“Ingresso nel labirinto”
Dal 20/03/2025 al 31/12/2025
Via Solari 35, Milano (ingresso dallo Showroom Fendi)

Durata visita: circa 45/60 minuti.
Accesso esclusivamente tramite visita guidata previa prenotazione.

fondazionearnaldopomodoro.it

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Aprile 2025

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