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SDL Centrostudi - L’asimmetria informativa nella contrattazione tra le parti

SDL Centrostudi - L’asimmetria informativa nella contrattazione tra le parti

Nel mercato del credito i casi di asimmetria informativa dominano la contrattazione tra le parti.

Con l’espressione “asimmetria informativa” si fa riferimento in questo contesto a differenze esistenti tra i due attori (banca e cliente) nella disponibilità delle informazioni rilevanti, al fine della valutazione del cliente, del suo comportamento, dei suoi progetti.

Un elemento che concorre in maniera determinante alla configurazione del rapporto tra le parti è la ripartizione iniziale del rispettivo potere contrattuale. Di regola, in questo tipo di mercato, dovrebbe essere che maggiore è l’ammontare del prestito richiesto, maggiore è il potere contrattuale del richiedente.

Di fatto non è così. Il potere contrattuale è interamente detenuto dall’istituzione finanziaria, per cui i clienti possono solo accettare o rifiutare il contratto. La spiegazione di questo fenomeno risiede nel fatto che, in generale, la banca vorrebbe selezionare i progetti meno rischiosi ma non possiede strumenti informativi sufficientemente precisi per determinarlo a priori, oppure tali strumenti comportano costi eccessivamente elevati.

Tuttavia, tramite un sistema chiamato “Screening”, essa riesce comunque a effettuare una valutazione preventiva del potenziale cliente basata sulla raccolta di informazioni riguardanti la sua situazione patrimoniale e la sua storia creditizia.

Non sempre però questo sistema risulta affidabile, in quanto meno è strutturato e conosciuto il particolare progetto imprenditoriale maggiore è la difficoltà di raccogliere informazioni con strumenti classici bancari. Inoltre la banca considera che può anche sussistere un comportamento opportunistico del cliente che potrebbe decidere di non rimborsare il prestito: l’asimmetria informativa, in questo caso, consiste nell’impossibilità per la banca di conoscere in anticipo il grado di impegno che il cliente deciderà di mettere in atto e la sua “buona fede”.

Di conseguenza, pur eseguendo una costante e frequente attività di controllo e di verifica sulla gestione del progetto, le metodologie che tradizionalmente vengono utilizzate dalle banche per ovviare ai suddetti problemi, consistono sostanzialmente nell’aggiramento delle asimmetrie piuttosto che nell’acquisizione di informazioni per il loro superamento.

Questo significa che la banca agisce sui termini del contratto in modo da sfruttare indirettamente le informazioni possedute dal cliente o da soggetti terzi, omettendo di impegnarsi a spese proprie per valutare il grado di rischiosità o meno del prestito.

A riprova di questa scorciatoia usata dalle banche per evitare un onere a loro carico, riportiamo tre diverse strategie a cui ricorrono di frequente:

- esigere che il cliente contribuisca con fondi propri al finanziamento del progetto, partendo dal presupposto che il cliente – che dispone di tutte le informazioni relative alla rischiosità del progetto - non sarà disposto ad investire in un progetto che ha alte probabilità di fallire;

- richiedere la firma di un terzo soggetto (fideiussore) che si impegna a rispondere alla banca delle eventuali inadempienze del cliente. Il fideiussore, infatti, non sarebbe disposto a garantire con capitali propri per un progetto che ha alte probabilità di fallire;

- richiedere una garanzia (uno o più beni) che non vengono investiti nel progetto ma costituiscono una sorta di pegno per la banca. In caso di fallimento del progetto, la banca si rivarrà sui beni dati in garanzia.

Il cliente, di conseguenza, ha tutto l’interesse a non fallire e la banca riduce così il rischio di comportamenti opportunistici.

Come si capisce, l’onere e i costi di valutazione del grado di rischio dell’investimento vengono così “riversati” in carico al cliente, cui però non è data alternativa a causa dell’asimmetria contrattuale di cui si diceva.

 

Rubrica a cura di SDL Centrostudi: Lo specialista nei contenziosi tra banche, imprese e famiglie

SDL Centrostudi è una società specializzata nell’analisi dei contenziosi con il sistema finanziario-bancario, al fine di ripristinare la trasparenza nei rapporti economici spesso viziati da anomalie e principalmente dal fenomeno dell’anatocismo e dall’usura.

Fondata nel settembre 2010 dall’esigenza di far emergere il fenomeno poco conosciuto delle anomalie finanziarie nei rapporti tra banche, imprese e famiglie, l’intento di SDL è di informare il soggetto interessato di quanto si possa verificare a suo danno nell’ipotesi di ritardo nei pagamenti, offrendogli una tutela in quanto parte contrattuale più debole.

Dal momento che l’informazione è tanto determinante quanto difficile da acquisire, SDL consente di accedere a dati chiari e utili. In questo settore infatti l’asimmetria informativa e la poca chiarezza sono all’ordine del giorno e chi ha più interesse alla trasparenza è anche il soggetto economicamente più debole.

Considerato che negli ultimi anni il dissesto soprattutto delle piccole imprese è stato acuito da abusi non sempre nel rispetto delle regole di correttezza e buona fede, SDL Centrostudi con la sua attività si propone di aiutare imprese e famiglie nell’individuazione delle anomalie e nella successiva richiesta di restituzione di quanto indebitamente corrisposto.

www.sdlcentrostudi.it

 

Dicembre 2015

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