feedFacebookTwitterlinkedinGoogle+

infoSOStenibile

Psicoanalisi: una storia al femminile

Psicoanalisi: una storia al femminile

Quando si pensa allo studio della psiche e dell’animo umano, è immediato il collegamento a grandi nomi, come Freud, Jung, Lacan, solo per citarne alcuni, in altre parole, il nostro pensiero è prevalentemente al maschile. Ma dove sono le donne nella storia della psicologia e della psicoanalisi? Concediamoci allora la possibilità di scorrere uno spaccato di storia della psicoanalisi, scoprendo un’intensità di ritratti che restituiscono forza intellettuale a grandi signore che hanno apportato un segno distintivo in quel movimento, al quale è sempre stata attribuita una certa misoginia.

È importante ricordare che la psicoanalisi è nata e si è sviluppata in un contesto che vede le donne attive protagoniste, sia come pazienti (si ricordi il caso di Anna O., prima paziente di Freud) che come terapeute e teoriche appassionate. Pensiamo ad Andreas Salomè e Sabina Spilrein, antesignane di tutte le successive psicoanaliste, che hanno permesso l’apertura della psicoanalisi al mondo femminile fino ad allora limitato all’orizzonte della “donna isterica”.

E cosa sarebbe stato senza l’attento lavoro e gli innovativi modelli interpretativi sullo sviluppo del bambino teorizzati da influenti personalità quali Anna Freud, Melanie Klein e Margaret Mahler? La stessa Freud è considerata la fondatrice della “psicologia dell’Io”, approccio teorico che trova integrazione con le contemporanee prospettive relazionali e intersoggettive, nei lavori della ben nota Nancy McWilliams, che ha conferito alla diagnosi una connotazione psicoanalitica.

E la clinica dei disturbi psichici gravi quanto ne ha guadagnato dalle ricerche innovative di Mara Selvini Palazzoli? La ricercatrice fu tra i pionieri che portarono l’applicazione della terapia psicoanalitica al di fuori dei classici disturbi nevrotici, verificando i limiti dell’approccio individuale e sviluppando un nuovo corpus di conoscenze e tecniche conosciuto nel mondo come “Milan Approach”, che allarga il pensiero all’intero nucleo famigliare.

Il debito verso le donne della psicoanalisi è ben più ampio se pensiamo che in questa sede siamo riusciti a dare spazio solo ad alcune delle riflessioni e concettualizzazioni sviluppate negli anni, che hanno sostenuto e conferito ulteriore spessore e profondità al loro stesso movimento generativo.

http://www.theclew.net/

Vera Zanchi

Aprile 2015

Articoli Correlati

Nell'attuale contesto in cui il cambiamento climatico assume una crescente e incombente...
Scelto il rinnovato BoPo di Ponteranica per la cena annuale della nostra rivista, all’...
Come prepararci ad affrontare la stagione fredda Se ci sono delle certezze nel periodo...
Dalle leggende ancestrali alla nostra tavola, conosciamo le mandorle attraverso la storia...