L’associazione Mutuo Soccorso di Bergamo declina i propri antichi valori di solidarietà nell’analisi di una spiazzante attualità
Nata subito dopo l’Unità d’Italia (nel 1862) l’Associazione generale di Mutuo Soccorso dopo tanti decenni non smette di aggiornare il senso profondo della mutualità e della solidarietà tra persone e popoli, declinandolo nei diversi periodi storici e contesti che la sua lunga esistenza ha attraversato. Se oggi molta attenzione riveste l’aspetto di mutuo aiuto e sostegno per quanto riguarda gli aspetti di assistenza sociale e dei servizi sanitari annessi, così come primaria è la finalità aggregativa e culturale a favore degli associati, tuttavia la centralità di alcune problematiche della società attuale, come la pace e la guerra, non possono non interrogare l’attività di un’associazione che fa della solidarietà tra persone il proprio cardine. Il che, se vogliamo vedere, si caratterizza proprio come l’opposto della guerra.
Purtroppo l’attualità dei conflitti, alcuni dei quali geograficamente vicini e quotidianamente presenti nei nostri media, disorienta e pungola, mettendo a dura prova coscienza e convinzioni.
“Profonde sono le ragioni che hanno portato ad avviare un percorso, articolato su due anni 2024/2025, dal titolo “Osare la pace in tempi di guerra” – commenta Claudio Merati, presidente dell’Associazione Mutuo Soccorso -. In un tempo in cui guerre e conflitti armati da dramma locale divengono tragedia globale, allargando territori e nazioni coinvolte, molti (forse i più) invocano con convinzione la pace. Ma cosa è “fare pace” in concreto? Le proposte sui percorsi da seguire sono spesso divergenti se non opposte: chi professa un disarmo completo anche unilaterale, chi invece sostiene l’invio necessario di armi a chi è aggredito o oppresso. Non possiamo però eludere le domande, perché la guerra non solo ci offende per le conseguenze sugli altri, ma diviene sempre più un problema direttamente nostro”.
Da novembre a febbraio la Mutuo Soccorso, con l’attiva collaborazione di altre associazioni operanti nel territorio provinciale (Molte Fedi, Acli, Anpi provinciale,Tenda di Amal onlus, Pax Christi Punto Pace Bergamo) ha avviato un percorso di riflessione coinvolgendo intellettuali, uomini e donne, capaci di fornire informazioni, analisi e riflessioni, per rafforzare un impegno personale che vuol essere concreto, per la pace.
Se uno dei pericoli dell’attualità della guerra è l’apatia, causata da una ripetitività mediatica impressionante (ma che alla lunga non impressiona più), l’altro pericolo è il senso di impotenza, del non poter far nulla. Ma anche per chi mantiene l’attenzione e l’anelito alla pace è difficile e oggettivamente complesso trovare una posizione o un percorso concreto tra le divergenti modalità a confronto, che contemplano o meno l’uso della forza, per quanto intesa solamente a sostenere chi è aggredito. Per questo motivo tra gli obiettivi del percorso c’è il far dialogare posizioni anche molto diversificate, ma con lo spirito di osare e voler trovare percorsi comuni per azioni efficaci. Una finalità ambiziosa ma che ha già riscosso notevole interesse e partecipazione: centinaia le presenze di visitatori alla mostra collettiva di artisti presso la sala espositiva in via Zambonate; ben 350 i presenti nell’aula magna universitaria di Sant’Agostino per il dialogo tra Andrea Riccardi e Nando Pagnoncelli; un centinaio i partecipanti sia all’incontro con Tramballi e Caridi che in quello con Lucia Capuzzi e Gigi Riva, e ancora con Davide Lerner, oltre alle tante persone che si sono collegate on line durante gli incontri.
Volere la pace non è sufficiente, occorre prepararla. Per prepararla occorre osare discutere di pace, anche - ed anzi tanto più - in tempi di guerra.