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Intervista al Ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina

Intervista al Ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina

Da Expo al G7 di Bergamo: i temi internazionali e il valore dei territori

Dalle pagine di infoSOStenibile del numero scorso abbiamo proposto al Ministro Martina e ad altre istituzioni competenti la possibilità di istituire in ogni ambito territoriale tante “comunità locali del cibo e dell’agricoltura” come nuova modalità per cambiare dal basso le dinamiche agricole e le abitudini alimentari, coinvolgendo sindaci, associazioni, produttori e famiglie del territorio, direttamente interessati alla qualità e allo sviluppo delle proprie economie locali.

Acquisita la disponibilità ad approfondire questa proposta, abbiamo posto alcune domande in merito alle tematiche internazionali che saranno discusse al prossimo incontro a Bergamo dei ministri dell’agricoltura dei 7 Paesi: Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia.

 

Ministro Martina, cominciamo col chiedere quali sono i temi principali che verranno discussi nel G7 agricoltura a Bergamo il 14 e 15 ottobre

Tutela del reddito dei produttori agricoli davanti alle crisi e ruolo della cooperazione agricola nella gestione del fenomeno migratorio. Sono questi i due temi che abbiamo voluto mettere al centro della discussione, anche in continuità con l’agenda G7 di Taormina. Sono sfide concrete che ci riguardano tutti e si ricollegano anche al grande lavoro che l’Italia ha fatto con Expo Milano 2015.

In particolare quali di questi temi sono in realtà oggetto di confronto internazionale e vedono le posizioni del Governo italiano differire dalla posizione di altri Governi?

Esistono sistemi diversi nei 7 Paesi, ad esempio sugli strumenti di risposta rispetto alle crisi. C’è un campo comune: sappiamo tutti che dobbiamo rafforzare gli aiuti agli agricoltori che perdono il loro reddito a causa di calamità naturali o crolli di mercato.

Noi poniamo anche la questione a monte della lotta al cambiamento climatico e su questo terreno il confronto con gli Usa in particolare non è affatto semplice. Siamo convinti che l’agricoltura debba essere protagonista di questa sfida epocale.

Su quali di questi temi c’è possibilità di arrivare a un risultato favorevole per l’agricoltura italiana e su quali invece le divisioni restano ampie?

L’Italia proporrà un lavoro approfondito sulla protezione necessaria per le agricolture, sulla salvaguardia dei redditi e dei sistemi di produzione sostenibile del cibo. Ci possono essere punti di contatto che vanno rafforzati reciprocamente. La questione di come nutrire il Pianeta quando saremo 9 miliardi ci riguarda tutti e passa anche da qui.

L’economia internazionale e la globalizzazione hanno cambiato e continuano a cambiare radicalmente il nostro sistema produttivo. Eppure il valore del comparto agroalimentare italiano è tuttora rilevante sia a livello nazionale che internazionale.

Può fornirci alcuni dati indicativi di quanta economia italiana e di quanti lavoratori sono coinvolti in questo settore?

Se guardiamo a tutto il sistema agroalimentare, dall’agricoltura all’industria alimentare fino ai servizi, parliamo del 17% del Pil nazionale con oltre 270 miliardi di euro di valore. Solo il settore agricolo vede coinvolte più di 1,5 milioni di aziende.

Sono numeri che danno il senso dell’importanza per l’economia nazionale di questo comparto. Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato per rimetterlo al centro delle scelte del Governo.

Come può il nostro sistema continuare a migliorare e incrementare le performance e la qualità dei prodotti quando la concorrenza del mercato globale spinge all’omologazione generale, alla concentrazione in grandi imprese o gruppi industriali (o peggio finanziari), livellando verso il basso qualità e diversità territoriale?

L’Italia, più di tanti altri Paesi, ha dimostrato che si può mantenere la propria distintività e farne un punto di forza. Non è un caso se siamo il Paese europeo con più prodotti di qualità certificata a indicazione geografica. C’è tanto lavoro da fare ancora per salvaguardare e promuovere le nostre originalità, ma siamo un passo avanti a molti.

Cosa sta facendo in concreto il Ministero per raggiungere concretamente questi obiettivi? Ci può fare alcuni esempi?

Penso alle scelte di questi anni sulla tutela del reddito dei produttori con la cancellazione dell’Imu, Irap e Irpef agricole che equivalgono a un risparmio fiscale di 1,3 miliardi di euro per le imprese. Penso agli incentivi sulla sostenibilità, che hanno contribuito al boom del biologico che nel 2016 ha fatto registrare un +20% di ettari coinvolti, che ora ammontano a 1,8 milioni, e delle aziende, salite a ben 72mila.

Penso al lavoro sull’etichettatura di origine di latte, pasta e riso, per dare informazioni trasparenti al consumatore sulla provenienza delle materie prime. Abbiamo messo in legge per la prima volta anche le mense biologiche certificate, che contribuiranno al lavoro sull’abbassamento dell’impatto ambientale delle nostre produzioni di cibo.

Come riuscire a mantenere un equilibrio tra produzioni di ampia scala, destinate anche all’export internazionale, con il valore delle piccole e medie produzioni locali rappresentate dalle tante aziende agricole che costellano il nostro Belpaese?

Dobbiamo puntare sempre di più su organizzazione e aggregazione, solo così si possono affrontare meglio i mercati. Abbiamo bisogno di regole e accordi per mercati giusti che tutelino anche e soprattutto i piccoli produttori. Le nostre produzioni di qualità possono trovare mercati solo se apriamo spazi, altro che muri e barriere in salsa Trump.

Venendo invece a livello territoriale più vicino e locale, pensando alle vita quotidiana di tante persone e famiglie e alle dinamiche delle nostre economie locali e dei tanti agricoltori, allevatori e artigiani del nostro territorio, quale importanza può avere il G7 Agricoltura di Bergamo?

Abbiamo scelto Bergamo proprio perché ha delle esperienze locali che esprimono la capacità italiana di integrazione delle filiere nelle comunità. Sarà l’occasione per mostrare al mondo questo patrimonio di saperi e la capacità di innovare che contraddistinguono il territorio.

Bergamo è già oggi un laboratorio per molti aspetti e sarà un’occasione unica poter vivere un’intera settimana di confronti e approfondimenti sul tema del cibo. Sono convinto che soprattutto per i nostri giovani sarà un’importante momento di formazione.

Negli ultimi numeri di infoSOStenibile e in particolare nell’editoriale di luglio si propone con forza di sperimentare un percorso diverso capace di rendere evidente ed efficace il legame spesso smarrito tra le comunità territoriali e l’economia locale: la proposta è la creazione di tanti "distretti locali del cibo” o "tavoli agricoltura" per una "Governance territoriale del cibo e dell'agricoltura", creando consapevolezza dal basso.

Qual è il Suo parere e come il Ministero si sta muovendo per approfondire e portare a concretezza un percorso simile?

È un tema cruciale per il futuro non solo dell’agricoltura, ma della società e del Paese. Stiamo approfondendo questo lavoro in vista della prossima legge di bilancio, perché se è vero che è importante dare all’Italia una forte politica alimentare nazionale, allo stesso tempo dobbiamo incoraggiare le esperienze locali.

Questi nuovi strumenti di governo del territorio rispondono bene alla necessità di sviluppare la green society, ovvero a promuovere modelli sostenibili sotto il profilo economico, sociale e ambientale. Anche questo sarà sicuramente un tema che approfondiremo e su cui volentieri ci confronteremo con le migliori esperienze territoriali.

Diego Moratti

Settembre 2017

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