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Gli eccezionali profitti delle società petrolifere

Un estratto dal libro “Mondo Etico” di Germano Tengattini. Tutte le aziende che si occupano di petrolio e gas nel 2022 hanno macinato enormi guadagni

Il 2022 è stato un anno nero per gran parte degli europei a causa dei costi elevatissimi di gas e petrolio, legati alla crisi energetica, determinata dalla guerra in Ucraina. Mentre per le aziende che hanno venduto gas, petrolio ed energia è stato l’anno dei record. Le società petrolifere, mantenendo fermi i costi di produzione per l’estrazione, la raffinazione, la vendita, hanno raddoppiato i loro guadagni. Secondo i calcoli dell’agenzia di stampa britannica, Reuters, i profitti delle più grandi società energetiche occidentali (Eni, ExxonMobil, Shell, BP, TotalEnergies) nel 2022 hanno raggiunto i 200 miliardi di dollari.

I profitti della società

- ENI: ha chiuso il terzo trimestre del 2022 con utile netto pari a 3,73 miliardi di euro, in aumento del 161% rispetto allo stesso periodo del 2021. Nei primi 9 mesi del 2022 ha registrato utili per 10,8 miliardi, il 311% in più rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente;

- Exxon Mobil: oltre 52 miliardi di euro, oltre due volte il risultato del 2021;

- Shell: quasi 38 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2021 e i più alti dei suoi 115 anni di storia;

- BP: oltre 26 miliardi di euro, ha più che raddoppiato i suoi utili rispetto al 2021;

- TotalEnergies: quasi 34 miliardi di euro.

Nel 2023 i profitti dovrebbero scendere a 158 miliardi, una cifra comunque ben superiore a quelli del 2021 (stima fatta sui prezzi di circa 80 dollari al barile). La contrapposizione fra le società petrolifere e le difficoltà dei consumatori, suscita da mesi sentimenti ambivalenti: da una parte ci sono società private che vendono legittimamente una materia prima il cui prezzo aumenta per ragioni indipendenti dal loro volere, traendone un profitto; dall’altra ci sono i consumatori che subiscono questi rincari su vari fronti, sia quando vanno a fare rifornimento, sia quando comprano prodotti a prezzi superiori perché sono aumentati i costi di trasporto, che si sono riversati sul prezzo dei beni.

Per questo molti governi occidentali hanno imposto tasse straordinarie sugli extra profitti delle società energetiche, in modo che parte del loro guadagno aggiuntivo potesse essere redistribuito sotto forma di aiuti e sussidi verso chi stava pagando tantissimo l’energia.

L’Italia è stata uno dei primi paesi ad applicarla. La misura decisa a marzo 2022 dal governo di Mario Draghi, prevedeva una tassa una tantum sugli utili extra delle aziende del settore energia, gas e petrolio, pari al 25%. Il ministero dell’Economia contava di incassare dalla misura 10,5 miliardi di euro lo scorso anno, ma poi, per una serie di ragioni legate anche alla difficoltà di calcolo di quanto dovuto, le aziende hanno preferito non pagare contando sull’incostituzionalità della norma. Il governo attuale per il 2023 ha deciso di aumentare la tassa dal 25 al 50%, calcolato sull'imponibile Ires e sull'incremento medio superiore al 10% calcolato sui quattro anni precedenti. La speranza è che non finisca tutto in una bolla di sapone.

L’Unione Europea ha annunciato l’introduzione di una tassa simile, che ha chiamato Contributo di Solidarietà, dovuto dai produttori di fonti fossili, in aggiunta alle tasse nazionali. Prevede un prelievo di almeno il 33% su qualsiasi profitto imponibile del 2022 e del 2023 che superi di almeno il 25% i profitti medi ottenuti tra il 2018 e il 2021.

Dal punto di vista dell’equità, tutti gli economisti sono concordi sull’introduzione del prelievo straordinario dagli enormi profitti fatti da queste società grazie alla guerra, proprio nell’ottica di raccogliere fondi per finanziare misure a sostegno di famiglie e imprese, il cui conto energetico, tra carburanti e bollette, è notevolmente aumentato.

Oggi le quotazioni del petrolio/gas sono ora lontane dai picchi raggiunti all’inizio della guerra e durante la scorsa estate, ma l’embargo europeo al petrolio russo raffinato è appena entrato in vigore (febbraio 2023). Il divieto d’importare prodotti petroliferi raffinati russi, compresi gasolio per le automobili e carburante per aerei, fa parte del sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Fino al 5 febbraio, l'Ue importava circa 70 milioni di euro al giorno di prodotti petroliferi, in particolare diesel dalla Russia. Nell'immediato, gli esperti del settore non sembrano preoccupati per la carenza di diesel in Europa, dato che le aziende hanno accumulato discrete quantità di scorte prima dell'inizio dell'embargo. Restano invece da valutare le conseguenze a lungo termine.

Nonostante il nuovo embargo europeo, le petroliere continuano a trasportare prodotti petroliferi russi verso Paesi terzi. Il rischio di aggiramento delle sanzioni da parte dei russi, è un nuovo problema d’affrontare. Dopo aver chiuso la porta, il rischio che il petrolio entri dalla finestra è all’ordine del giorno.

I dati ufficiali sono difficili da trovare ma, anche trovandoli, per questioni politiche non sarebbero ufficiali. I pochi elementi disponibili evidenziano che la Russia sta esportando petrolio greggio in paesi come India, Turchia, Emirati Arabi Uniti e nel continente africano. Nello specifico i barili di petrolio inviati dalla Russia all’Africa sono stati a fine 2022 circa 214.000 barili al giorno, contro i 70.000 circa a fine 2021. Principali player acquirenti africani sono: Tunisia, Marocco e Nigeria, ma la situazione è in perenne e continua evoluzione visto il divieto dell’Unione Europea all’acquisto di prodotti petroliferi russi.

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Lo schema del libro

1 – Considerazioni generali: origini e storia della finanza sostenibile; finanza sostenibile; differenza fra gli investimenti etici e sostenibili; gli investimenti sostenibili e responsabili sono una moda e/o hanno perso credibilità?

2 - Gli attori coinvolti: chi sono i risparmiatori del nuovo millennio? In quali prodotti di Risparmio si può investire? Differenze fra i rendimenti dei prodotti finanziari classici e quelli sostenibili? Aziende fornitrici di prodotti finanziari; operatori di rating sociale; gestori, analisti e banche.

3 – Quadro giuridico della finanza sostenibile: Italia; Europa.

4 – Gli obiettivi dello sviluppo sostenibile: sviluppo sostenibile; dall’accordo di Parigi a Sharm El Sheikh; economia circolare - Green Deal Europeo - Carta di Bellagio; l’Italia contiene i danni; le ragioni della Crisi.

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L'autore

L’autore del libro, Germano Tengattini, da 33 anni Consulente Finanziario, ha sentito la necessità di scrivere in modo chiaro e sintetico un manuale sugli investimenti ESG (Environmental, Social & Governance) e il “Mondo Grigio” che li circonda, dopo aver letto l’ultimo rapporto della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) sugli investimenti finanziari delle famiglie italiane, in cui si evidenzia che il 70% degli intervistati ha dichiarato di essere a conoscenza degli investimenti etici, responsabili e solidali ma che non sarebbe in grado di spiegare esattamente cosa siano.

Per chi volesse approfondire la lettura sono disponibili copie gratuite del testo (fino ad esaurimento scorte), richiedendole al seguente indirizzo: germano.tengattini@virgilio.it

Maggio 2023

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