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Elezioni 2018: urne aperte domenica 4 marzo, dalle ore 7 alle ore 23

Elezioni nazionali

L'Italia si prepara al primo voto con il Rosatellum

Urne aperte domenica 4 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, per il rinnovo del Parlamento.

A cinque anni dall'ultimo voto governativo, tanti quanti sarebbero quelli di una legislatura, gli italiani tornano a votare. Elezioni fortemente volute e invocate da molti in questi cinque anni in cui la campagna elettorale non si è praticamente mai fermata.

Come funziona la nuova legge elettorale

Il 4 marzo si voterà per la prima volta con il nuovo sistema elettorale, un sistema misto che prevede l’elezione dei membri di Camera e Senato per i due terzi con metodo proporzionale e collegi plurinominali e per il restante terzo con metodo maggioritario e collegi uninominali.

Nei collegi uninominali, quelli in cui vale il metodo maggioritario, le coalizioni e i partiti che corrono da soli propongono un solo nome e viene eletto in Parlamento il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

Nei collegi plurinominali i seggi vengono attribuiti proporzionalmente ai voti ottenuti e le liste sono bloccate, gli elettori non possono quindi esprimere una preferenza e i candidati vengono eventualmente eletti nell’ordine in cui compaiono.

Per la ripartizione, conta la percentuale presa dalla lista su scala nazionale. Per la Camera è prevista l’elezione di 232 deputati in collegi uninominali con sistema maggioritario, 386 deputati in piccoli collegi plurinominali con sistema proporzionale e 12 deputati nella circoscrizione Estero, sempre con ripartizione proporzionale dei seggi, per un totale di 630 deputati.

Per il Senato è prevista l'elezione di 109 senatori in collegi uninominali maggioritari, 200 in collegi plurinominali proporzionali e altri 6 nella circoscrizione Estero, per un totale di 315 senatori, cui si aggiungono gli ex Presidenti della Repubblica quali senatori di diritto e a vita e i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica.

Come si voterà il 4 marzo

I seggi saranno aperti dalle ore 7 alle ore 23 di domenica 4 marzo, si voterà dunque in un'unica giornata. Per il Senato della Repubblica potranno votare solo gli elettori che avranno compiuto il 25° anno di età.

All’elettore, munito di documento di identità, verranno consegnate due schede, una per la Camera e una per il Senato. Sulla scheda troverà i candidati al proprio collegio uninominale e i partiti che lo sostengono.

A fianco del simbolo del partito, troverà il listino bloccato, ovvero senza possibilità di esprimere preferenza, dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale. L’elettore potrà scegliere di barrare il simbolo del partito scelto, sostenendo così sia il candidato uninominale sia il partito nella parte proporzionale, oppure barrare solo il nome del candidato uninominale, in questo caso, per il proporzionale, il voto si trasferisce anche alla lista o alla coalizione.

L''elettore può anche scegliere di apporre un doppio segno sul nome del candidato uninominale e su uno dei partiti che lo sostengono.

Non è ammesso e viene invalidato il voto disgiunto: non si può quindi votare un candidato uninominale e un partito non collegato a quel nome.

Soglie di sbarramento, quote rosa, tagliando antifrode

Il sistema di voto non prevede un premio di maggioranza. Ci sarà invece una soglia di sbarramento al 3% sotto la quale una lista non ha diritto di accesso in Parlamento.

Se una lista che corre in coalizione non raggiunge il 3%, ma resta sopra l’1%, i suoi voti saranno spartiti tra gli altri partiti della coalizione, altrimenti andranno dispersi.

C’è poi una soglia di sbarramento al 10% per le coalizioni e in questo caso almeno una lista deve aver superato il 3%. Il Rosatellum regolamenta anche le cosiddette quote rosa: nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60% o inferiore al 40%.

Infine, ogni scheda elettorale sarà dotata di un tagliando antifrode rimovibile costituito da un codice progressivo alfanumerico generato in serie. Si tratta di una delle principali novità di queste elezioni. Il tagliando, che verrà rimosso e conservato negli uffici elettorali solo fino al momento dell’inserimento della scheda nell’urna, mira a evitare il voto di scambio.

Quando l’elettore riceverà la scheda gli scrutatori dovranno segnare il codice univoco; una volta votato dovranno controllare che il numero del tagliando corrisponda a quello segnato e infine rimuoveranno il tagliando antifrode per rendere la scheda anonima e non tracciabile prima di essere inserita nell'urna.

 

In Lombardia si vota anche per la Regione. Una campagna elettorale senza esclusione di colpi, che vale ben più di una Giunta regionale

Il 4 marzo in Lazio e Lombardia si voterà anche per il rinnovo della Giunta regionale.
Nel corso della sua ultima conferenza stampa, lo scorso 7 gennaio, il Governatore uscente della Lombardia Roberto Maroni ha annunciato a sorpresa la sua rinuncia alla ricandidatura e la campagna elettorale è subito entrata nel vivo con un profondo rimescolamento di attori protagonisti.
Mentre la sinistra di Liberi e Uguali ha deciso di non appoggiare il candidato alla presidenza per il centrosinistra Giorgio Gori, già sindaco di Bergamo, e di correre da sola, il candidato del centrodestra Attilio Fontana, ex sindaco di Varese, è subito balzato agli onori della cronaca nazionale per alcune dichiarazioni controverse, poi attenuate.
A questi due protagonisti si aggiungono liste e candidati in lizza per il consiglio della Regione Lombardia: il clima è caldo, tanto a destra quanto a sinistra e ha già scavalcato i confini regionali, perché sul banco della Lombardia si giocherà molto più di una Giunta regionale.

I candidati al Pirellone

La strada della campagna elettorale è ancora lunga per i 7 candidati alla carica di Presidente della Regione.

Per il centrodestra uscente si presenterà Attilio Fontana, 65 anni, avvocato, sindaco di Varese dal 2006 al 2016 con la Lega Nord. Fontana è sostenuto dalla maggioranza uscente composta da Lega, Forza Italia, Lombardia Popolare, Fratelli d’Italia, Noi con l'Italia-UDC, Energie per l'Italia, Partito Pensionati, Rivoluzione Cristiana e Movimento Nazionale per la Sovranità.

Per il centrosinistra si presenterà Giorgio Gori, 57 anni, imprenditore, sindaco di Bergamo, che non ha però incassato l'appoggio della formazione fuoriuscita dal Pd e guidata da Pietro Grasso, Liberi e Uguali, una decisione che potrebbe influire non poco sul risultato delle elezioni lombarde.

La Lista Civica per Gori Presidente può contare sull’appoggio di Partito Democratico, +Europa, Campo Progressista, Italia dei Valori, socialisti di Area Civica e Verdi.

È bergamasco anche il candidato del Movimento 5 Stelle Dario Violi, 32 anni, consigliere regionale dal 2013, scelto dalle “regionarie” del Movimento. Liberi e Uguali, sceglie di correre in solitaria con Onorio Rosati, 54 anni, originario di Gorizia, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano dal 2006. Correranno da soli per la carica di Governatore anche Massimo Gatti di Sinistra per la Lombardia, sindaco di Paullo dal 1985 al 2004, già consigliere provinciale, Giulio Arrighini, fondatore e segretario provinciale della Lega Lombarda appoggiato da Grande Nord e Angela De Rosa, 44 anni, già consigliera comunale e assessora a Novate Milanese, appoggiata da CasaPound.

La partita è aperta, ma a livello regionale come a livello nazionale la vera sfida sarà convincere gli indecisi e gli astenuti che secondo i sondaggi oggi valgono insieme il 39%.

Come si vota? Il voto disgiunto

Le modalità di voto sono le stesse delle elezioni nazionali: le urne saranno aperte nella sola giornata di domenica 4 marzo dalle ore 7 alle ore 23 e gli elettori dovranno presentarsi al seggio di riferimento muniti di tessera elettorale e documento di riconoscimento.

Sulla scheda gli elettori troveranno indicate le coalizioni, formate da una o più liste, in corsa per la maggioranza nel parlamento regionale. A ogni coalizione sarà associato un candidato alla carica di Presidente della Regione.

L'elettore può scegliere di votare per un candidato alla carica di Presidente della Regione, oppure di votare per un candidato alla carica di Presidente della Regione e per una delle liste a esso collegate, oppure di votare solo a favore di una lista e in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato Presidente a essa collegato.

Per le elezioni regionali c’è anche un’ulteriore possibilità: di votare per un candidato alla carica di Presidente della Regione e per la lista di un’altra coalizione che non sostiene il presidente votato, il cosiddetto voto disgiunto che, è bene ricordare, non è invece previsto per le elezioni nazionali, pena l’annullamento della scheda.

Le preferenze

L’elettore può esprimere fino a due voti di preferenza negli appositi spazi, ma non per due candidati dello stesso sesso, pena l'annullamento della seconda preferenza.

Anche a livello regionale infatti, come a livello nazionale, è previsto l'equilibrio nella rappresentanza dei generi, ovvero nessun genere può superare il 60% di presenze nel Parlamento regionale.

La coalizione che otterrà il maggior numero di voti esprimerà il Presidente della Regione e la maggioranza dei Consiglieri. Il numero di Consiglieri regionali è fissato a 80, compreso il Presidente della Regione, eletti con criterio proporzionale con applicazione di un premio di maggioranza: alle liste collegate al Presidente della Regione eletto sono assegnati il 55% dei seggi se il Presidente ottiene meno del 40% dei voti oppure il 60% dei seggi se il Presidente ottiene il 40% o più dei voti. Un seggio è riservato al membro dell'opposizione che ottiene più voti.

Arianna Corti

Febbraio 2018

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