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Dentro Caravaggio

Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto

La mostra a Milano nelle sale di Palazzo Reale fino al 28 gennaio 2018

Nel 1951 ebbe luogo all’interno delle sale di Palazzo Reale, da poco restaurato a seguito dei bombardamenti del 1943, una grande mostra dedicata a Michelangelo Merisi da Caravaggio, curata dal critico Roberto Longhi. Fu un evento epocale che entrò negli annali della storia delle mostre italiane per l’affluenza da record: in poco meno di tre mesi accorse gente da tutta Italia e il 75% dei cittadini milanesi andò a visitare la mostra. Grazie a questa esposizione, il grande pubblico entrò in contatto con un artista che, nei decenni successivi, si sarebbe attestato tra i più amati e noti della storia dell’arte. Oltre cinquant’anni dopo, Palazzo Reale torna ad accogliere una selezione di opere del maestro lombardo con una mostra che pone importanti e inediti tasselli nella ricostruzione della vicenda biografica e artistica di un pittore tanto amato quanto, in realtà poco – o forse troppo - conosciuto. Proprio la grande notorietà del maestro ne ha restituito un’immagine romanzata che, talvolta, ha offuscato una conoscenza obiettiva e storicamente corretta della sua vita e delle opere.

La mostra “Dentro Caravaggio”, inaugurata lo scorso 29 settembre e curata da Rossella Vodret, prende il via da recentissimi studi. I visitatori sono invitati a “entrare” nei venti capolavori esposti, percorrendo due coordinate principali: la nuova cronologia attribuita alle opere sulla base di studi fatti su materiali d’archivio, tra cui un manoscritto del Seicento rivenuto di recente, e importanti scoperte relative alla tecnica esecutiva del Caravaggio, rese possibili grazie a innovative indagini diagnostiche effettuate sulle opere del maestro. I quadri sono accompagnati da apparati multimediali all’avanguardia e da immagini radiografiche che svelano la storia di alcune opere, dalla loro ideazione fino alla realizzazione. L’esposizione è prodotta da Comune di Milano e MondoMostre Skira, con il supporto del Gruppo Bracco, partner dell’esposizione per le nuove indagini diagnostiche.

L’arte e la vita

La prima formazione di Caravaggio (1571-1610) avviene a Milano dove, quattordicenne, lavora nella bottega di Simone Peterzano, maestro affermato nell’ambiente artistico milanese. Qui il giovane subisce il fascino del naturalismo dei lombardi Moretto, Savoldo e Moroni, pittori dei quali coglierà la sensibilità per il realismo e per la rappresentazione umile e quotidiana della religiosità. Quando si trasferisce a Roma ha poco più di vent’anni e si guadagna da vivere dipingendo “tre teste di santi al giorno per cinque baiocchi l’una” presso artisti che svolgono un’attività quasi commerciale. Viene assunto dal Cavalier D’Arpino ma l’esperienza presso la celebre bottega si conclude rapidamente tra la fine del 1596 e l’inizio del 1597 e, nel periodo immediatamente successivo, l’artista viene ricoverato all’Ospedale della Consolazione. Probabilmente a questo periodo risalgono i quadri “allo specchio”, tra cui i notissimi “Ragazzo con il canestro di frutta” e “Ragazzo morso da un ramarro” (1597-1598), quest’ultimo presente alla mostra. Per realizzare queste tele Caravaggio dipinge mettendo in posa i modelli e osservando la scena riflessa allo specchio: la mediazione della superficie riflettente gli permette di copiare un’immagine della realtà già saldamente definita. Anche grazie all’aiuto del rigattiere di San Luigi dei Francesi, che vende i suoi quadri, l’artista inizia a lavorare “da se stesso” e trova ammiratori sia nell’ambiente aristocratico che tra gli alti prelati: tra i suoi primi estimatori c’è il cardinale del Monte, al cui servizio è documentato nel luglio del 1597. Un’opera significativa di questo periodo è il “Riposo durante la fuga in Egitto” (1597), anche questa esposta alla mostra. La Madonna è una madre che dorme con il capo dolcemente reclinato sul bambino, San Giuseppe sorregge lo spartito affinché l’angelo suoni con il violino un brano le cui note sono leggibili: è un mottetto cinquecentesco che loda la bellezza della Madonna. Il tema sacro è interpretato secondo la sensibilità del naturalismo lombardo: spiritualità e senso del reale si fondono con estrema naturalezza. Per rappresentare le figure umane Caravaggio non usa tipi generici ma modelli presi dalla strada e così il modello per l’angelo musicante è lo stesso del giovane truffatore di spalle nel celebre quadro dei “Bari” mentre la Madonna è la donna ritratta nella “Maddalena penitente”. Con la commissione delle “Storie di San Matteo” per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, nel 1599, Caravaggio opera un profondo rinnovamento della rappresentazione religiosa, sotto più punti di vista: iconografico, calando la scena sacra nella quotidianità del tempo e dandole così realtà storica, compositivo, creando rappresentazioni statiche ma ritmate, efficaci come inquadrature cinematografiche, e stilistico, grazie all’uso personalissimo della luce radente e sovrannaturale, intervento divino che, in contrasto con i drammatici fondi scuri, dà alla scena rilievo plastico e simbolico. L’uso della luce e l’aderenza alla realtà creano una tensione che può arrivare a tingere la scena di toni macabri, come in “Giuditta che taglia la testa a Oloferne” (1602), altro capolavoro in mostra. La giovane eroina biblica che ha inferto il colpo mortale appare leggermente turbata davanti a Oloferne morente che, con la bocca distorta in una smorfia di dolore, afferra il lenzuolo con un ultimo gesto disperato. Le opere dell’ultimo periodo sono le più inquiete, tese e contrastate; il pittore le realizza tra Malta, la Sicilia e Napoli durante la fuga per l’accusa di omicidio. Il tormento dell’artista si materializza in figure che emergono da fondi scuri e hanno contorni poco definiti, segnati da pennellate fluide e libere; nonostante ciò le scene risultano perfettamente leggibili e, attraverso il contrasto tra luce e tenebra, coinvolgono violentemente lo spettatore trasmettendo quel senso drammatico della sacralità nel quale si identificò l’arte della controriforma. Caravaggio muore nel 1610 a Porto Ercole, sulla via del ritorno verso Roma, senza sapere di avere ricevuto la Grazia da papa Paolo V. Il suo lavoro influenzerà generazioni di pittori in tutta Europa, tanto che artisti del calibro di Velasquez e Rubens possono essere compresi solo tenendo conto della lezione del geniale e rivoluzionario maestro lombardo.

Livia Salvi

 

Didascalia foto

- Michelangelo Merisi da Caravaggio - Riposo durante la fuga in Egitto, 1597 © 2017 Amministrazione Doria Pamphilj s.r.l.

- Michelangelo Merisi da Caravaggio - Fanciullo morso da un ramarro, 1597 © Foto Claudio Giusti, Lastra a Signa (Firenze)

- Michelangelo Merisi da Caravaggio - Giuditta che taglia la testa a Oloferne, 1602 © Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma: Palazzo Barberini. Foto di Mauro Coen

Ottobre 2017

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