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Dalla Provincia all’Economia Solidale. Matteo Rossi: un altro mondo è possibile

Matteo Rossi

In scadenza di mandato, il presidente della Provincia di Bergamo impegna le sue ultime settimane ad avviare un percorso per un progetto di legge regionale. Il futuro delle Province? Entità strategiche per la governance di un territorio

Il 30 ottobre scadranno i 5 anni dell’esperienza in via Tasso di Matteo Rossi, presidente della Provincia di Bergamo che ha avuto il merito di riportare l’ente territoriale a giocare un ruolo non più marginale nelle questioni bergamasche e non solo. Un destino che sembrava inevitabile, ma che a suon di concretezza e partecipazione in lungo e in largo, ha invertito la tendenza e che, con un colpo di coda, lancia la palla oltre il campo temporale e provinciale, assumendo un ruolo di guida e indirizzo per un progetto di legge regionale sull’Economia Solidale e Sociale che ci auguriamo prosegua ben oltre ottobre e oltre il 2018. Ma entriamo nel merito della questione, cercando di capire le opinioni e le motivazioni di chi in primis ha voluto aprire questo percorso.

Al di là delle definizioni tecniche e giuridiche, cosa ricomprende nell’immaginario del presidente Matteo Rossi il concetto di Economia Solidale e Sociale?

Intendiamo tutte quelle pratiche che in diverso modo si stanno contrapponendo ai modelli neoliberisti e stanno rifiutando i dogmi capitalistici e della finanziarizzazione dell’economia: economie solidali cooperative, reti sulla sovranità alimentare, forme di economie partecipative e collaborative, i GAS, le botteghe del commercio equo, i mercati della terra, il mutualismo sociale, la finanza etica, l’imprenditorialità che lavora per l’economia circolare, i beni comuni. Bergamo è ricchissima di queste esperienze.

Perché questo settore sarebbe così importante per lo sviluppo del territorio provinciale e regionale e per l'economia in generale? Non risulta essere un settore troppo ristretto, poco rilevante?

È importante innanzitutto per l’uomo e per le comunità, e la sfida è proprio quella di fare maggiormente i conti con il mercato, sia per contaminarlo sia per allargarne la fetta di chi sceglie di fondare la propria attività sui valori di equità e giustizia sociale.

Come è sorta l'idea di fare una proposta di questo tipo, ambiziosa ma al tempo stesso molto impegnativa?

Perché siamo ormai giunti a un punto di svolta dopo tanti anni di esperienze dal basso. La convinzione è che, insieme alla capacità di scelta e di indirizzo che ciascuno di noi può fare come consumatore critico, anche il riconoscimento e il sostegno delle istituzioni pubbliche locali può essere una leva per consolidare un’economia alternativa. Ma c’è di più: è il momento di darsi una dimensione “politica”, perché ci possono essere modi diversi per uscire dal neoliberismo e l’idea di fondo di comunità aperte e resilienti è l’unico antidoto al sovranismo chiuso ed egoista che sta montando in varie parti del mondo, anche in Italia.

Perché la dimensione regionale? E perché l'ente provinciale come "promotore"?

Quello regionale è un livello legislativo sufficientemente vicino al territorio per poter elaborare norme non troppo generaliste ma concrete e coerenti. Su questa strada poi l’istituzione provinciale ha una dimensione intermedia che le permette di conoscere e stare nelle reti di comunità, provando a tessere dialoghi e legami. In questo senso il nostro servizio di sviluppo all’interno dell’amministrazione provinciale ha svolto un ruolo decisivo e determinante.

Quale iter e che tempistiche prevede per avere una legge ufficiale?

Scriverla, condividerla, costruirle attorno un consenso che porti a raccogliere almeno cinquemila firme e poi sostenerla nella discussione delle commissioni e del consiglio regionale.

Che ostacoli potrebbe trovare la legge sul suo cammino?

Non lo sappiamo ancora, vedremo, abbiamo solo la convinzione di essere più forti di ogni possibile ostacolo.

Su quali riferimenti si è basata la Provincia di Bergamo per stilare una bozza di proposta?

Siamo partiti dalle esperienze trentine, emiliane, piemontesi, venete, e dal lavoro fatto dalla rete di economia solidale lombarda, oltre a conoscere direttamente le azioni svolte dalla rete bergamasca di cittadinanza sostenibile. Due convegni in Provincia e il viaggio al seminario internazionale di Porto ci hanno fatto incontrare tantissime esperienze, italiane, europee e internazionali. È un fermento mondiale che ancora non è in grado di avviare un reale processo di trasformazione della società, ma che ha preso coscienza che “un altro mondo non solo è possibile, ma è necessario”.

Questa iniziativa si caratterizzerà come una dei lasciti finali della sua Presidenza. Perché tra i vari obiettivi di fine mandato puntare su questa proposta?

In questi anni abbiamo provato a lavorare per un nuovo modello di sviluppo, anche in bergamasca: difesa della terra, innovazione scolastica, trasporto su ferro e valorizzazione delle comunità territoriali. L’idea di fondo è stata quella dello Smart Land, di un territorio resiliente. Lungo questa strada abbiamo incontrato l’esperienza del Biodistretto sociale e della rete di Cittadinanza Sostenibile che ci hanno aiutato a dare maggiore concretezza ad alcuni dei percorsi intrapresi.

Quali sono gli altri obiettivi finali di questa fase conclusiva dell'esperienza in Provincia?

Chiudo il mandato avendo pagato tutti i debiti che ho ereditato verso le imprese e le spese sociali sulla disabilità dei Comuni. È un motivo d’orgoglio per chi crede nella serietà delle istituzioni.

Quali ambiti le hanno dato più soddisfazione in questi anni? In quali ha ottenuto risultati più concreti?

Abbiamo investito molto sul rapporto scuola/lavoro e sulla formazione professionale, quattro edizioni della fiera dei mestieri e il nuovo Ifts con Aruba appena avviato nell’Isola sono solo due dei tanti progetti realizzati. L’opera simbolo è aver ottenuto i 70 milioni per il raddoppio ferroviario e la metro tra Ponte San Pietro e Montello. Il momento più emozionante è stato il record mondiale ottenuto con l’abbraccio alla Presolana.

Quali ambiti sono invece più complicati e richiedono maggiore tempo e investimenti per essere affrontati?

Trasporto pubblico e manutenzione stradale. I governi nazionali ci hanno umiliato e la situazione è sotto gli occhi di tutti.

Cosa rimpiangerà dell'esperienza di Presidente della Provincia?

Il rapporto con le persone.

Cosa non rimpiangerà dell'esperienza di Presidente della Provincia?

L’ansia.

Come vede il futuro delle Province in Italia?

Le Province rimarranno entità strategiche per la governance del territorio. Dovranno migliorare i bilanci e potranno magari veder modificato nuovamente il loro sistema elettorale. Ma ci sono e ci saranno, semplicemente perché servono e sono riconosciute dai cittadini.

Quali consigli si sente di dare al suo successore?

Lavorare per unire e non per dividere.

Che caratteristiche deve avere un Presidente di provincia?

Avere i piedi nel borgo e la testa nel mondo, amare la propria terra e avere un pensiero lungo sui cambiamenti possibili. E poi, tanta pazienza!

Cosa ha voglia di fare Matteo Rossi non più presidente della Provincia? In quale ambito spendere tanta esperienza e passione pubblica e politica?

In tutto il mondo operano forme diverse di resistenza che provano a proporre a livello locale modelli alternativi di produzione, consumo, distribuzione, risparmio, nei quali le persone, l’ambiente e le comunità sono rimesse al centro. Io mi sento parte di questo movimento e vorrei mettere la mia esperienza a servizio di progetti condivisi che partendo dalla dimensione locale provino a costruire in modo concreto un modello alternativo al capitalismo neoliberista. Un altro mondo è possibile e necessario, oggi più che mai!

Grazie Presidente, buona fine di mandato e in bocca al lupo per il futuro.

Diego Moratti

Ottobre 2018

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