Il viaggio a piedi di Filippo Canetta da Milano a Cortina per ascoltare i territori e realizzare un docufilm che invita a riflettere sul futuro della montagna
Da questo viaggio è nato "Oro Bianco", un docufilm che non cerca la polemica sterile, ma si pone come una bussola informativa per aiutare il pubblico a interrogarsi sul futuro delle terre alte, sui cambiamenti climatici in atto e sulla necessaria via dell'adattamento.
InfoSOStenibile ha incontrato Filippo Canetta in occasione di una serata di presentazione del film organizzata dal GAN (Gruppo Alpinistico Nembrese), che da ben 80 anni è impegnato a favorire la conoscenza e il rispetto della montagna attraverso gli sport e le attività culturali.
Con le proprie gambe
Il motivo profondo che ha portato alla nascita del progetto culturale e poi alla realizzazione del docufilm “Oro bianco” è il suo amore per le terre alte che lo ha portato ad attraversare cantieri e foreste con l’obiettivo di non essere complice di un modello turistico e di sviluppo che sente sempre più distante dalle reali necessità dell'ambiente. "Non mi interessava l'impresa sportiva - racconta - ma andare personalmente a vedere cosa stava succedendo sul territorio". I chilometri percorsi a piedi diventano così uno strumento di trasparenza, un modo per portare alla luce - dietro le quinte delle grandi decisioni politiche - la realtà di un ecosistema fragile. “La montagna - ci ricorda Canetta - non è un palcoscenico da guardare in televisione, ma un ambiente vivo da rispettare e tutelare. Mentre io mi muovevo con le mie gambe, il team si occupava di fare riprese, non tanto di me ma dei luoghi che visitavamo e di intervistare le persone che ci hanno raccontato “col cuore in mano” come stava cambiando davanti ai loro occhi l’ambiente in cui vivono.”
Laghi naturali e neve artificiale
Il documentario dà infatti voce a chi abita la montagna ogni giorno con le dirette testimonianze che ne restituiscono un quadro complesso. Ci sono storie di resistenza vincente, come quella del comitato “Salviamo il Lago Bianco”, che ha fatto una bellissima battaglia arrivata fino alla Corte Europea, riuscendo a fermare il progetto di utilizzare il lago come sorgente per l'innevamento artificiale e proteggendo così uno dei laghi naturali di montagna più belli.
Ma ci sono anche ferite aperte. “Ad Anterselva – ci ha raccontato Filippo - c'è stato forse il momento più toccante di tutto il nostro viaggio. E’ una valle bellissima con un lago naturale meraviglioso dove, a distanza di pochi metri, stavano costruendo un bacino artificiale per innevare le piste del biathlon. Nel momento in cui siamo arrivati c'erano le ruspe con più di 15 mezzi che scavavano e abbattevano alberi. Si avvicinò in auto una signora. Pensavamo fosse una guardia arrivata per controllare cosa stessimo facendo, invece era un’abitante della zona che, vedendo quello che stava succedendo, si mise a piangere.”
Il docufilm fa emergere in modo lampante il paradosso: se si fanno i bacini artificiali per gli sport invernali, significa che si ha coscienza del fatto che nevicherà sempre meno. Ma per fronteggiare la mancanza di neve naturale causata dal surriscaldamento globale, si costruiscono opere idrovore ed energivore che finiscono per accelerare proprio quel cambiamento climatico alla base del problema.
Uno sguardo propositivo
L'approccio di Canetta rimane però profondamente costruttivo. La natura e le comunità sanno adattarsi e le alternative esistono. Basti pensare alle vigne che, a causa dell'aumento delle temperature, oggi vengono coltivate con successo fino a 1200 metri di altitudine, o alla possibilità di destagionalizzare il turismo puntando su escursionismo e sport sostenibili che non necessitano di neve, come l’arrampicata, il bouldering, lo skyrunning (corsa ad alta quota), la mountain bike e tanto altro. Inoltre, in futuro, la montagna sarà una risorsa importante poiché le città saranno sempre meno vivibili nei mesi più caldi. Però, come sottolinea Canetta: “Bisogna avere l'umiltà di prendere atto che le cose stanno cambiando e non intestardirsi nel portare avanti un modello che non funziona più”.
L'obiettivo di "Oro Bianco" non si ferma all'Italia. Lo sguardo è anche rivolto alle prossime Olimpiadi invernali che si terranno in Francia tra quattro anni. In quel momento, gli effetti della crisi climatica saranno ancora più evidenti. Condividere l'esperienza italiana, mostrare gli impatti reali sul territorio, diventa un atto educativo fondamentale per evitare che gli stessi errori vengano ripetuti oltre confine. Perché la montagna ha bisogno di essere vissuta con cura, non consumata in due settimane.
Simonetta Rinaldi
Oro Bianco
Da Milano a Cortina di corsa
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la regista Giulia Bertolazzi, la fotografa Giorgia Archetti e la giornalista Sofia Farina ed è un’inchiesta indipendente per analizzare le trasformazioni in atto nelle Alpi, tra grandi opere, cantieri olimpici, rischi ambientali e visioni di futuro.
Oro Bianco può essere visto gratuitamente a cliccando qui o inquadrando il Qr-Code


Filippo Canetta
Filippo Canetta è un maratoneta, ultra runner ed esploratore italiano. E’ stato capitano della nazionale italiana di Ultra Trail ai mondiali del 2015 di Annecy, Francia. Ha partecipato e completato numerose gare iconiche e impegnative in tutto il mondo, tra cui la Badwater 135, la Spartathlon e la Marathon des Sables, dove è stato il primo italiano al traguardo nel 2018.
Detiene il record sulla Grande Traversata Elbana e si è classificato 18° all'Ultra Trail World Tour nel 2014.





























































