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Contro l’inquinamento di Milano confermata l’area C, ma non basta

Milano infografica

Per Marco Granelli, assessore alla Mobilità e all’Ambiente di Milano, priorità al prolungamento delle linee metropolitane, bike e car sharing, ecobus e Area C

Quando nel 2011 Giuliano Pisapia vinse le elezioni, a Milano si parlava di identità perdute e di orgoglio smarrito. Le torri di Cesar Pelli a Garibaldi-Repubblica e il Bosco verticale di Boeri non esistevano ancora, così come i grattacieli di Libeskind e Zaha Hadid a City Life.

A 5 anni dalla nomina a sindaco di Milano, Pisapia ha lasciato al collega entrante Beppe Sala una città che percorre i binari di una vera e propria rinascita.

La giunta lavora in chiave di continuità con la precedente amministrazione, tanto che Sala è stato sponsorizzato dallo stesso Pisapia come continuatore del “modello Milano” di questi ultimi anni.

Il nuovo sindaco ha vinto (al fotofinish) giocando la sua campagna elettorale puntando sulla vocazione metropolitana della città, insieme a un’apertura culturale e solidale: una Milano a indirizzo internazionale, temperata dalla sostenibilità ambientale e pronta a diminuire il gap centro-periferia. Ma quali i programmi su mobilità e ambiente?

Trasporto pubblico metro e bus

Per Marco Granelli, assessore alla Mobilità e all’Ambiente, le priorità per i prossimi cinque anni sulla mobilità sostenibile riguardano il prolungamento delle metropolitane.

Si sta procedendo con la costruzione della linea M4 della metropolitana, che collegherà la città da est (capolinea Linate Aeroporto) a sud-ovest (capolinea San Cristoforo), portando il sistema Milano a ben 130 stazioni.

È inoltre già stato fatto lo studio di fattibilità per allungare la M5 fino a Monza; Granelli intende inoltre integrare le tariffe tra il trasporto su gomma e ferro su tutta l’area metropolitana, informatizzare e semplificare l’accesso e il pagamento dei mezzi di trasporto.

La grande rivoluzione green viaggia anche sulle 4 ruote pubbliche: l’intenzione della giunta è quella di migliorare le linee di superficie di quartiere e sostituire gradualmente gli autobus a gasolio con bus elettrici, riconversione totale del parco macchine che giungerà a compimento tra circa 15 anni.

Bike e car sharing

Grande attenzione anche per bici e mobilità condivisa: previsto l’aumento delle piste ciclabili, delle rastrelliere e delle stazioni di bike sharing, oltre allo sviluppo del car sharing e alla sua diffusione nelle periferie e nei Comuni dell’hinterland milanese.

Prevista inoltre la semplificazione e l’informatizzazione del pagamento della sosta e la creazione di isole della mobilità sostenibile, soprattutto nei quartieri, con piattaforme di sharing, ricarica elettrica e rastrelliere.

Aree dismesse

Una partita ardua invece riguarderà il recupero degli scali ferroviari dismessi, oltre 1 milione di metri quadri, a cominciare da quelli Farini e Romana, in un equilibrio negoziato tra l’indice di edificabilità e la creazione di nuove aree verdi, come il progetto del “Fiume verde”, studiato dall’urbanista Stefano Boeri.

C’è poi il tema delle ex caserme e dello sviluppo dell’area Expo come campus della ricerca e del sapere che ancora non ha trovato una sua dimensione di sviluppo.

Area C

Grande cavallo di battaglia del sindaco Pisapia, raccolto poi da Sala, è stata la politica antitraffico dell’Area C.

Contrariamente agli avversari elettorali, l’amministrazione, soddisfatta dei risultati raggiunti, ha deciso di non proporre cambiamenti a riguardo. Da quando è stata istituita l’area C sono circa 40 mila le auto che al giorno non entrano più nella cerchia dei Bastioni, liberata dal viavai perenne di mezzi privati grazie al ticket da 5 euro.

Il traffico è diminuito del 30% e le risorse risparmiate sono state destinate al potenziamento dei mezzi pubblici. Sono stati inoltre liberati 150 mila metri quadri di spazi pubblici, trasformati in zone pedonali e ciclabili. A questa scelta si affianca il grosso investimento della mobilità in condivisione: sono circa 6.700 le bici, elettriche e non, le auto e gli scooter a disposizione per i milanesi.

Polveri sottili alle stelle

Dati incoraggianti quelli di Milano che purtroppo però non riesce ad abbattere il suo tasso di inquinamento, come si evince dai dati scientifici di “Mal’Aria di città 2016”, il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico e acustico dei centri italiani. Nel 2015 ben 48 città italiane presentavano livelli di Pm10 alle stelle.

La situazione si configura come particolarmente critica in Pianura Padana, ma anche nelle grandi e piccole città dell’intera Penisola: Frosinone guida anche quest’anno la classifica dei capoluoghi di provincia dove i giorni di superamento nel 2015 sono stati 115; segue Pavia con 114 giorni, Vicenza con 110, Milano con 101 e infine Torino con 99.

Anche a livello regionale, la situazione non è delle migliori: in Lombardia l’84% delle centraline urbane monitorate ha superato il limite dei 35 giorni consentiti (tutte quelle di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Como e Monza).

Non basta appellarsi all’assenza di vento e pioggia per intere settimane, l’aria diventa sempre più irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili, dell’ozono e del biossido di azoto che causano, tra l’altro, danni alla salute dei cittadini e all’ambiente circostante.

L’unica soluzione possibile per contrastare lo smog è una strategia nazionale per la qualità dell’aria e un piano per una mobilità nuova. Milano ci sta provando, potenziando il trasporto su ferro, l’uso dei mezzi pubblici e una mobilità nuova, cercando di rendere le auto l’ultima delle soluzioni possibili per gli spostamenti dei cittadini.

Auto: un’abitudine dura a morire

Ancora oggi l’Italia detiene il record di numero di auto per abitante: il tasso di motorizzazione arriva a 62 auto ogni 100 abitanti nella città di Roma o ai 67 di Catania, contro le 25 auto ogni 100 abitanti di Amsterdam e Parigi o le 31 di Londra.

Appare quindi sempre più indispensabile una strategia nazionale per la qualità dell’aria, oltre a un piano per una mobilità alternativa, supportata da studi accurati sulle fonti di emissione, eseguiti su scala locale e urbana. Solo così è possibile pianificare le giuste politiche di intervento.

Alice Motti

Ottobre 2016

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