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Brescia, i cittadini votano per l'acqua pubblica

Brescia, i cittadini votano per l'acqua pubblica

Al referendum consultivo del 18 novembre stravince il Sì. Ma vota solo il 22% dei cittadini

"Volete voi che il gestore unico del Servizio Idrico Integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di partecipazione da parte di soggetti privati?". Su questa domanda i bresciani sono stati chiamati ad esprimersi il 18 novembre scorso in occasione del referendum consultivo sulla gestione idrica, promosso dal Comitato Acqua Pubblica di Brescia.

Obiettivo del referendum era dare voce ai cittadini in merito all'apertura di Acque Bresciane srl – società che attualmente gestisce il servizio idrico integrato – agli azionisti privati per il 49% del suo capitale sociale: in altre parole, chiedere ai cittadini se volessero che la società restasse del tutto in mano pubblica o meno. Con una partecipazione al voto di circa 216 mila persone sulle 970 mila (pari al 22% degli aventi diritto al voto su Brescia e provincia), il fronte del SÌ all'acqua pubblica ha vinto al 97%.

Un referendum partito dal basso

Il referendum era stato organizzato dopo che nel 2016 l’assemblea provinciale dei sindaci aveva votato per una parziale partecipazione privata alla gestione del ciclo idrico. Molti sindaci continuarono però a pensare che l’ingresso del privato avrebbe alterato gli equilibri di una risorsa così essenziale. In uno scenario dominato da cambiamenti climatici estremi, infatti, l’acqua è di fatto un bene sempre più cruciale. Secondo i sostenitori del SI, il rischio con una gestione mista sarebbe stato quello di porre maggiore attenzione al profitto che alla necessità di garantire un servizio accessibile a tutti.

Inoltre, il comitato referendario ha contestato la decisione di aprire la gara per la privatizzazione di Acque Bresciane srl senza una preventiva verifica della volontà popolare. Si è trattato quindi di un referendum partito dal basso e ciò che auspicano i sostenitori della mobilitazione è che il risultato referendario venga preso in considerazione dai sindaci dei comuni del bresciano e attualizzato trasformando Acque Bresciane srl in un’azienda speciale, cioè un Ente di Diritto Pubblico che dia la possibilità di concretizzare la richiesta popolare, già peraltro espressa con il referendum nazionale del 2011, di una gestione pubblica dell’acqua.

Il peso dell'astensionismo

Tuttavia, trattandosi di un referendum consultivo, il peso reale non lo fa tanto il risultato quanto la partecipazione, piuttosto scarsa rispetto al numero di abitanti e aventi diritto al voto. Potrebbe aver giocato un ruolo importante il significato politico dato al risultato, oppure banalmente una tiepida diffusione sui principali canali di comunicazione. Vero è che il nostro paese non brilla per partecipazione elettorale. Dal 1946 ad oggi in Italia sono stati indetti 72 referendum, la maggioranza dei quali abrogativi, e spesso l’astensione ha decretato la nullità del risultato. Dopo i picchi di partecipazione registrati intorno agli anni ‘50 e dopo i ‘70, l’astensionismo in Italia è andato sempre più dilagando, anche a livello locale e su temi che coinvolgono la quotidianità di tutti, come appunto l'acqua: Brescia su questo non fa eccezione.

Camilla Benefattori

Dicembre 2018

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