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Acqua di Valore

Ghisalba

L’acqua modellatrice del nostro territorio: il caso del fiume Serio

Forse è perché siamo ormai abituati ad avere l’acqua in modo così diffuso e scontato, sia per usi personali che per usi industriali, che il valore dell’acqua è spesso dato per scontato.

Da un lato questo sottende una efficienza e funzionalità della rete gestita da Uniacque, dall’altra però rischia di non far percepire quanto preziosa sia questa risorsa per un’infinità di attività umane e in definitiva per la crescita e sviluppo storico ed economico di intere nazioni e territori. Compito della società Uniacque Spa è – tra gli altri – di tenere vivo il valore di questa risorsa, anche attraverso approfondimenti tematici, promuovendo convegni e sensibilizzazioni sul tema. Al convegno “Water Seminar” dello scorso settembre, i relatori chiamati da Uniacque nel confrontarsi sul tema dell’acqua hanno fatto emergere moltissimi e variegati aspetti: paesaggistici, urbanistici, ingegneristici, sociali, economici, infrastrutturali etc.

Tra questi non potevano mancare la storia e la geografia di quei luoghi profondamente caratterizzati dalla presenza della risorsa idrica, tra cui la Pianura Padana. Nella sola provincia di Bergamo, dove Uniacque è nata e opera, esiste un fitto e sorprendente reticolo idrico che cercheremo via via di scoprire. 

A fare una disamina della risorsa idrica quale importante elemento paesaggistico e storico con ricadute nel tessuto economico e sociale della regione è stato il professor Renato Ferlinghetti, docente di Geografia Urbana e Regionale presso l’Università degli Studi di Bergamo. Prendendo spunto dal suo intervento, esamineremo il caso di un importante corso d’acqua bergamasco: il fiume Serio. 

Una regione di acque

La Lombardia, pur non essendo toccata dai mari, può essere definita senza dubbio una regione d’acqua. È difatti solcata da moltissimi fiumi, puntellata di fontanili e territorio di importanti laghi. La sua superficie è stata modellata nel tempo dalle acque che, scendendo dai ghiacciai alpini, si raccolgono prima nei laghi prealpini per poi proseguire nella loro corsa verso sud, dove impregnano i terreni della pianura generando fontanili. ll fiume Po funge da asse drenante che raccoglie queste acque e le scarica nel Mar Adriatico, chiudendo un circolo che poi ricomincerà daccapo.

In questo contesto naturale è entrato in gioco l’uomo, costruendo nel tempo dei reticoli idrografici artificiali, trasversali a quello primario naturale, che portano l’acqua laddove non arriva (o vi arriva faticosamente), contribuendo ad ampliare la ricchezza idrica della regione. 

Quando è l’acqua a definire un luogo

L’acqua, in molti casi, finisce per influenzare i processi di denominazione dei luoghi, in quanto parte integrante della loro identità o crescita storica ed economica. Si pensi a paesi come Brembate – che prende il nome dal fiume Brembo – o a tutti quei comuni che hanno Adda nel nome: Rivolta, Arzago, Casirate, Cassano… Un caso analogo di toponomastica è quello legato al fiume Serio: Seriate, Villa di Serio, Orio al Serio, Fiorano al Serio, Mornico al Serio, Cologno al Serio.

Nel caso del Serio non si parla solo di un corso d’acqua di un certo rilievo che solca la provincia bergamasca per svariati chilometri, ma anche di un fiume domato dall’uomo attraverso rogge e canali – cuori pulsanti della civiltà idrica lombarda – che portano le acque fin alle porte della città stessa di Bergamo. 

Il capoluogo orobico, in quanto città d’altura, è un luogo privo di fiumi: l’uomo ha dovuto pertanto condurre l’acqua in città mediante trovate ingegneristiche come gli acquedotti che, una volta portata la risorsa in città, la convogliano verso cisterne e bacini di raccolta per poi distribuirla tramite fontane e rubinetti.

Un tempo l’acqua per le azioni della vita quotidiana era garantita proprio dagli acquedotti, mentre quella per le attività lavorative era affidata per lo più a canali e rogge. Una di queste è la Roggia Serio Grande, che conduce le acque dell’omonimo fiume fino a Bergamo. Ciò ha inciso profondamente nello sviluppo storico e urbanistico della città, di cui il canale ha finito per essere un asse organizzatore. Rogge come questa hanno contribuito allo sviluppo di un polo industriale in tutta la Val Seriana: nella sola provincia di Bergamo (l’altra è quella di Cremona, nel cui territorio il fiume arresta il proprio percorso gettandosi nell’Adda) si contano circa 1200 chilometri di canali distribuiti su 34 rogge, tutte riferibili all’asta fluviale del Serio. 

In particolare, la Roggia Serio Grande, che nasce in territorio di Albino e risale addirittura agli ultimi anni del XII secolo, dopo diversi chilometri - lungo i quali soprattutto in passato riforniva importanti poli industriali come l’azienda tessile Crespi e gli stabilimenti della Zopfi - arriva a lambire il centro della città di Bergamo, anche se il canale è visibile solo per pochi tratti, dal momento che scorre principalmente sotto il manto stradale (appare per un breve tratto nei pressi delle vie Broseta e Palma il Vecchio).

La Roggia Serio Grande è l’esempio perfetto di un canale che contribuisce a modellare l’economia e l’assetto urbanistico dei luoghi in cui si inserisce, dove è centrale non solo ai fini irrigui (secondo una stima, con le sue diramazioni coprirebbe un’area di 3450 ettari di campi coltivati), ma anche industriali. Fu al termine del XIX secolo che ciò divenne particolarmente evidente, poiché cominciarono a sorgere le prime industrie, come i cotonifici, che sfruttavano la potenza dell’acqua del Serio derivata da questo canale per far funzionare i macchinari.

Ma ancora oggi l’acqua riveste per tutti noi un ruolo essenziale. Sta alla sensibilità delle singole amministrazioni comunali riscoprire il valore di questi reticoli idrici solo apparentemente insignificanti o secondari, anche mediante percorsi ciclopedonali che ne costeggiano il tracciato (e anche questo valore non manca alla Roggia Serio Grande, interessata dal passaggio della Ciclovia delle Rogge). L’impegno di Uniacque si misura anche nella riscoperta di questo importante patrimonio identitario e comunitario

Febbraio 2019

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