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Acqua di Valore

L'acqua immessa in rete

Viaggio alla scoperta del Serbatoio di Sant’Agostino in Bergamo

Da oltre 135 anni permette a Bergamo di vivere e prosperare, ma pochi ne conosco addirittura l’esistenza. Quando si sale in Città Alta passa quasi inosservato, eppure la sua presenza è di fondamentale importanza. Lo potremmo definire un punto strategico, senza il quale Bergamo non sarebbe più la stessa. Stiamo parlando del Serbatoio di Sant’Agostino ai piedi dell’omonima porta, varcata la quale si raggiunge il complesso monastico che oggi è una delle sedi dell’università.

L’occhio - rapito dalla solida porta cinquecentesca di fattura veneta oppure dall’adiacente fontana che porta lo stesso nome - il più delle volte non si posa sul Serbatoio, costruzione di certo meno antica eppure ben integrata nel contesto urbanistico di Città Alta: per questo, durante la rassegna di BergamoScienza, è stata offerta ai curiosi la possibilità di esplorare la cisterna, da anni uno dei fiori all’occhiello della città. Uniacque ha aperto le porte della struttura e messo a disposizione del pubblico il proprio personale competente e desideroso di far apprendere ai cittadini il funzionamento di qualcosa che solitamente non si vede, ma che condiziona notevolmente le nostre vite, come un acquedotto. Le visite guidate si sono tenute nei due fine settimana centrali del mese di ottobre.

Dal lontano 1880

La valenza di questo luogo dipende dall’acqua: è dal Serbatoio di Sant’Agostino che arrivano a Bergamo le acque prelevate dalle sorgenti delle valli e che vengono poi distribuite a tutta la città e nei territori limitrofi. Qui si raccoglie e si distribuisce l’acqua che sgorga dai rubinetti e dalle fontane della Città dei Mille. Una cosa non da poco, se si pensa che è anche la più antica parte del moderno acquedotto ancora in funzione. In passato Città Alta era rifornita da alcune sorgenti la cui acqua, scendeva per gravità lungo le valli raggiungendo il centro abitato, mentre nella parte bassa si sfruttavano dei piccoli corsi e soprattutto i pozzi e le rogge cittadine.

Quando però pioveva, non era raro che l’acqua delle sorgenti si intorbidisse. I canali erano inoltre completamente all’aperto, quindi l’acqua era suscettibile di contaminazioni e portatrice di infezioni batteriche, come il colera che imperversò nel 1867. Non esisteva nemmeno un sistema fognario, per cui gli scarichi e gli scarti delle case finivano direttamente nelle rogge da cui poi si prelevava la stessa acqua usata per le funzioni quotidiane. L’acqua costituiva quindi un serio problema di sanità pubblica. Nel 1861 Bergamo rimase persino senza acqua a causa di una forte siccità.

La situazione si era fatta davvero insostenibile. La popolazione cominciò quindi a chiedere insistentemente al Comune di intervenire per risolvere questo annoso problema di rifornimento idrico.

Le risorse economiche però scarseggiavano; per di più, una delle soluzioni proposte – quella cioè di prelevare l’acqua della città direttamente dalla fonte di Bondo Petello ad Albino – pareva essere un progetto avveniristico e troppo sconsiderato, dal punto di vista economico.

Servì l’intervento dei francesi per risolvere le cose: la Compagnie géneérale des eaux si mise a disposizione per creare l’infrastruttura necessaria a realizzare il costoso progetto, chiedendo in cambio al Comune di Bergamo di occuparsi della gestione della stessa e di intascarsi tutti i proventi per un periodo non inferiore a 50 anni. Non essendoci una valida alternativa, il Comune approvò la richiesta dei francesi, i quali nell’ottobre 1880 avviarono il cantiere dell’acquedotto.
Il 5 novembre 1881 era già pronto per essere inaugurato. Grazie ad una serie di tubazioni sotterranee in cui i fluidi scorrono per gravità, l’acqua prelevata da Albino raggiungeva ora il Serbatoio di Sant’Agostino e da lì veniva distribuita alla parte bassa.

Restava però ancora da capire come pompare l’acqua del serbatoio verso gli insediamenti di Città Alta a monte della cisterna. La questione si risolse quando nel 1888 a Bergamo arrivò l’energia elettrica, in grado di azionare delle moderne ed efficienti pompe. Sempre i francesi procedettero alla costruzione del Serbatoio di Castagneta in Città Alta, che riceveva l’acqua pompata dallo snodo di Sant’Agostino.

Per risparmiare energia elettrica, si pensò di installare a Sant’Agostino una turbopompa che, sfruttando la pressione dell’acqua proveniente da Albino, azionasse una turbina in grado di alimentare elettricamente la pompa. L’energia cinetica dell’acqua si convertiva così in energia elettrica: per l’epoca si trattava di una vera e propria innovazione. A questa prima turbopompa se ne aggiunse una seconda nel 1924.

Un secolo di problemi e soluzioni

I problemi non finirono qui. Nel Novecento la popolazione bergamasca cresceva mediamente di 1000 abitanti all’anno, dunque la sola fonte di Bondo Petello non era più in grado di soddisfare la richiesta crescente di acqua. Nel 1912 si decise quindi di attingere alle risorse idriche recentemente scoperte ad Algua (Val Serina) e si realizzò il serbatoio di Bastia per Bergamo Alta, rilevato dal Comune di Bergamo nel 1913.

Poiché però le tubature dell’acquedotto di Algua si guastavano spesso, lasciando la città a secco, nel 1956-1959 si cominciò a prelevare acqua anche dalla sorgente di Ponte del Costone, in modo da coprire il fabbisogno idrico cittadino. Dagli anni Settanta il Serbatoio di Sant’Agostino cattura anche l’acqua della sorgente Nossana. Ancora oggi, quindi, nel serbatoio confluiscono le acque delle sorgenti di Algua, Nossana, Costone e, in misura minore, Bondo Petello.

Oggi è Uniacque a occuparsi della gestione di questo grande reticolo di tubature: l’acqua catturata nelle sorgenti serve prima le utenze disposte nelle vicinanze e poi arriva al Serbatoio di Sant’Agostino, da cui una parte di risorsa idrica raggiunge la Città Bassa e l’altra viene pompata più in altro verso Castagneta e poi a Bastia.

All’interno dell’edificio di Sant’Agostino sono cambiate le attrezzature, più potenti e moderne, ma il principio è rimasto inalterato e l’acqua compie ancora lo stesso percorso di tanti anni fa. Una grande sala con volte a crociera accoglie i circa 3.000 metri cubi che si riversano nella cisterna, prima di essere “dirottati” verso nuove destinazioni. Non dimentichiamo che questa acqua è buona, pulita e controllata, quindi ottima da bere quando giunge ai nostri rubinetti.

Uniacque propone regolarmente progetti educativi per far conoscere tutto il lavoro invisibile e prezioso che sta dietro l’apertura di un rubinetto. La prossima volta che metterete piede in Città Alta, forse vi verrà spontaneo – dopo aver letto questa rapida storia con le positive conseguenze che ha comportato per Bergamo – scattare una foto a Sant’Agostino. Non solo alla Porta e alla Fontana, ma anche all’antico e ancora efficientissimo serbatoio. 

 

“La città ha sete”

È il titolo di un cortometraggio del 1943 del regista Luciano Emmer dedicato proprio al sistema acquedottistico della città di Bergamo ed in parte girato al Serbatoio di Sant’Agostino. Il documentario mostra inizialmente dei cittadini stanchi e assetati, riversi per le strade della città sotto il sole cocente. Poi una voce fuori campo comincia a illustrare il funzionamento dell’acquedotto e assistiamo alle riprese dei canali entro cui l’acqua scorre in città, fino ad arrivare a zampillare dalle numerose fontane del centro, così come si presentava negli anni Quaranta. La cisterna sopraelevata, in cima a una torretta che si vede nel filmato, è una licenza poetica, non essendoci mai stata una simile costruzione. Il filmato, facente parte del repertorio dell’Istituto Luce, è stato proiettato integralmente da Uniacque ai visitatori che sono giunti al Serbatoio di Sant’Agostino nell’ambito dell’iniziativa “Viaggio nelle cisterne dell’acqua”. I curiosi possono visionarlo raggiungendo il sito: www.archivioluce.com.

 

L'acqua immessa in rete > I numeri...

Nel 2017 il quantitativo di acqua immessa in rete è stato di circa 110 milioni di metri cubi, per la precisione 110.487.518. Di questi, 65 milioni di metri cubi sono stati prelevati dalle sorgenti (dato identico a quello del 2016), mentre i restanti 45 circa sono stati ricavati da pozzi (in leggero aumento rispetto agli anni passati: nel 2016 erano 41 milioni di metri cubi, 43 nel 2015). Uniacque gestisce il servizio di acquedotto in 172 comuni bergamaschi. 

> 110.487.518: Acqua immessa in rete

> 65 milioni: Metri cubi di acqua prelevati dalle sorgenti

> 45 milioni: Metri cubi di acqua ricavati dai pozzi

> 172: Comuni bergamaschi serviti da Uniacque

 
 
 
 
 
 
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