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Basta un poco di zucchero…

Basta un poco di zucchero…

Occupa terreni e i suoi vantaggi sono discutibili, eppure è il cavallo di battaglia dell’ascesa economica brasiliana e nessuno può farne a meno

I coloni britannici lo consideravano “l’oro bianco”, oggi è presente pressoché in qualsiasi bevanda e prodotto confezionato dolce, talvolta anche salato.

Stiamo parlando dello zucchero, l’alimento di cui il nostro corpo fisiologicamente non avrebbe bisogno, ma di cui nessuno può fare a meno.

Si tratta della terza coltura mondiale per indotto economico dopo i cereali e copre circa 27 milioni di ettari del pianeta, tuttavia secondo un’indagine del The Conversation, magazine australiano online, nessun’altro alimento occupa così tanta terra senza presentare vantaggi rilevanti per l’umanità.

D’altro canto secondo Géraldine Kutas, direttrice degli Affari internazionali di Unica, l’associazione brasiliana di riferimento per il settore della canna da zucchero, la lavorazione di questa pianta può contribuire alla sostenibilità ambientale in Brasile e nel mondo.

La storia dello zucchero, di fatto, è tutt’altro che dolce. Originaria del sud-est asiatico, la canna da zucchero viene utilizzata inizialmente come foraggio e successivamente si diffonde lungo il Pacifico orientale e attraverso l’Oceano Indiano grazie ai marinai di circa 3.500 anni fa.

La raffinazione dello zucchero viene introdotta per la prima volta in India, per approdare poi nel Mediterraneo nel XIII secolo. È però solo attorno al 1500 che i portoghesi si resero conto che il Brasile offriva condizioni ottimali per le piantagioni: viene così avviata un’economia basata sulla canna da zucchero con l’impiego di schiavi.

A partire dal XVII secolo la febbre glicemica si alza e il consumo di zucchero da parte dell’Europa diviene una vera e propria dipendenza. Da allora lo zucchero si è imposto senza fatica nelle nostre diete condizionando gli stili di vita sia di chi ne abusa, sia di chi lo evita come la peste.

E mentre pullulano studi scientifici che certificano come gli effetti dello zucchero siano simili a quelli delle sostanze stupefacenti, crisi d’astinenza da saccarosio fanno sì che l’obesità, insieme a cancro, cardiopatia, demenza e diabete siano un’emergenza sanitaria in tutti quei paesi dove lo zucchero abita la maggioranza delle derrate alimentari.

Solo per citare un dato, il dolcificante per antonomasia è potenzialmente responsabile del 20 per cento del contenuto calorico delle diete moderne, oltre ad avere un ruolo centrale nell’economia e nelle culture mondiali.

Una dipendenza che eguaglia per pervasività ed estensione quella dai combustibili fossili, dato paradossale se si pensa che l’etanolo da canna da zucchero riduce l’emissione di gas serra in media del 90 per cento e ha una resa molto alta: un’unità di combustibile fossile infatti è sufficiente per produrne nove di combustibili rinnovabili, derivati appunto dalla canna da zucchero.

Si apre quindi un’altra grande questione legata alla coltivazione di canna da zucchero, ossia la critica alla produzione di energia e di prodotti non commestibili attraverso la lavorazione di materie prime alimentari: fino a che punto è giusto tramutare potenziale cibo in biocarburanti e plastiche biodegradabili quando ancora tante persone soffrono la fame?

Secondo Kutas, in Brasile, la canna da zucchero usata per scopi non alimentari è coltivata in aggiunta a quella destinata alla produzione di zucchero e i terreni sono sufficienti per portare avanti sia l’industria alimentare sia quella dei carburanti alternativi e delle bioplastiche.

Se pensiamo che potenzialmente della canna da zucchero si potrebbe fare a meno, i numeri delle esportazioni brasiliane sono impressionanti: la maggior parte del bioetanolo brasiliano è consumato in Brasile e solo il 10-15 % è riservato all’esportazione, con volumi che nel 2014 sono risultati pari a 1,39 miliardi di litri.

I mercati principali sono stati Stati Uniti e Corea del Sud. Invece, per quanto riguarda lo zucchero, le proporzioni si invertono: il Brasile risulta il maggior produttore e venditore del mondo (24,1 milioni di tonnellate nel solo 2014), con flussi concentrati verso Cina, India, Nigeria, Algeria ed Emirati Arabi Uniti.

La canna da zucchero rappresenta, quindi, uno dei settori più importanti dell’economia di un paese, il Brasile, in continua ascesa. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni di Unica, c’è chi sostiene che il boom delle coltivazioni mini l’esigenza di conservare al meglio l’ecosistema brasiliano, tra i più spettacolari e importanti per l’intero pianeta.

Basta un poco di zucchero quindi, ma in fondo, ce l’avevano già detto.

Mara D’Arcangelo

Dicembre 2015

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