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Overshoot Day, il giorno in cui il futuro finisce in anticipo

L’umanità consuma entro luglio tutte le risorse rigenerate dal pianeta in un anno.
Il debito ecologico si traduce in crisi climatica e costi economici e sociali

Ogni anno, in un giorno preciso, l’umanità consuma tutte le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in dodici mesi. Quel giorno ha un nome: Earth Overshoot Day. Da quel momento in poi viviamo a debito ecologico, come un’azienda che brucia il capitale accumulato anziché vivere del proprio reddito. È una scadenza simbolica e concreta allo stesso tempo, che ci ricorda quanto la nostra economia sia in squilibrio con i cicli naturali della Terra.

L’Overshoot Day è calcolato dal Global Footprint Network, che ogni anno analizza la nostra impronta ecologica complessiva confrontandola con la biocapacità del pianeta, ovvero la sua capacità di rigenerare risorse e assorbire i nostri scarti, a cominciare dalle emissioni di CO2.

Nel 2025 l’Overshoot Day globale, secondo le stime, cadrà il 24 luglio, ma la data ufficiale globale viene annunciata il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. Significa che in poco meno di sette mesi la popolazione mondiale ha consumato più di quanto la Terra possa offrire in un intero anno. Un dato che fotografa una crisi ambientale strutturale: stiamo consumando le risorse 1,75 volte più velocemente di quanto la natura riesca a rinnovarle.

Italia in debito dal 6 maggio 2025

Ma c’è un altro dato che dovrebbe preoccuparci ancora di più: il Country Overshoot Day, cioè la data in cui una singola nazione esaurisce il proprio “budget ecologico” se tutti gli abitanti del mondo vivessero come i cittadini di quel Paese. In Italia nel 2025 l’Overshoot Day è caduto il 6 maggio (https://economiacircolare.com/overshoot-day-italia-2025-impronta-ecologica/). È come dire che, se tutta l’umanità adottasse lo stile di vita medio italiano, ci servirebbero più di due pianeti per sostenere i nostri consumi.

Guardando agli ultimi anni, il trend non è incoraggiante. Nel 2018 l’Italia aveva esaurito le risorse il 15 maggio. Nel 2020, complice il rallentamento dell’economia per la pandemia, l’Overshoot Day italiano era slittato al 14 giugno, un piccolo segnale positivo. Ma negli anni successivi la data è tornata ad anticiparsi a maggio: 13 maggio nel 2021, 15 maggio nel 2022 e anche nel 2023, per finire con l’ulteriore anticipo al 6 maggio di quest’anno. Questo slittamento non è lineare, ma mostra una tendenza di fondo: nonostante i proclami, non stiamo per niente riducendo la nostra pressione sugli ecosistemi, anzi.

Ogni giorno di anticipo è un pezzo di futuro che ci mangiamo. Stiamo impoverendo i suoli, prosciugando le risorse idriche, esaurendo le riserve di biodiversità e aumentando la concentrazione di gas serra nell’atmosfera. Le generazioni future, ma gli effetti sono già evidenti ora, erediteranno un pianeta più fragile, più instabile, con meno risorse a disposizione e più rischi climatici da affrontare.

Il debito ecologico non è un’astrazione: si traduce in alluvioni, siccità ed eventi estremi più frequenti, in insicurezza alimentare, nella perdita di territori abitabili e produttivi, nella crisi della biodiversità, nel degrado degli ecosistemi che ci forniscono aria pulita, acqua potabile e fertilità dei suoli. È un debito che non può essere ripagato in moneta, ma solo cambiando modello.

Cosa possiamo fare per invertire la rotta

La buona notizia è che la data dell’Overshoot Day può essere spostata avanti. Secondo il Global Footprint Network, basterebbe ritardare la data di quattro giorni ogni anno per tornare in equilibrio con il pianeta entro il 2050. Ma per farlo serve un cambiamento profondo e collettivo.

A livello sistemico, servono politiche pubbliche che incentivino la transizione ecologica, investimenti nella mobilità sostenibile, nella riqualificazione energetica degli edifici, nell’economia circolare, nella conversione agroecologica. Serve un nuovo patto tra economia e ambiente, che metta al centro i limiti del pianeta e la giustizia intergenerazionale.

Ma anche le scelte individuali contano. Usare meno l’auto e più i mezzi pubblici o la bicicletta, limitare lo spreco di energia e acqua, scegliere prodotti locali e di stagione e ridurre il consumo di carne e prodotti animali, ridurre l’acquisto di beni superflui, allungare la vita degli oggetti: sono tutti gesti che, moltiplicati per milioni di persone, possono avere un impatto reale.

L’Overshoot Day non è solo una data sul calendario: è un termometro della nostra civiltà. Ogni giorno in più guadagnato è un segnale di speranza. Ma per costruire un futuro in cui non si viva più a debito ecologico, serve che questa speranza diventi visione, e la visione si trasformi in azione.

Nicola Cremaschi

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CHE COS’È L’IMPRONTA ECOLOGICA?

L’impronta ecologica misura la quantità di risorse naturali che un individuo, una comunità o un Paese consuma per vivere: cibo, energia, trasporti, beni di consumo, uso del suolo, assorbimento delle emissioni di CO2.

Si esprime in ettari globali (gha) e viene confrontata con la biocapacità della Terra, cioè la capacità degli ecosistemi di rigenerare quelle risorse e assorbire gli scarti.

Se l’impronta ecologica supera la biocapacità, si entra in debito ecologico: è ciò che succede ogni anno dopo l’Overshoot Day.

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CHI CALCOLA L’OVERSHOOT DAY?

Il Global Footprint Network è un’organizzazione internazionale di ricerca, fondata nel 2003 da Mathis Wackernagel (l'inventore del concetto di impronta ecologica) e da altri scienziati ambientali. Il suo obiettivo è misurare l’impatto delle attività umane sul pianeta e promuovere un’economia compatibile con i limiti ecologici della Terra.

Ogni anno il Network pubblica i dati aggiornati sull’Overshoot Day globale e sui Country Overshoot Days, utilizzando indicatori come l’impronta ecologica e la biocapacità. I suoi rapporti sono utilizzati da governi, istituzioni, scuole e attivisti per orientare politiche e sensibilizzazione ambientale.

Sito ufficiale: www.footprintnetwork.org

 

 

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