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Settimana Europea della Mobilità. Come spostarsi nell'era post-Covid?

Settimana Europea della Mobilità. Come spostarsi nell'era post-Covid?

A settembre torna l’appuntamento europeo annuale. Focus sulla mobilità del futuro e sulle linee guida dettate dalla pandemia

Torna anche quest'anno la Settimana Europea della Mobilità, dal 16 al 20 settembre, e torna a seguito di uno dei periodi più ardui della storia recente, in Italia e nel mondo: nell’era post-Covid, parlare di mobilità significa affrontare uno dei nodi più difficili da sciogliere per quanto concerne la ripresa e la quotidianità nelle nostre città, tra distanziamento sociale necessario e politiche locali votate al futuro, tanto in ottica di sicurezza sanitaria, quanto di attenzione ambientale. 

L'edizione 2020, almeno nelle sue premesse di inizio anno, aveva delineato nel claim di “Emissioni zero, mobilità per tutti” le sue linee guida: un tema scelto sulla base degli ambiziosi obiettivi indicati dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in occasione della presentazione del Green Deal verso una mobilità europea a emissioni zero entro il 2050, ma che si è dovuto piegare alla nuova scala di priorità imposta dalla pandemia, che ha colpito anche la mobilità, modificando il futuro degli spostamenti, sia nelle città che nel mondo. 

A tal riguardo, e per aggiornare le linee guida per l'edizione 2020, l'European Mobility Week ha diffuso a fine luglio una scheda contenente le “dieci lezioni apprese durante il lockdown” per una migliore mobilità urbana, tra cui l'importanza di uno spazio pubblico pulito e spazioso, la necessità di dare priorità sui mezzi pubblici ai lavoratori che svolgono servizi essenziali e la comodità dei sistemi di gestione smart per l'organizzazione dei trasporti urbani. 

Come sta cambiando la mobilità?

Gli attuali scenari delineati dalle necessità di contenimento della pandemia e di riduzione del rischio per eventuali ricadute hanno infatti prodotto negli ultimi mesi nuove esigenze di mobilità, capaci di garantire sia lo svolgimento della vita quotidiana sia il distanziamento fisico necessario a contenere i contagi. Scenari non facili, ma che hanno portato con sé un importante sviluppo delle forme di mobilità innovativa, come i servizi di sharing di biciclette, e-bike, scooter e monopattini elettrici (capaci di coniugare basse emissioni e distanziamento tra le persone) e conseguentemente anche delle infrastrutture e degli spazi di circolazione a loro dedicati. 

Una forte implementazione la stanno vivendo inoltre anche i sistemi tecnologici smart per la pianificazione dei trasporti in tempo reale, utili ad evitare gli assembramenti, così come il parco di veicoli a basse emissioni (auto ibride ed elettriche in primis) che, se da una parte hanno visto una brusca frenata nelle vendite durante il lockdown, dall’altra hanno goduto - almeno in Italia - di nuovi bonus dedicati ad aziende e privati.

Quello determinato dal post-pandemia è quindi uno scenario variegato e articolato, che porta concretamente con sé il rischio di un ritorno a forme di mobilità non sostenibili (come l'uso massiccio dell'automobile laddove prima si stava invece virando verso sistemi alternativi e meno impattanti) ma che al contempo potrebbe diventare una grande occasione di rinnovo e di rilancio verso un futuro più green, anche nei trasporti. 

Mobilità e “non-mobilità” 

Il settore più colpito dall'onda lunga del coronavirus, in materia di spostamenti, è senza dubbio quello legato al trasporto pubblico. Se prima della pandemia gran parte del discorso sulla mobilità urbana si basava infatti sull’integrazione tra le forme di mobilità innovativa e le linee di trasporto pubblico, ad oggi queste ultime ne escono assolutamente indebolite: non solo per una questione di riduzione della capienza dei mezzi, ma anche a causa della diffusa diffidenza da parte dei cittadini. D'altro canto, se pure è vero che le forme di mobilità innovativa e in sharing stanno crescendo molto, è altrettanto vero che esse non sono ancora in grado di sopperire alla riduzione di posti sul trasporto pubblico di massa (si pensi ad esempio alle metropolitane nei grandi centri urbani o agli autobus per le tratte extraurbane). Tuttavia la questione non può più essere ignorata e pone gli agglomerati urbani e gli amministratori davanti alla possibilità di scelte di grande impatto, sia sul breve che sul lungo periodo. 

Sarà quindi questa la vera scommessa del futuro: la capacità di integrare necessità contingenti della cittadinanza, le normative di contenimento pandemico e i nuovi scenari connessi anche alla “non mobilità”, cioè la possibilità di adottare in maniera più massiccia lo smart working e la didattica a distanza per ridurre e regolare i flussi di persone che nelle città italiane ed europee si spostano quotidianamente per raggiungere il posto di lavoro o di studio.

La questione è stata dibattuta a lungo, considerati anche i bassi livelli di inquinamento registrati durante il lockdown, ma al momento non sembra essere percepita come predominante, almeno nel nostro Paese: le scuole italiane vanno verso una ripresa delle lezioni “in presenza” per la maggior parte degli studenti e non sembra ancora maturo il discorso di regolamentazione coordinata degli orari di attività, uffici e istituzioni come componente della mobilità sostenibile che, se ridisegnati con una pianificazione mirata, potrebbero ridistribuire in maniera differente le modalità di fruizione degli spostamenti in città. 

Mentre quindi in tutta Europa ci si avvia a vivere la Settimana Europea della Mobilità sotto queste premesse, si apre la domanda: riusciremo a cogliere nella crisi l'opportunità di un cambiamento positivo e sostenibile, per il presente e per il futuro? Anche a questo tema sarà dedicato il convegno del Festival della SOStenibilità che si terrà a Bergamo sabato 19 settembre 2020 alle 10.30.

Tutte le info per le prenotazioni (anche in streaming) su www.festivaldellasostenibilita.it 

Gianluca Zanardi

 

Comuni Ciclabili 2021. Fiab apre le candidature per la 4^ edizione nazionale

Al via le candidatura per la 4° edizione di ComuniCiclabili, il riconoscimento di Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) per attestare il grado di ciclabilità dei comuni italiani e per accompagnarli in un percorso virtuoso verso politiche bike friendly: l'edizione 2021 del riconoscimento – che da quest'anno gode anche del patrocinio del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti – si colloca in un momento storico particolarissimo, caratterizzato dal boom della bicicletta negli ultimi mesi, dalle opportunità in materia di mobilità ciclistica prevista dal Decreto Rilancio e dalla necessità per le amministrazioni locali di governare i cambiamenti in atto anche in materia di spostamenti. 

«Oggi più che mai i cittadini chiedono spazio, infrastrutture e servizi per muoversi in bici in totale sicurezza. La nuova edizione di ComuniCiclabili tiene conto del particolare periodo storico in cui siamo coinvolti che, come è noto, ha visto in tutto il mondo un vero boom della bicicletta negli spostamenti urbani», ha dichiarato Alessandro Tursi, presidente FIAB e ideatore di ComuniCiclabili, sottolineando come molte città in Italia abbiano avviato nuove iniziative e progetti a sostegno della mobilità sulle due ruote proprio in seguito all'emergenza sanitaria e alla conseguente necessità di distanziamento e salute. «Le nuove opportunità in materia previste del Decreto Rilancio, che ha introdotto le corsie ciclabili e le cosiddette 'case avanzate' ai semafori, stanno certamente contribuendo al cambiamento in corso» ha concluso Tursi. 

Ad oggi sono già 136 i Comuni aderenti al progetto di Fiab, compresi 28 capoluoghi tra cui Roma, Torino, Bologna e Firenze. I criteri in esame per aderire a ComuniCiclabili toccano quattro differenti aree (cicloturismo, mobilità urbana, governance e comunicazione&promozione) e le candidature per entrare nel primo scaglione di comuni che riceveranno la valutazione e relativa bandiera gialla sono aperte fino al 31 ottobre 2020. 

Per informazioni: www.comuniciclabili.it.

Settembre 2020

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