“The Floating Piers”, la passerella galleggiante che ha collegato dal 18 giugno al 3 luglio la sponda bresciana del lago d’Iseo dal comune di Sulzano all’isola lacustre più alta d’Europa, Monte Isola, è senza ombra di dubbio uno dei fenomeni artistici dell’anno.
Superando ogni aspettativa, solo nel primo giorno di apertura, la passerella ha ospitato circa 55 mila persone e in sole due settimane è giunta alla cifra record di 1,2 milioni di visitatori desiderosi di camminare letteralmente sulle acque.
Impossibile non imbattersi nei vari social in selfie dallo sfondo “giallo dalia” del telo che ha attraversato la suggestiva cornice del lago d’Iseo.
Difficile anche stilare la lista degli innumerevoli turisti e delle celebrità che sono giunte da oltreoceano per visitare l’opera. L’ideatore dell’opera è l’artista bulgaro-americano Christo Vladimirov Yavachev, meglio conosciuto come Christo, uno degli esponenti di maggior rilievo internazionale della Land Art, una forma d’arte nata negli Stati Uniti verso la fine degli anni ’60 che si applica a vasti contesti ambientali.
La gestazione dell’opera parte dal legame dello stesso artista con la storica famiglia bresciana Beretta, produttrice d’armi, appassionata d’arte contemporanea e proprietaria dell’isola di San Paolo, anch’essa destinata a essere “circumnavigata” dalla passerella.
Christo, colpito dalla bellezza del lago ma soprattutto dal fatto che non fosse preso d’assalto dal turismo, ha iniziato, autofinanziandosi, la realizzazione di “The Floating Piers”.
L’ingente affluenza ha comportato un grande sforzo da parte delle amministrazioni locali e non sono mancate code chilometriche e disagi nei piccoli comuni che mai prima d’ora erano stati chiamati a gestire un tale flusso di turisti.
Un vero e proprio “caso” culturale in Italia, abituati come siamo a storcere il naso e disertare certi appuntamenti con l’arte contemporanea, oltre a non pensare che il turismo culturale possa esistere anche in località diverse dalle grandi città. «Christo ha fatto il miracolo...» sono state queste le parole di Fiorello Turla, sindaco di Monte Isola, una piccola perla immersa nel lago che, senza l’apporto della passerella, rischiava di sprofondare, insieme alle sue tradizioni secolari, nel completo oblio.
Nonostante il grande successo di pubblico che ha riconosciuto all’esperienza della passerella un valore stra-ordinario, non sono mancate aspre critiche fra cui la stroncatura del noto storico dell’arte Philippe Daverio che l’ha definita «un’alternativa alle sagre di paese...», non riconoscendole nessuna valenza artistica ma solo di eccellente operazione di comunicazione.
Quanto a Vittorio Sgarbi, pur valutando positivamente l’opera nel suo complesso, ha messo in guardia dal rischio che l’opera rimanga solo «una passerella verso il nulla, se chi si reca a visitarla non coglierà l’occasione per approfondire la conoscenza artistica e culturale del territorio circostante».
Parole poco lusinghiere anche dal noto meteorologo Luca Mercalli che non ha esitato a definire la passerella come un «delirio galleggiante. Il trionfo dell’usa e getta, del superfluo costoso e dell’artificializzazione della natura», continua Mercalli, che ha sottolineato anche il rischio di un rilascio di composti tossici nelle acque del lago e la mancanza, a suo avviso, di un’adeguata trasparenza circa la natura dei materiali impiegati per l’installazione dell’opera.
Calato il sipario sull’opera è l’artista stesso che, in occasione del congresso ICOM-International Council of Museums- a Milano (3-9 luglio), ha riservato un commento al suo operato sostenendo che «L’opera d’arte vera non sono i Piers (pontili), ma il viaggio: chi c’è andato, la porterà con sé nella propria mente».
Christo, fedele ai principi della Land Art, ha escluso che l’opera, per sua stessa natura “transitoria”, torni percorribile in futuro.
«Tutto finisce nella vita. La cosa importante di questi progetti è che prima o poi finiscono, nessuno può possederli. La libertà non è possesso» ha concluso l’artista, ribadendo che della sua opera rimarrà solo il ricordo, sia personale che collettivo, oltre che un esempio di gestione partecipata del territorio.
Il valore dell’arte contemporanea o dell’architettura del paesaggio quale possibile veicolo di promozione culturale di un territorio, seppure interessante, in realtà è solo uno degli aspetti emersi con forza dalla realizzazione di Floating Piers, che ha acceso opinioni spesso contrastanti in diversi ambiti. Sicuramente per una valutazione artistica non superficiale occorre per prima cosa inserire questa opera-evento all’interno del contesto culturale della Land Art e di un ricercato, e tutt’altro che banale, percorso artistico dell’autore.
Tuttavia il dibattito sullo statuto estetico dell’opera e sulla contemporaneità del gesto artistico di Christo resta inevitabilmente aperto, approfondito dai commenti dei critici d’arte e vitalizzato dalle opposte impressioni dei fruitori di quest’esperienza.
Ma nel mare - pardon, lago - delle galleggianti ed effimere opinioni che si succederanno, rimaniamo con un’unica certezza di fondo, decretata da qualcuno che di arte e di contrasti se ne intendeva: «C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé».
Paola Angeretti
Chi è Christo
Christo è lo pseudonimo di Christo Vladimirov Yavachev , nato nella cittadina bulgara di Gabrovo nel 1935. Non si può però parlare di Christo senza Jeanne-Claude Denat de Guillebon - sua storica compagna di vita e di lavoro, scomparsa nel novembre del 2009.
Perché se è vero che Christo ha iniziato a creare da solo le sue particolarissime opere, i veri capolavori sono iniziati ad arrivare dopo l’incontro con Jeanne-Claude, dando vita a uno dei binomi più famosi della storia dell’arte.
Esponente del Noveau realisme, Christo ha iniziato, sulla fine degli anni ’50, a “impacchettare” oggetti, per passare poi insieme a Jeanne-Claude a opere sempre più monumentali, lavorando su grandi edifici e vastissime porzioni di terreno, dando inizio, di fatto, alla Land Art.
La loro arte ha sempre viaggiato su un doppio binario: da un lato, mettere in luce e dare rilievo al paesaggio, dall’altro nascondere dalla vista edifici e monumenti solitamente sotto l’occhio di tutti, impacchettandoli con migliaia di metri quadri di tessuti di vario tipo. I casi più famosi sono ad esempio l’imballaggio del Pont Neuf a Parigi nel 1985 o del Reichstag (Parlamento) di Berlino nel 1995. Operazioni monumentali, quasi sempre autofinanziate, grazie alla successiva vendita dei disegni, dei bozzetti, delle foto, unica traccia tangibile di queste gigantesche performances.
Che cos’è la Land Art
Con la definizione di Land Art (dal titolo di un film del tedesco Gerry Schum del 1969) si identifica la tendenza artistica, inaugurata negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni ’60, a operare in grandi spazi naturali e incontaminati: deserti, laghi, canyon, praterie, montagne, campi innevati.
Gli artisti che si rifanno a questo movimento recuperano il legame con la natura non con uno scopo ornamentale o romantico, ma intervenendo su di essa modificandola e apportando un tratto caratteristico del loro passaggio.
L’artista esce dallo spazio tradizionale della galleria o del museo e interviene direttamente su vasti territori.
In generale si può dire che l’espressione Land Art indica una corrente che, partendo da un progetto concettuale di “rimodellazione” del paesaggio, vuole arrivare a una esperienza della realtà modificata che induca una maggior consapevolezza dell’essere uomini nel contesto naturale, provocando così un’inusuale percezione della scala di rapporti tra uomo e spazio.
Tutto ciò all’insegna dell’effimero, della durata limitata, poiché di tutto, resterà alla fine solo una traccia documentale.
Mostre in Lombardia luglio/agosto2016
> Dell’infingimento. Quello che noi crediamo di sapere della fotografia - Lissone (MB) - MAC. Fino al 20 luglio 2016
> Edward Hopper - Bologna - Palazzo Fava - Palazzo delle Esposizioni. Fino al 24 luglio 2016
> Aldo Rossi. La finestra del poeta (opera grafica 1973-1997) - Bergamo - GAMeC. Fino al 24 luglio 2016
> Eadweard Muybridge (1830-1904). Alle origini del movimento - Milano - Galleria Creval. Fino al 31 luglio 2016
> Studio azzurro. 35 anni di immagini sensibili - Milano - Palazzo Reale. Fino al 4 settembre 2016
> Joan Mirò. La forza della Materia - Milano - MUDEC. Fino all’11 settembre 2016
> William Klein - Milano - Palazzo della Ragione Fotografia. Fino all’11 settembre 2016
> 21st Century. Design after Design. XXI edizione della Triennale di Milano. Fino al 12 settembre 2016
> W. Woman in Italian Design - Milano - Triennale - Fino al 12 settembre 2016
> Design behind Design - Milano - Museo diocesano. Fino al 12 settembre 2016
> Christo and Jeanne-Claude. Water projects - Brescia - Museo di Santa Giulia. Fino al 18 settembre 2016
> Maria Callas. The exhibition - Verona - Arena Museo Opera (Amo). Fino al 18 settembre 2016
> Marylin Monroe. La donna oltre il mito - Torino - Palazzo Madama. Fino al 19 settembre 2016.
> Emilio Insgrò - Milano - Palazzo Reale. Fino al 25 settembre 2016
> Giovanni Gastel per Rolling Stone. Le 100 facce della musica italiana - Monza - Villa Reale. Fino al 25 settembre 2016
> Daido Moriyama in color - Milano - Galleria Franca Sozzani. Fino al 10 novembre 2016
> Nella mente di Vincenzo Scamozzi. Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento - Vicenza - Palladium Museum. Fino al 20 novembre 2016
> Sol LeWitt - Milano - Studio Gian Galezzo Visconti. Fino al 25 novembre 2016
> Escher - Milano - Palazzo Reale. Fino al 22 gennaio 2017

























































