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Speciale Mobilità - Il punto sulla mobilità elettrica in Italia e in Lombardia: quando conviene e perché

Speciale Mobilità

Perché le auto elettriche stentano a decollare (soprattutto in Italia)? Quante e dove sono state vendute? Chi e perché le ha acquistate?

L’Italia è in forte ritardo sul fronte della mobilità elettrica, l’assenza di una cabina di regia interministeriale sulla mobilità elettrica e, più in generale, sulla mobilità sostenibile, ma anche di un quadro univoco legislativo nazionale, capace di accelerare localmente e di promuovere efficacemente il processo in corso, ha creato una situazione a macchia di leopardo, caratterizzata, come spesso succede nel nostro Paese, da grandi eccellenze ma anche inefficienze.

Il fatto strano è che i fattori che hanno limitato la diffusione della mobilità elettrica in Italia, spesso scaturiti da una scarsa e non corretta informazione (come l’autonomia dei veicoli, i tempi di ricarica, la disponibilità delle colonnine, dei tipi di ricarica, ecc.), sono gli stessi che da tempo si riscontrano in altri Paesi europei, che però non sembrano averli affatto subiti.

La recessione, la crisi economica e il patto di stabilità hanno contribuito ad amplificare questa situazione, ma è anche vero che possono essere considerate, proprio in questo momento congiunturale negativo, incredibili acceleratori e amplificatori per la diffusione della mobilità sostenibile, stimolando le scelte della Pubblica Amministrazione, degli operatori del trasporto privato e pubblico, dei cittadini, delle imprese ecc. dal momento che utilizzare un veicolo elettrico a conti fatti vuol dire risparmiare il 50% sull’assicurazione, il 60% sui costi di carburante, 70% su quelli di manutenzione, 100% per quelli relativi alla tassa di circolazione, i parcheggi e gli accessi alle zone a traffico limitato.

Lo sanno bene coloro che hanno già scelto un veicolo 100% elettrico. A Roma circola il 19,2% delle auto elettriche italiane, praticamente un quinto di tutta Italia. Grazie a questa quota, Roma è in testa alla graduatoria delle province con più auto elettriche, seguita da Milano (10,8%), Bolzano (6,1%), Trento (5,9%), Firenze (4,1%), Reggio Emilia e Torino (3,7%), Bologna (2,7%), Brescia (1,9%) e Palermo (1,8%). Salta subito all’occhio che si tratta solo di province del centro nord Italia, con la sola eccezione di Palermo, che è stata capace di piazzarsi al decimo posto, grazie ad una serie di iniziative politiche lungimiranti e innovative. Se questa analisi la facciamo a livello regionale, possiamo osservare che il Lazio si piazza al primo posto della graduatoria (20,17%), seguito dalla Lombardia (20,03%), poi Trentino Alto Adige (12,04%), Emilia Romagna (9,71%) e Toscana (7,06%). Il Molise è il fanalino di coda di questa classifica con lo 0,03% di veicoli elettrici sul totale del parco nazionale circolante.

La diffusione dei veicoli elettrici in Italia non dipende solo dalla sensibilità degli amministratori del territorio, ma anche dalla presenza dei punti di ricarica elettrica, fondamentali per ricaricare questi veicoli, dalle politiche restrittive o premianti previste per chi utilizza veicoli a zero impatto e dalla voglia di sperimentare creando buone pratiche sul territorio.

Cosa fare nel frattempo? Più coraggio e sperimentazioni

E’ indubbio che a livello regionale servono concrete iniziative e programmi capaci di generare finalmente azioni sinergiche, che possano fare network con tutti coloro che operano nel settore della mobilità elettrica, per cominciare a sperimentare, a toccare con mano i vantaggi economici ed ecologici. Lo chiedono da tempo le case automobilistiche, gli operatori del settore distribuzione energia, i produttori di tecnologia per la ricarica ecc. La polverizzazione e l’assenza di coordinamento delle iniziative hanno anche messo in gioco interessi di operatori spesso improvvisati, attirati dalla novità e alla ricerca di new business, contribuendo anche questi alla confusione che stiamo vivendo.

In questo sintetico scenario italiano va considerata anche la posizione del marchio nazionale che, unico al mondo, ancora oggi non crede nella mobilità elettrica e in quella ibrida, condizionando di fatto indirettamente anche gli stakeholder nazionali. La politica, il giornalismo, i ricercatori universitari, gli economisti e gli esperti sono tutti divisi tra sostenitori e scettici, tra chi scommette nel futuro elettrico e chi invece coglie ogni spunto negativo per confermarne i limiti, alimentando la “politica dell’attesa”, preferendo aspettare le politiche e le mosse altrui.

La Lombardia, per caratteristiche economiche e politiche, potrebbe sicuramente fare molto di più, cercando di riconquistare il primo posto nella classifica regionale dei veicoli elettrici circolanti, attraverso un coordinamento efficace con iniziative e sperimentazioni che permettano ai tanti piccoli e medi comuni di non sentirsi “inferiori” rispetto alle grandi città.

Ci vuole anche più coraggio da parte di amministratori e aziende. L’iniziativa del comune di Villa d’Almè con il Mobility Day, proposta da FCS Mobility e infoSOSostenibile e descritta nelle pagine seguenti, va proprio in questo senso. Individuare veicoli termici, magari obsoleti, inquinanti e dai costi di gestione non più sostenibili.

Testare per gli stessi servizi e attività i mezzi elettrici, in questo caso anche grazie alla collaborazione di una casa automobilistica leader nel settore come la Nissan, ma anche mutuando l’esperienza da altri comuni limitrofi che hanno già fatto simili scelte. Il risultato può essere solo un successo. Perché conferma che si può fare, rimuove i dubbi, supporta le scelte e certifica i vantaggi economici, i risparmi e soprattutto la qualità dell’aria che respiriamo insieme ai nostri figli.

Roberto Maldacea,

docente ed esperto di mobilità sostenibile, Presidente di Euromobility

 

Veicoli elettrici in Italia

Totale: 3.430 unità

 

PROVINCIA QUOTA % SUL TOTALE
ROMA 19,21
MILANO 10,79
BOLZANO 6,12
TRENTO 5,92
FIRENZE 4,08
REGGIO EMILIA 3,67
TORINO 3,67
BOLOGNA 2,65
BRESCIA 1,92
PALERMO 1,84

 

REGIONE QUOTA % SUL TOTALE

LAZIO

20,17

LOMBARDIA

20,03

TRENTINO ALTO ADIGE

12,04

EMILIA ROMAGNA

9,71

TOSCANA

7,06

VENETO

6,21

PIEMONTE

5,63

SICILIA

4,55

CAMPANIA

3,18

PUGLIA

2,42

MARCHE

1,69

SARDEGNA

1,43

CALABRIA

1,25

LIGURIA

1,14

FRIULI VENEZIA GIULIA

1,08

ABRUZZO

1,02

UMBRIA

0,64

VALLE D’AOSTA

0,47

BASILICATA

0,26

MOLISE

0,03

Settembre 2015

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