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L'Europa e le sfide globali. Ocean's World Day 2019

L'Europa e le sfide globali. Ocean's World Day 2019

Insieme per proteggere e ripristinare la salute degli oceani

Che l'Europa sia una terra di acqua e di coste, non è cosa nuova. Nuova, forse, dovrebbe però essere la consapevolezza dell'importanza di queste risorse, soprattutto se le si connette al sistema ambiente e al sistema oceani nel loro complesso.

In occasione dell'Ocean's World Day dell'8 giugno prossimo diventa quanto mai urgente rapportare la questione della salute degli oceani anche al Vecchio Continente, per riflettere (e agire) per la conservazione e l'uso sostenibile delle risorse marittime, per la salvaguardia degli ambienti oceanici e delle linee costiere e per la tutela e il potenziamento in chiave sostenibile di tutto quel comparto che gravita e lavora attorno al mondo del mare.

La giornata mondiale degli Oceani 2019

Proposta alla Conferenza di Rio del 1992, la giornata mondiale degli Oceani è stata istituita dalle Nazioni Unite l'8 giugno 2009 e da allora si celebra l'8 giugno di ogni anno.

Il tema scelto per la decima edizione del World Oceans Day è “Genere e Oceani” e vuole essere un'opportunità per capire come le relazioni di genere impattino anche nel rapporto con gli oceani e come il raggiungimento della parità dei sessi sia fondamentale per la conservazione e per un uso sostenibile delle risorse marittime. Il tema è ancora tutto da studiare, ma si ricollega a due battaglie apparentemente distanti ma ugualmente prioritarie: quella per l'ambiente e quella per la parità di genere.

Soprattutto se si considera che entrambi i temi sono ripresi tra i 17 Global Goals dell'Agenda 2030 dell'Onu (rispettivamente l'utilizzo sostenibile del mare è l'obiettivo n. 14 e la parità di genere il n.5): ecco allora che promuovere l'uguaglianza di genere e l'autonomia delle donne riguarda anche quindi anche tutti quei settori delle attività umane che dipendono dagli oceani e dai mari, dalla pesca alla ricerca, dal turismo ai trasporti, quasi interamente guidati da uomini.

Mariasole Bianco, una voce femminile per il mare

A rappresentare l'Italia al convegno dell'Onu “Gender and the Ocean” del 7 giugno sarà la biologa marina Mariasole Bianco, punto di riferimento nazionale ed internazionale per le politiche legate alla tutela dell’ambiente marino e allo sviluppo sostenibile.

«Ho deciso di coltivare l'amore per il mare attraverso lo studio e la conoscenza e ho scoperto un’altra caratteristica fondamentale del nostro mare: la sua vulnerabilità - ha spiegato la scienziata -. Da qui ho preso la decisione di diventare una delle sue voci e spiegare che il nostro mare è in pericolo. Ma soprattutto vorrei dare voce alle numerose soluzioni di cui disponiamo per cambiare rotta. Sappiamo come risolvere il problema, tutto quello che occorre è la volontà di farlo per il nostro bene e per quello delle generazioni future».

Le decisioni che prenderemo nei prossimi 10 anni definiranno infatti il corso degli eventi nei successivi 10 mila. Gli oceani sono la linfa vitale del nostro pianeta: generano più del 50% dell’ossigeno che respiriamo, regolano il clima e temperatura, assorbono un terzo dell’anidride carbonica da noi prodotta e sono - per la metà della popolazione mondiale - un’importantissima fonte di cibo, energia e lavoro.

«Poter celebrare all’Onu la loro importanza e il modo per proteggerli, insieme ad altre donne che si adoperano in tutto il mondo per la loro salvaguardia, è per me fonte di orgoglio e una grande soddisfazione a livello professionale e umano – ha commentato ancora la Bianco in relazione alla sua rappresentanza -. Sarà un onore rappresentare non solo l’Italia, ma le donne e tutte le nuove generazioni che si impegnano attivamente per il benessere del nostro pianeta».

Arianna Corti

 

Rifiuti sulle spiagge italiane. La plastica la fa da padrona

In cima alla top ten dei rifiuti abbandonati sulle spiagge italiane ci sono frammenti di plastica e polistirolo, seguiti da tappi e coperchi in plastica per bevande, al terzo posto i mozziconi di sigaretta seguiti dai cotton fioc. Questi ultimi - spiega Legambiente nell'indagine Beach litter 2019 sui rifiuti nelle spiagge italiane - sono il simbolo della maladepurazione e della cattiva abitudine di buttare rifiuti nel wc. Massiccia anche la presenza di materiali da costruzione come calcinacci, mattonelle, tubi di silicone e poi bottiglie e contenitori di plastica per bevande e ancora bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica usa e getta, anche questi tra i prodotti di plastica monouso messi al bando in tutta l’Ue. Chiudono la classifica le retine per la coltivazione dei mitili, rifiuti legati alla pesca, professionale e amatoriale, e i frammenti di vetro e ceramica.

Giugno 2019

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