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Green Movie vs Realtà

Il futuro della Terra non è un film di fantascienza

Problematiche ambientali quali il rilascio di anidride carbonica nell’atmosfera, la produzione di mangimi da parte delle aziende agricole, l’effetto serra che altera il clima del nostro Pianeta inquinato e l’aumento delle temperature, sono così attuali da essere state affrontate negli ultimi tempi da un gran numero di film.

Documentari, film di intrattenimento e film fantascientifici hanno sempre più spesso trovato nelle questioni ambientali una base ideale per sviluppare riflessioni e per sensibilizzare.

Scenari apocalittici...

La forma o il metodo più comune e diretto è sicuramente il documentario, con le sue immagini e parole realistiche. Uno dei doc più significativi sulla questione è "Before the Flood" (2016, di Fischer Stevens) con Leonardo Di Caprio, che da tempo ha a cuore il nostro Pianeta e si impegna contro le catastrofi ambientali che l’essere umano ha provocato e sta provocando.

La fantascienza è invece il genere che senza dubbio ha messo al primo posto il tema dell’ecologia. Si pensi, ad esempio, a un film come "Interstellar" (2014, di Christopher Nolan), che muove dalla necessità di trovare altri mondi abitabili dopo che la Terra ha visto esaurirsi le sue risorse ed è devastata da tempeste di sabbia e catastrofi naturali.

Scenari catastrofici sono presentati anche in "The Happening" (2008 di Night Shyamalan), in cui la natura vuole avvertire l’uomo, considerato come una minaccia, e in "The day after tomorrow" (2004 di Roland Emmerich).

Anche l'animazione non si tira indietro, coinvolgendo il pubblico più giovane in forme poetiche e meno aggressive, come nel film Walt Disney Pictures e Pixar Animation Studios "Wall-E" (2008), che racconta la storia di un piccolo robot, ultimo rimasto su una terra devastata da rifiuti e inquinamento, che riscopre la magia della vita in una piccola pianta. Nel film "L’era glaciale 2" (2006), invece, è affrontato in modo simpatico e divertente un tema attualissimo - lo scioglimento dei ghiacci - che comporta la distruzione dell’habitat di alcune specie di animali e mette a rischio la loro sopravvivenza. Il rimando a quanto sta succedendo oggi a causa dell'inquinamento è evidente.

…e scelte estreme

Vi sono poi film che affrontano la tematica ambientale raccontando la convivenza tra uomo e natura come contrapposizione alla società industrializzata, capitalistica e inquinante. Sono film intensi e drammatici come "Captain Fantastic" (2016 di Matt Ross), storia di una famiglia cresciuta nel bosco, o "Into The Wild" (2008 di Sean Penn), che riprende la tragica scelta estrema del giovane Chris McCandless, girovago per l'America e l'Alaska, in nome di un rapporto più puro con la natura e gli altri umani.

Oppure ancora "Beats of the Southern Wild" (2013 di Benh Zeitlin) che affronta il tema delle cittadine soggette a cataclismi naturali dovuti alle alluvioni nella “grande vasca” in Louisiana che rischiano di essere sommerse dalle acque, o "La Belle Verte" (1996 di Colinne Serreau).

Paola Ceccarelli

 

Raccontare il mondo di domani

Viaggio tra libri, film e serie tv che hanno fatto della catastrofe ambientale occasione di riflessione

Un mondo sconvolto dalle guerre, distrutto dall'inquinamento, reso inospitale e tossico dalle radiazioni e dalle scellerate scelte di politici e cittadini di un passato, che assomiglia sempre più spesso al nostro presente: gli scenari apocalittici tipici dei film di fantascienza si sono ormai trasformati da nicchia per appassionati a vero e proprio tòpos letterario e cinematografico, almeno stando ai titoli e alle ambientazioni di un crescente numero di film, libri, serie televisive.

E si assottiglia sempre di più quella linea temporale che, in un compromesso di finzione narrativa, ha sempre separato il “domani” problematico dall' ”oggi” in cui ancora si può cambiare qualcosa: nella narrazione popolare del presente, la catastrofe ambientale è sempre vicina, vicinissima, inevitabile. Ed è entrata ormai nell'immaginario collettivo di grandi e piccini.

Basti pensare all'enorme successo riscontrato dal genere letterario della “distopia” nella narrativa e nella cinematografia corrente, cioè quel genere che ambienta le sue storie in un futuro prossimo, sviluppandosi secondo modelli negativi: ecco allora che la questione ambientale diventa conditio sine qua non per riflettere sulle implicazioni sociali, economiche e umane della carenza di risorse, dell'innalzamento dei mari, della tossicità dell'aria.

Si pensi ad esempio alla serie televisiva “The handmaid's tale”, basata sull'omonimo romanzo di Margaret Atwood, che mette in scena uno sviluppo degli Stati Uniti in chiave teocratica per rispondere alla questione del crollo della natalità dovuto all'inquinamento radioattivo del Pianeta.

Ma si pensi anche alla popolare trilogia per ragazzi “The Hunger Games” di Suzanne Collins e ai relativi film, che accende i riflettori sui modelli sociali oppressivi e crudelissimi messi in atto per sopravvivere alle carenze di risorse per tutta la popolazione.

Discorso simile per “Dopo l'onda”, romanzo di Sandrine Collette da poco edito da E/O Edizioni: qui la catastrofe ambientale arriva da lontano, sotto forma di massiccia onda d'acqua che si riversa nell'entroterra e tutto travolge, tranne una casa di famiglia in cima ad una collina, improvvisamente trasformatasi in isola.

Qui il cambiamento climatico è un'eco, un “lo sapevamo, eppure...” che non lascia scampo: non esiste una risoluzione, si può solo fuggire.

E il romanzo diventa così un'occasione di riflessione sulla natura umana davanti alla sopravvivenza. 

Ottobre 2019

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