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Don Francesco Poli su Papa Francesco

Don Francesco su Papa Francesco

Alla vigilia di Expo, sono tante le notizie che circolano al riguardo. Anche noi del Centro di Etica Ambientale abbiamo avuto la piacevole occasione di ascoltare le parole che Papa Francesco ha speso durante il Convegno “Idee di Expo”, in programma lo scorso 7 febbraio all’Hangar Bicocca, ed è proprio su queste che vogliamo soffermarci, parlandone con Don Poli, presidente del Cea.

➔ Don Francesco, cosa ne pensa di questo importante videomessaggio?

Papa Francesco ci sorprende ancora e ci invita a soffermarci su quello che per lui è un messaggio a favore di una comunità solidale, capace di sradicare le iniquità, di leggere e riconoscere quelle che sono le urgenze di oggi per continuare a essere padroni della nostra terra domani.

➔ Secondo Lei, quali sono le condizioni imprescindibili per far sì che la Carta di Milano funzioni?

Lo sforzo verso la realizzazione della Carta di Milano può risultare efficace nella misura in cui si tenga conto davvero dei suggerimenti di Papa Francesco, dunque cercando di avere sguardo e cuore orientati non a un pragmatismo delle emergenze, che purtroppo si ripropongono con gravità crescente in conseguenza dei comportamenti erronei degli ultimi decenni ma, al contrario, verso uno sforzo risolutivo del problema alla sua più profonda radice, all’individuazione delle cause reali e concrete di questa povertà che affligge troppe persone nel mondo.

➔ Cosa rappresenta l’espressione “paradosso dell’abbondanza?

Riprendendo l’espressione “paradosso dell’abbondanza” di Papa Giovanni II, il nostro Papa ci ricorda che viviamo in un mondo che soffre di un forte squilibrio: se guardiamo alla ricchezza che la terra produce, potremmo sfamare tutti i sette miliardi dei suoi abitanti; eppure, 800 milioni di loro muoiono di fame cronica. Questa consapevolezza evidenzia l’esigenza di andare al pratico riconoscimento dei mali che evangelicamente avvicinano all’ingiustizia sociale.

➔ Qual è il più grosso problema che causa l’ingiustizia sociale?

L’ingiustizia si aggrava a fronte di un’economia dell’esclusione, dove gli esclusi non solo vengono sfruttati ma anche “scartati” e allontanati agli angoli della società. Tutto ciò ci avvicina alle questioni che Expo 2015 vuole sollevare per dare di nuovo dignità all’essere umano e alla terra: in primis attraverso l’impegno per il bene comune (ad esempio costruendo comunità per accentuare scambio e solidarietà tra gli uomini) e poi attraverso la valorizzazione della terra che è madre, sorella e capace di darci tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere, ma che la nostra economia ormai le ha rubato, facendosi forza del mito del super uomo, attingendo da essa e sfruttandola.

➔ Quale deve essere quindi la sfida di Expo? E cosa dobbiamo attingere dal messaggio di Papa Francesco?

La sfida di Expo deve essere quella di riconoscere la dignità della nostra terra, ora calpestata da una mala cultura e una mala economia. Attraverso questa coscienza poi, provvedere alla sua cura e riabilitazione, affinché possa recuperare la sua primordiale vitalità. Il messaggio di Papa Francesco che vogliamo fare nostro e lanciare a tutti coloro che saranno pronti ad accoglierlo e a lavorarci insieme a noi, è quello di essere pronti a ricreare un futuro degno per l’uomo ma anche (e soprattutto) per la terra stessa attraverso la carità.

 

Le molteplici facce del disastro strumenti e misure

L’Università e l’Ordine degli ingegneri di Bergamo hanno organizzato il seminario “Le molteplici facce del disastro: strumenti e misure” nel corso del quale si è dibattuta la tematica del dissesto idrogeologico. Gli studenti del corso di Ingegneria del territorio, guidati dalla professoressa Maria Rosa Ronzoni, hanno presentato un’accurata analisi di diversi “case studies” di disastri naturali.

Di grande spessore sono stati gli interventi degli esperti presenti: Emilia Riva (Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Bergamo), Amedeo Postiglione (Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione), Luciano Valle (ecosofo e Direttore Scientifico del Centro di Etica Ambientale), Don Francesco Poli (Presidente del Centro di Etica Ambientale), Paolo Riva (Preside del dipartimento di ingegneria e scienze applicate) e Vitaliano Biondi (architetto e paesaggista). La tematica viene affrontata sia da un punto di vista tecnico-scientifico che etico, approfondendo anche le leggi che regolano la materia ambientale in Italia.

Luciano Valle sottolinea come, per limitare queste drammatiche situazioni, occorra un cambiamento di prospettive, un Nuovo Umanesimo. Questa affermazione trova sostegno anche nelle parole di Don Francesco Poli il quale esprime la necessità di un nuovo paradigma che raccolga in un’azione condivisa tutti i soggetti coinvolti sul tema dei disastri. Protagonisti indiscussi dell’incontro sono stati però gli studenti dell’Università di Bergamo che hanno illustrato le proprie ricerche e casi studio facendo un’ampia e approfondita panoramica di tutte le tipologie di disastro: dai terremoti, alle alluvioni, dal batterio killer per le piante “xylella”, alle frane.

Per ciascun caso presentato sono state dettagliate cause e conseguenze. Questi esempi costituiranno il primo nucleo di testimonianze caricate sulla banca dati dei disastri naturali presente sul sito dell’Icef (Fondazione Corte Internazionale dell’Ambiente), coordinato dal giudice Postiglione e implementabile da tutti. Perché è proprio la partecipazione condivisa al proprio territorio uno degli strumentoi più preziosi per la prevenzione di questi fenomeni.

Marzo 2015

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