feedFacebookTwitterlinkedinGoogle+

infoSOStenibile

Attivare la rigenerazione. Una questione di risorse

Attivare la rigenerazione. Una questione di risorse

Il ruolo chiave dell'ente pubblico per monitorare le aree fragili e proporre modi innovativi per rigenerarle in chiave inclusiva e sostenibile

Rinascita, valorizzazione, recupero: sono questi i punti cardine attorno a cui si costruisce il concetto di rigenerazione urbana. Un'idea positiva, che permette di dare nuova vita a edifici o quartieri degradati e nuovo volto alle città, ma che si trova a fare i conti anche con criticità operative non indifferenti. A cominciare dalle tempistiche di attesa: come muoversi, infatti, con i beni in stato di abbandono, non più utilizzati o soggetti a usi considerati impropri?

Un uso consapevole del termine “rigenerazione” dovrebbe portare il pubblico amministratore a organizzare un monitoraggio delle aree fragili del territorio, per mettere in campo azioni preventive anche in caso di edifici o strutture di piccole dimensioni, dal momento che spesso, per gli interessi della vita di una comunità, mantenere aperte le serrande dei due negozi in centro ha lo stesso rilievo che un’azienda fuori dal paese.

Ovviamente questa necessità di anticipazione del problema deve essere accompagnata - quando si tratta di beni di proprietà privata - da una capacità di interlocuzione sia con chi ne è responsabile, sia con chi lavora in queste realtà, nel rispetto di un interesse generale.

Quando un sito produttivo viene abbandonato e magari mostrato nelle convention tipo Urbanpromo, spesso emergono problemi complessi da affrontare per i potenziali subentranti, dall’aggiornamento delle strutture edilizie alle normative, sino ai problemi di bonifica dei suoli: per questo tipo di azioni, tuttavia, l’operatore può trovare un supporto economico da Finlombarda. La formazione di questa capacità di ascolto e facilitazione è da intendersi quindi come una risorsa al pari di quelle economico-finanziarie.

Da “spazio pubblico” a “bene comune”

Ma quando si tratta di proprietà pubbliche, magari ubicate in uno degli oltre cinquemila comuni italiani al di sotto dei 5 mila abitanti? In questi casi, l’amministrazione deve riuscire a far emergere le risorse che stanno nel territorio di competenza o in quelli prossimi, coinvolgendo le organizzazioni attive nell'ambito della valorizzazione del capitale sociale, di innovazione del lavoro, di integrazione e di welfare di comunità.

È quella che si definisce transizione da “spazio pubblico” a “bene comune”: in questo caso l’ente pubblico può semplificare l’ingresso di realtà che non potrebbero trovare spazio in situazioni di mercato puro, attraverso per esempio bandi di affido degli spazi a canoni calmierati per attività imprenditoriali innovative, affido gratuito per progetti con organizzazione di servizi per la comunità, accordi con aziende per usi temporanei da parte dei dipendenti in particolari condizioni: interventi a basso costo che hanno spesso una ricaduta importante sulla comunità locale.

In entrambi i casi - bene privato o bene pubblico - si dovrebbe essere in grado di comprendere e gestire una sussidiarietà orizzontale, ovvero l'esatto opposto di ciò che per troppo tempo è stato il modus operandi in Lombardia, dove l’ente decideva cosa fare e il soggetto del privato sociale era chiamato ad eseguire.

Oggi l’ente pubblico dovrebbe invece essere in grado di svolgere i programmi di welfare pubblico “primario”, dando la possibilità ai soggetti del terzo settore di attivare proposte innovative a integrazione. In che modo? Una formula possibile è quella innovativa delle “fondazioni di partecipazione”, strumenti a disposizione dei comuni che permettono all’ente - soprattutto quando di piccole e medie dimensioni - di avere dei partner culturalmente orientati e in grado di svolgere attività di fundraising su bandi che magari non hanno stretta attinenza con la rigenerazione, ma che a questa possono fornire le leve finanziarie per attivarsi. Rigenerare per i piccoli e medi comuni vuol quindi dire aprire una porta affinché si diffondano anche nei territori periferici opportunità quali il telelavoro, il co-working, le residenze di artista, il co-housing, le portinerie sociali e tante altre occasioni di innovazione dell’idea di luogo pubblico che altrimenti resteranno confinate nei soli comuni capoluogo. 

 
Giugno 2019

Articoli Correlati

Settimana Europea della Mobilità. Come spostarsi nell'era post-Covid?
A settembre torna l’appuntamento europeo annuale. Focus sulla mobilità del futuro e sulle...
Adelante, con juicio
Mobilità in transizione… ecologica. Accelerare le soluzioni, per rallentare i ritmi...
Mare chiama terra. È tempo di invertire la rotta
Riportare i mari europei a un buono stato ambientale: obiettivo mancato. L'allarme dell'...
Tavoli e piante in Piazza Vecchia come simbolo di rinascita
Torna anche quest'anno a Bergamo “I Maestri del Paesaggio”. Nell'incontro tra natura e...